Indice Diario delle esperienze Diario dei Sogni Lucidi > Diario di Anakin

Raccolta personale dei propri sogni lucidi, da condividere.

Re: Diario di Anakin

Messaggioda Anakin » 23/06/2022, 22:01

23/06/22

LA VALLE INCANTATA

Sogno lucido - ore 04:15

Mi trovo lucido improvvisamente, non ricordo alcun sogno prima di questo infatti penso sia stato il primo della notte. Sono in una pianura desolata in qualche posto freddo, forse l’Islanda o l’Alaska. Mi trovo in compagnia di alcuni miei vecchi compagni di liceo che hanno montato una tenda poco distante, in giro è buio ma da fuori la tenda rossa si vede la luce di alcune pile. C’è anche una ragazza che sogno spesso, mi si avvicina in tenuta da sci con una polaroid in mano.
lei : “veloce prima che scompaia”
io : “scompaia che cosa ?”
lei : “la luce”
A questo punto mi dà la polaroid in mano e dal modo in cui si sistema i capelli intuisco che voglia che le scatti una foto.
io : “lo sai che tu non esisti quindi non sarà una foto reale”
lei : “fammela comunque”
io: “perché sei qui ?”
lei : “se è il tuo sogno, dovresti dirmelo tu”
Io prendo la polaroid e le scatto una foto ma ne esce un’immagine satura di colore verde con solo delle sagome visibili. Alzo lo sguardo al cielo e con mia grande sorpresa c’è un fascio di luce verde chiara che attraversa tutta la volta celeste. Sembra un’aurora boreale ma mi dà l’impressione di essere viva perché si muove ondeggiando. Allungo la mano come volessi stringere quel fascio di energia e istantaneamente un piccolo filo si stacca dal resto e congiunge la mia mano con l’aurora. La dinamica mi ricorda molto la sfera al plasma, quando metti un dito sul vetro e la scarica lo segue. Percepisco l’energia che si sta scaricando su di me e mi porta forti vibrazioni, che provo a contrastare per paura che mi sveglino. Vorrei liberarmi ma provando a correre questo filo di luce rimane attaccato a me e appena mi fermo per provare a tranciarlo fisicamente vedo quella che sembra la mia anima che sta venendo risucchiata verso l’alto, la vedo di spalle. Sono un po’ preoccupato e provo a tirarla di nuovo verso di me come se ci collegasse una fune, poi penso che se la mia coscienza è ancora in questo corpo vuol dire che va tutto bene, dopo questo pensiero la mia anima scompare insieme al fascio di luce. Perdo un attimo contatto con l’ambiente e mi ritrovo vicino ad un bosco con un lago. Mi avvicino all’acqua, la sfioro con le dita dei piedi per sondare la temperatura, che è tiepida. Poi mi chino e la tocco anche con le mani, che poi sfrego per migliorare la lucidità. Decido di provare a camminare sull’acqua, quindi faccio un primo passo nel lago cercando di farmi il più leggero possibile, riuscendo nell’intento. Provo anche a modellare l’acqua creando delle specie di vortici vicino a dove passo. La sensazione di camminare sull’acqua non è molto realistica, nel senso che sembra più che io ci stia fluttuando sopra. Mi volto alla mia sinistra per seguire una rientranza che finisce in una caverna, che raggiungo attraverso una rampa artificiale. La caverna è molto corta ed alla fine si apre in un piccolo spiazzo con un portone al centro. Provo a immaginare cosa trovare oltre alla porta pensando a qualche task ma poi decido di lasciare lavorare il mio inconscio. Mi accorgo che la porta non ha una maniglia, è incastrata nelle fessure della pietra ma con un calcio va giù. Dall’altra parte trovo una scena quantomeno interessante: c’è una grande prateria con dietro delle montagne verdi e intenti a pascolare nell’erba ci sono dei dinosauri. Sono erbivori, di quella specie bassa con la coda e delle scaglie sul dorso. Io muovo la testa per vedere il più possibile di quella scena quando improvvisamente il mio campo visivo si completa ma mi ritrovo con lo sguardo puntato su un percorso lastricato di pietra bianca. La luce improvvisa mi acceca e devo abituare gli occhi, poi mi guardo in giro e mi ritrovo circondato da gente, ci sono gli stessi amici del liceo dell’inizio che parlano tra di loro in modo euforico. Credo di essere in un parco divertimenti a tema ma non riesco ad averne la certezza perché mi sveglio poco dopo.
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Re: Diario di Anakin

Messaggioda Anakin » 24/06/2022, 18:28

24/06/22

LEOPARDI REVISITED

OBE - ora imprecisata

Esco dal corpo come al solito, passo attraverso la finestra. Trovo un grosso serpente sul ciglio della strada, tipo un’anaconda. Vedo mio nonno avvicinarsi all’animale con un bastone e una retina da pesca che al massimo avrebbe potuto contenergli la testa. Lo prende stupidamente dalla parte della coda mettendosela sulle spalle e lasciando libera la testa. Io temo per la sua incolumità e appena il serpente apre le fauci per morderlo concentro tutta la mia volontà per chiudergliele. La sua bocca si chiude al mio comando e il serpente fa chiaramente resistenza per cercare di tenerla aperta, sorpreso. La cosa particolare è che mi si attiva il senso del tatto, nel senso che con la mano destra mi sembra di stargli davvero stringendo la bocca come se fossi lì. A questo punto mi giro e comincio a camminare pensando a cosa fare, decido di continuare la task della poesia. Convoco un poeta ed arriva quello che nel mio immaginario è un poeta greco. Lui comincia a passeggiare in tondo recitando un testo che legge da un libro che tiene in mano. Sembra proprio un personaggio venuto dal passato, dall’antica Grecia in particolare per via della tunica bianca senza spalla da un lato e della lunga barba nera. Mi avvicino a lui ma prima ancora che gli chieda qualcosa lui chiude il libro e mi dice
lui: “ragazzo, la poesia non è per tutti”
io : “chi sei ?”
lui : “sono un cantastorie qualunque”
io: “leggimi un verso poetico allora”
Prima che terminassi la frase comincia a recitare la seguente strofa:
“Sempre caro mi fu quest’ermo sole … ”
Lui continua un altro verso ma io ricordo solo questo perché non ho trascritto niente al risveglio per pigrizia. Nel sogno poi lo riconosco essere una storpiatura di una famosa poesia, quindi non faccio molto caso al resto. Me ne vado non del tutto soddisfatto ma sapendo di avere uno straccio di risultato in mano. Raggiungo la pietra del teletrasporto desiderando di andare nell’antichità, pensiero che ho maturato solo in sogno dopo l’incontro appena fatto. Chiudo gli occhi e sento l’ambiente intorno a me girare finché non capisco di essere in un altro luogo, così apro gli occhi. Il “nuovo” ambiente è geograficamente uguale a quello di prima, cioè il parco, tuttavia ora sull’erba ci sono rovine di antichi templi greci o romani, colonne e capitelli. C’è un piccolo tempio che sembra integro, salgo la scalinata ed entro. In fondo all’altra estremità vedo una statua nera dalle fattezze egizie credo, potrebbe essere Anubis ma non me ne intendo molto di divinità egizie. Prende vita e mi indica di seguirla, poi fa un grosso salto ed esce fuori da un buco sul tetto. Ho una sensazione di dejavu e per un istante vedo il tempio dall’alto ma adesso è posto su una piccola isola in mezzo all’oceano. Mi sveglio.


Spezzone lucido

Mi ritrovo lucido su un traghetto in mezzo al mare. Sono all’aperto, sul ponte e sto guardando il mare insieme ad altre persone. Fuori è sera ma si vede ancora abbastanza bene e il mare è mosso. Salgo sulla ringhiera della nave con i piedi e comincio a fare l’equilibrista, le persone si allontanano da me e lanciano versi di sorpresa, sono giapponesi credo o cinesi a giudicare dal tono. Faccio il giro della nave, poi con un salto raggiungo la terrazza più in alto, spacco una vetrina ed entro in una sala giochi enorme ma vuota. Ci sono slot machine che girano da sole e che producono un gran casino, io mi dirigo ad un tavolo dove c’è un ragazzo che fa da croupier. Gli dico che voglio giocare a blackjack, lui mette le carte sul tavolo e giochiamo due mani, entrambe vinte dal banco visto che si prende tutte le fish. Attraverso tutto la lunghezza della sala giochi toccacciando un po’ di roba qua e là ed esco dall’altra parte. C’è una hall con un ascensore, io prendo le scale e scendo di un piano. Nella tromba delle scale c’è una porta aperta dalla quale mi sembra che stiano chiamando me. Mi affaccio per guardare dentro: è un teatro a due piani gremito di gente e sul palco due donne mi fanno cenno di salire. Decido di salire sul palco e sperimentare un po’, cammino tra le persone sedute, faccio un salto e salgo sul palcoscenico prendendo il microfono alla donna, poi mi giro verso il pubblico e dico “se mi vedete che sto facendo altro, non mi dovete rompere il caxxo, ok ?”. Sento il pubblico che si muta improvvisamente, indignato, ma anche alcune voci maschili che tirano delle pernacchie nel tentativo di trattenersi dal ridere, che fanno sorridere pure me. Poi volo fuori velocemente, giro a destra e mi trovo davanti una gran quantità di porte, penso siano camere da hotel. Mi viene in mente la cosa di provare a dormire nel sogno, così ne apro una ed entro in quella che sembra una stanza da crociera con tanto di oblò. Ci sono due letti a castello rifatti ed è tutto pulito. Io mi sdraio sul letto di destra e comincio a dormire. Ho un falso risveglio nella mia stanza e infine il risveglio reale.
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Re: Diario di Anakin

Messaggioda Anakin » 16/07/2022, 13:20

Ho avuto la mia prima OBE all’aria aperta ed è stato illuminante!
Sono circa le 22:30 e sono disteso su una sdraio. Mi viene un leggero abbiocco così mi metto le cuffiette, comincio a rilassarmi ma senza voler meditare o altro, finché dopo credo una ventina di minuti, quando mi sto per addormentare, non ho un paio di riflessi ipnici. In quel momento penso che potrei anche avere un’OBE perché le sensazioni sono strane, dopo una decina di secondi avviene lo switch di coscienza e perdo completamente la concezione di me, del mio corpo fisico, ma cerco di mantenere la calma. Poi mi sento sprofondare e riprendo contatto con quello che mi circonda ma capisco di essere fuori dal corpo, sono molto emozionato perché non mi era mai successo in un contesto del genere, è come se fosse la prima volta infatti sono agitato e penso in modo frettoloso. Praticamente esco da sotto la sdraio rotolando, mi alzo e mi guardo un attimo in viso ma poi distolgo subito lo sguardo. Comincio a sfiorare con il palmo della mano l’erba, poi guardo gli alberi e ce n’è uno piccolino con della bacche rosse (realmente esistente), mi avvicino e ne stacco una per mangiarla. Il sapore è plausibile, acido. Poi guardo il cielo: ci sono delle nuvole rosa dovute al sole che sta tramontando ed un aereo che lascia una scia dietro di sé, sempre rosa. Mi siedo sull’erba e strappo qualche ciuffo, non ho nessun task e alla fine mi sveglio sulla sdraio.
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Re: Diario di Anakin

Messaggioda Anakin » 16/07/2022, 13:52

Non sto più scrivendo in modo approfondito i sogni, principalmente per pigrizia e poco tempo, prendo solo qualche appunto su cose che mi hanno colpito oppure faccio dei vocali.
Ultimamente mi sto focalizzando soprattutto sull’intento di non svegliarmi dopo un sogno lucido e sto ottenendo dei risultati discreti. Tuttavia il ricordo del sogno è meno nitido, ma ho la sensazione di farne di più.

INTERSTELLAR

Sono andato ancora nello spazio. Ero nel mio letto, lucido, quando comincio a sprofondare nel materasso e mi teletrasporto davanti all’immagine dello spazio vista da un telescopio. Non ho molto controllo sul sogno, non mi sembra nemmeno di avere sembianze fisiche, mi sembra di star guardando un documentario, con diverse immagini che mi compaiono davanti. Non le ricordo tutte in sequenza, sono principalmente paesaggi terrestri o extraterrestri, pianeti visti da lontano. Posso fermarmi su un’immagine piuttosto che un’altra e anche muovermi all’interno del paesaggio. Penso di andare su Saturno ma il sogno mi porta davanti a Giove. Non sono troppo vicino ma distinguo chiaramente le sfumature del pianeta e la grande tempesta all’equatore. Mi fermo per diverso tempo a contemplarlo e con mia sorpresa non cambia d’aspetto né perdo io di concentrazione, rimane tutto nitido. C’è un silenzio assoluto e io non provo alcuna sensazione fisica da raccontare per la task, dovuta alla strana natura del lucido, in cui mi percepisco come in una bolla. Mi avvicino al pianeta con una specie di zoom ottico e vedo la superficie in modo ancora più chiaro. Poi cado nel sogno incosciente.
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Re: Diario di Anakin

Messaggioda Anakin » 16/07/2022, 14:01

DIVENTO UN MAGO

Prima di andare a dormire, nel dormiveglia, avevo pensato di voler fare un viaggio ad Hogwarts (avevo trovato questa idea su internet) e la notte stessa ho sognato questo.
Mi ritrovo lucido a guidare una macchina vecchia, accanto a me è seduta C. Io le chiedo dove stiamo andando e lei mi dice ridendo “in che senso?”. Io sto guidando su una strada dritta quando improvvisamente questa si interrompe e la macchina sbalza in avanti e finisce nel garage di un’abitazione cadendo sopra ad un’auto nera. Riesco ad uscire ma vengo assalito da una donna isterica coi capelli neri, dicendo che me l’avrebbe fatta pagare. Io mi guardo in giro e noto che l’abitazione è molto simile a quella di una mia amica, poi penso ad un modo per sbarazzarmi di questa donna, voglio provare a ipnotizzarla. Lei dice “mio figlio va ad Hogwarts e appena ti vede ti fa il culo”. Ho un’illuminazione perché capisco di avere ottenuto il collegamento che volevo. Provo a farle qualche domanda ma lei è reticente, così la ipnotizzo passandole una mano davanti la faccia e le chiedo dove sia il passaggio per andare a Hogwarts. Lei ora parla in modo calmo e sconnesso e dice tra le altre cose “dentro” e “camino”. Io entro in casa e la prima cosa che vedo è proprio una specie di camino all’aperto, mi metto dentro, poi infilo la mano in tasca convinto di avere la polvere per teletrasportarmi, e così è. La lancio per terra e chiudo gli occhi, poi mi ruoto su me stesso, appena li riapro sono in uno spazio aperto. Si tratta di un enorme cortile di una cattedrale, ha funzionato penso. Lo stile del complesso è gotico proprio come il castello di Hogwarts e i muri sono di pietra. Al centro del cortile cresce l’erba, io lo attraverso e ci trovo una teca con dentro una bacchetta, la prendo in mano e comincio ad analizzarne la fattura, l’impugnatura, è molto realistica. Con la mano destra provo ad agitarla per lanciare un incantesimo ma in questo momento ho un lapsus e non ne ricordo nemmeno uno… quindi escono solo delle scintille smorzate. Guardo sopra di me e vedo delle torri, provo a volare e raggiungo una galleria. All’interno però c’è una presenza che io riconduco nel mio immaginario a Voldemort, anche se è coperta interamente con un mantello. Abbiamo uno scontro puramente fisico, io faccio fatica a prenderlo perché sembra una sorta di spettro ma alla fine ne esco vincitore e lui scappa. Percorro la galleria finché non entro in un varco e mi ritrovo nella sala di ritrovo di Grifondoro. C’è una fila di letti a castello con coperte rosse, poi il caminetto e una scala che porta ad un piano superiore. Ci sono due ragazzi che appena mi vedono si alzano dai loro letti per raggiungermi. Mi comunicano che Voldemort non è sconfitto perché dobbiamo eliminare le parti della sue anima (come nel film) e il suo scagnozzo. A me viene assegnato il compito di far fuori il suo scagnozzo. In questo momento provo a sperimentare un po’, quindi tocco parecchia roba nella stanza, le pareti sono di marmo e gelate, poi provo a lanciare un incantesimo per accendere il fuoco nel caminetto ma non funziona. Non perdo ulteriore tempo per seguire il flow del sogno. Esco insieme a questi due ragazzi dalla sala, che mi stavano aspettando in piedi come personaggi di un videogioco, io cammino e loro mi seguono. Uscendo dalla stanza però mi ritrovo da solo e all’aperto, sono davanti ad un fiume e credo di essere a Londra, nell’epoca vittoriana. Una figura si avvicina a me dal cielo, è Ron Weasley a cavallo di una scopa. Mi si avvicina in modo minaccioso, anche il viso è scuro e serio. Capisco che è lui lo scagnozzo di Voldemort di cui mi parlavano (plot twist incredibile). Tira fuori la bacchetta e lo seguo a ruota, ora ho ben in mente almeno un incantesimo. Gli lancio un avada kedavra, dalla bacchetta esce un lampo verde, lui però riesce a parare il colpo con la sua bacchetta. Allora gliene tiro a raffica ma ancora senza risultati perché para i colpi, si è fatto una specie di protezione intorno al corpo. Penso ad un altro incantesimo e mi viene in mente accio, il più sfigato. La cosa bella però è che quando lo pronuncio la sua bacchetta viene davvero attirata a me e lui deve fare forza con le mani per trattenerla. In questo modo lui si avvicina a me e colgo l’occasione per iniziare una colluttazione fisica. Lo spintono fino al bordo del fiume che è dietro di lui. Lo butto giù ma in qualche modo riesce ad aggrapparsi a me è cadiamo tutti e due in acqua. Sott’acqua è molto chiaro e sono ad almeno una decina di metri di profondità, lui è poco sotto di me. Tengo ancora la bacchetta in mano e pronuncio un incantesimo che non so da dove mi sia uscito perché non me lo sarei mai ricordato normalmente. Grido “sectumsempra“ e dalla bacchetta esce una ramificazione di fasci verdi che però si interrompono in acqua, che evidentemente non fa funzionare bene la bacchetta. Allora mi avvicino a Ron e lo strozzo con le mani. A questo punto risalgo in superficie, dove mi raggiungono i due ragazzi di prima, che mi accolgono come vincitore. Parlo della battaglia appena successa e dico che è stato un osso duro. Stiamo camminando su una vecchia strada a ciottoli ed entriamo in un negozio, forse quello delle bacchette. Dentro è tutto buio e mi spavento perché sento una voce inquietante che parla bisbigliando, credo sia Voldemort ed esco dal locale ma mi ritrovo nella casa dell’inizio, quella della signora che a questo punto deduco essere la madre di Ron. C’è ancora la mia macchina, nel tentativo di salirci poiché sta sopra il tetto di un’altra, mi sveglio.
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Re: Diario di Anakin

Messaggioda Anakin » 17/07/2022, 14:44

GRAND THEFT AUTO

Sto guidando e divento lucido. Sono insieme a due miei amici, uno seduto accanto a me e l’altro dietro. Siamo in una di quelle strade americane infinite nel deserto, forse la Route 66. Sto scendendo da una montagnetta in cui la strada si fa a tornanti ma davanti a me vedo che si estende fino a perdita d’occhio in mezzo alla distesa desertica. È giorno e il sole picchia forte nonostante non provi caldo. Improvvisamente il cielo si fa scuro e compare un enorme tornado in lontananza. Io fermo la macchina e chiedo ai miei amici cosa fare, visto che non sappiamo in che direzione stia andando e potremmo andargli incontro se proseguissimo. Sono curioso di capire il loro livello di analisi per confrontarlo con quello reale. Alla domanda su come comportarci uno mi dice che sono un cagasotto e che devo muovermi perché siamo in ritardo per qualcosa che non ricordo, l’altro è al telefono e sta parlando una lingua a me sconosciuta. Provo a ripartire ma la macchina non si accende più, così apro la portiera ed esco, poi faccio un megasalto che mi porta in cima all’altura di roccia da cui stavo scendendo e mi guardo in giro. Il paesaggio muta in una specie di grand canyon e del tornado non c’è più traccia. Con i piedi faccio un segno sulla sabbia, poi mi chino per passarci anche le mani, che rimangono bianche della polvere. Decido di provare ad assaggiarla leccandomi un dito e colgo una frizzantezza strana, devo aver provato qualcosa del genere da bambino perché il sapore mi è familiare. Decido di andare ad esplorare i dintorni e comincio a scendere in uno di questi canyon. Durante l’esplorazione il paesaggio intorno a me diventa gradualmente sempre meno reale e mi sembra di stare indossando un visore di realtà aumentata. Le rocce diventano delle texture e compaiono degli indicatori nel mio campo visivo, mi sembra di essere entrato in un videogioco, un mix tra gta e borderland, due titoli a cui giocavo anni fa sulla play. Cammino velocemente lungo un canyon finché non trovo dei segni umani, rottami principalmente, ricordo una poltrona rotta e in generale immondizia. Il canyon diventa una specie di fogna in fondo alla quale incontro due personaggi dall’aspetto molto trasandato: uno è un bambino deforme e poi c’è una vecchia vestita di stracci che prova ad instaurare una conversazione con me, ma io non la ascolto. Provo ad interagire con la meccanica del videogioco e nella mia mano destra compare una spranga. Ho la sensazione che una quest sia quella di uccidere i due, così mi avvicino a loro con la spranga in mano. In questo momento sento però una voce femminile fuori campo che mi dice che non devo farlo per forza e che posso risparmiarli. Credo che questa influenza derivi dalla lettura del diario di Alrescha in cui diceva che voleva mantenere una certa moralità anche nel sogno. Mi fermo un attimo ma sono lucido abbastanza per pensare che è un sogno e che è il momento di sperimentare cose nuove. Con un flip della mano destra switcho l’arma che passa dalla spranga ad una pistola enorme con la quale sparo un colpo ai due esseri, che intanto avevano assunto sembianze mostruose e si stavano avvicinando a me nel tentativo di mettermi fuori gioco. Segue un’esplosione con un lampo di colore verde e poi un momento di confusione generale, ho paura di svegliarmi ma non succede. La scena cambia e ora mi trovo in uno spiazzo aperto in cui sono disposte una decina di auto. Sono sempre nel deserto ma questa volta vicino all’oceano, poco più avanti c’è uno strapiombo sul mare. L’impressione è quella di essere finito in una corsa di macchine clandestina, le auto sono tutte supercar americane truccate e ancora sembra di essere in gta. Appena queste partono io mi alzo in volo per avere una vista migliore dall’alto. Il tracciato si snoda lungo lo strapiombo sul mare, in particolare c’è una brutta curva a gomito dopo il rettilineo della partenza. Le auto stanno percorrendo il rettilineo alzando molta polvere ed io, un po’ eccitato dalla situazione, penso ad un modo per unirmi alla gara e mi torna in mente l’auto con cui ero arrivato ma che non ho più idea di dove sia. Tuttavia alla prima curva a gomito c’è un incidente e un’auto finisce giù dal dirupo, io dall’alto vedo il pilota in fiamme che si getta dall’auto appena prima che questa cada in acqua. Sempre in volo mi avvicino allo strapiombo ma alla vista dell’oceano nero sento di star perdendo lucidità. Capisco che è il momento per provare ad applicare le tecniche per rilassarmi e sprofondare nel sogno incosciente, ma non funzionano e mi sveglio.
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Re: Diario di Anakin

Messaggioda Anakin » 27/07/2022, 23:18

27/07/22

INCEPTION

Sogno lucido senza risveglio

Stanotte ho fatto questo lucido parecchio lungo e interessante per come è strutturato.

Sto sognando e sono nel parco davanti a casa mia, non sono lucido ma il sogno è molto vivido. Ad un tratto l’ambiente cambia completamente (non ricordo perfettamente questa transizione) e mi ritrovo lucido in un posto sconosciuto. Si tratta di una zona montuosa brulla, spazi sterminati a perdita d’occhio. La temperatura è torrida e afosa, il cielo è nuvoloso e preannuncia pioggia. Mi fermo a pensare al fatto che pochi istanti fa mi trovassi a casa mia mentre ora sono chissà dove senza che abbia fatto niente e che inoltre questo passaggio mi abbia procurato la lucidità. Comincio a risalire la collinetta su cui mi trovo a grandi balzi per coprire più velocemente gli spazi del sogno. Arrivo in cima e mi guardo in giro, l’orizzonte davanti a me si compone di una moltitudine di collinette come quella in cui mi trovo. Sotto c’è una valle di grandi lastre di pietra, la raggiungo con un salto. Appena tocco il suolo però noto un grosso animale che sta camminando su una cresta davanti a me e che ogni tanto mi guarda con la coda dell’occhio, è abbastanza lontano e non riesco a capire cosa sia. Sicuramente un felino ma dalle dimensioni mi fa pensare ad una di quelle bestie che vivevano migliaia di anni fa. Non ho paura dell’animale in sé ma del mio inconscio e che possa rovinarmi il lucido, quindi evito di guardarlo e di fare movimenti bruschi. Decido di chiamare la mia guida, mi giro ma sorprendentemente non c’è o meglio, è spawnata molto distante da me e vedo solo un puntino in lontananza che si avvicina. Penso però che ora che arriva è probabile che mi sarò già svegliato e abbandono anche l’idea di andargli incontro o riprovare l’evocazione. Mi concentro invece sulla roccia su cui poggio i piedi: è disegnata infatti un’enorme mappa della Terra con alcuni segni rossi, sembra un’incisione rupestre. I segni indicano che il posto in cui mi trovo è la Turchia, la parte nord-est, ma sono segnati anche altri punti d’interesse in giro per il mondo, ricordo dei segni nelle Americhe e in India, ma mi sfugge la logica della mappa. Poi succede una cosa strana perché alzando lo sguardo il disegno della mappa mi rimane dapprima nel campo visivo, poi in testa, cioè nella mente. Improvvisamente sento delle forti vibrazioni e perdo contatto con l’ambiente che mi circonda, l’unica cosa che vedo è questa mappa che guardo come in terza persona. La sensazione ora è quella di stare sprofondando e non provo a visualizzare ma mi lascio trasportare sperando di non svegliarmi. Mi ritrovo in un altro ambiente, sono per strada, una strada antica di grossi massi di pietra. Basta una veloce occhiata in giro per capire più o meno dove mi trovo, infatti ai lati della strada vedo dei mandala appesi e quelle bandierine tibetane colorate, da cui deduco appunto di essere in tibet. La strada è in salita e non vedo dall’altra parte, ai lati ci sono due corde che delimitano il percorso. La prima cosa che noto a livello di sensazioni è che la lucidità è migliore di prima e riesco a pensare in modo molto razionale. Innanzitutto mi avvicino ad una corda e comincio a toccarla, riesco a sentire i fili e i rigonfiamenti della fune e sfrutto questa cosa per stabilizzare ancora di più il sogno. Comincio a camminare in salita per raggiungere il punto in cui poi la strada scende dall’altra parte, che non riesco a vedere. Lo faccio guardando il terreno e mettendo i piedi evitando gli spazi tra le pietre, tra le quali scorre dell’acqua. Appena raggiungo la cima davanti a me c’è una strada affollata su cui aleggia un forte odore di spezie indiane. Le persone sono in effetti indiane e camminano velocemente in entrambe le direzioni. Mi butto anche io nella mischia dopo un attimo di tentennamento ma ben presto la folla mi viene a noia. L’idea che mi viene in mente è quella di creare una grande onda d’urto che spazi via queste persone, poi però decido che è una soluzione un po’ drastica e decido piuttosto di farmi guidare da qualcuno, infatti mi viene in mente che in India ho spesso un ragazzo che mi guida. A questo pensiero intravedo davanti a me un ragazzino che si avvicina verso di me facendosi largo tra le persone che camminano in direzione contraria. Lui mi guarda facendomi intuire chiaramente che sta cercando di raggiungermi. Appena mi è davanti gli chiedo se è il ragazzo dell’altra volta. Lui mi dice di no, che è suo fratello. Mi dice che lui è stato chiamato per andare in guerra. Il ragazzino indossa solo qualcosa che gli copre le parti intime. Mi guida fuori dal fiume di persone, percorrendo una via che si apre sulla sinistra. Questa via stona con l’ambiente di prima, sembra di essere in Europa ed è fatta a spirale che va in senso orario. Arriviamo alla fine, davanti ad una portone verde con pomelli dorati, il ragazzo mi saluta e io entro. Sulla mia destra c’è uno sportello tipo quelli per le biglietterie, in vetro con un buco al centro. Dall’altra parte del vetro c’è un uomo anziano con la barba lunga, mi fermo per chiedergli qualcosa. Sul momento la cosa più strana che mi viene in mente è “mi dia un biglietto per un altro mondo”. Lui prende un rotolo da sotto il bancone dal quale strappa un biglietto dorato simile a quelli del film della fabbrica di cioccolato e me lo allunga da sotto il vetro. Io lo prendo e proseguo all’interno dell’edificio, dapprima passando per un corridoio per poi trovarmi in una sorta di sala di aspetto. Non faccio in tempo però ad ambientarmi che sento una voce che chiama il mio nome, sembra quella di mia madre. Entro nella stanza dalla quale proviene la voce e in effetti sdraiata su un lettino chirurgico c’è mia madre.
Io: “cosa ti fanno mamma”
Lei: “mi danno dell’ashwaganda per l’insonnia”
Io: “sei sicura? So che è forte”. In questo momento pur essendo lucido confondo questo integratore con una droga del Sud America che avevo visto in un documentario qualche giorno fa e che dava allucinazioni psichedeliche.
Lei: “non ci sono effetti collaterali”
Io: “mamma tu stai già dormendo se sei qui, siamo in un sogno”
Lei: “tu stai dormendo, io no!” con tono scocciato.
Arriva nella stanza un guru vestito di arancio, si avvicina a mia madre e con le mani aperte senza toccarla comincia a farle una specie di quei massaggi energetici. Io guardo con attenzione e riesco a vedere qualcosa che scorre tra le mani sue e il corpo di lei. Quindi mi siedo a gambe incrociate e cerco di rilassarmi anche io. Passano pochi secondi e mi viene un’obe, mi vedo da fuori nella stanza di prima ma improvvisamente perdo il controllo del mio corpo e mi vedo un’altra volta in terza persona con quella sensazione di sprofondamento e abbandono. Mi lascio andare e un’altra volta l’ambiente cambia completamente. Sono ora nella casa di un samurai, ma l’epoca è dei giorni nostri. Credo si tratti di una vecchia casa di samurai ora aperta al pubblico per le visite. Il pavimento è in tatami e ci sono le tipiche porte scorrevoli delle case tradizionali giapponesi. Ancora una volta sono stupito di questo continuo inviluppo del sogno in strati sempre più profondi, quasi preoccupato perché è inevitabile il mio rimando a inception. Sono incuriosito dal nuovo ambiente in cui mi trovo e decido di visitarlo come fosse un museo, infatti ci sono degli oggetti e utensili esposti con accanto una descrizione per i visitatori, come nei musei. Provo a leggere un testo per curiosità ma non ci trovo niente di comprensibile. Ad un certo punto sento un vociare di bambini, una scolaresca. Entrano nella stanza delle ragazzine giapponesi vestite d’altri tempi, delle piccole geishe. Mi guardano e sorridono bisbigliando tra loro, noto dell’interesse nei miei confronti. Mi avvicino a loro ed in particolare ad una ragazza molto carina e le dico una frase in “giapponese”. Tuttavia non conosco il giapponese e non so cosa abbia detto in sogno, ma in quel contesto pare qualcosa di sensato e credo di sconcio perché la ragazza è diventata tutta rossa e si è girata verso le sue amiche ridendo imbarazzata. Poi mi prende il braccio e mi guarda in volto ma qualcosa nei suoi occhi neri mi evoca una sensazione negativa, di pericolo. Faccio per allontanarmi ma perdo di nuovo contatto. Non ricordo esattamente cosa sia successo dopo ma nella transizione che mi ha riportato all’inizio del sogno vedo delle immagini in sequenza che sono gli ambienti del sogno che si sono susseguiti fino ad ora, per ultimo il monte in Turchia. Mi ritrovo nel parco davanti a casa mia che ho perso quasi completamente lucidità, tuttavia sono ben cosciente di aver fatto un lucido. In quel momento che lo ripercorro mentalmente lo descrivo come un lucido strutturato su quattro livelli e mi dico che quando mi sveglierò la mattina dovrò trascriverlo perché è stato interessante. Poi continuo a dormire in modo incosciente. Tuttavia gli unici livelli che ricordo erano questi, che sono tre, quindi devo averne dimenticato uno ancora più profondo.
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Re: Diario di Anakin

Messaggioda Anakin » 10/08/2022, 17:35

Sono lucido in un aereo di linea semi vuoto, sto camminando nel corridoio di moquette rossa. Decido di sedermi al posto 91D, che è esterno sul lato sinistro. L’ambiente è silenzioso proprio come in un aereo quando è a velocità di crociera. Mi raggiunge una hostess che non avevo visto mentre camminavo, dicendomi
“lo sai che ti tremano le mani” e me le afferra portandosele alla bocca e scaldandole con l’alito. Non la guardo in viso, indossa dei tacchi e una gonna nera molto aderente. Io mi alzo dal mio posto e comincio a palpeggiarle il lato b, la sensazione è quella di stringere un palloncino. Lei si arrabbia immediatamente e corre via urlando “non è nelle linee guida signorino!”. Lì per lì comincio a pensare a qualche task che potrei fare in alta quota e mi viene l’idea di dirottare l’aereo per esplorare lo spazio. Pochi istanti dopo però fa irruzione una squadra SWAT con tanto di scudi antisommossa che si sta dirigendo verso di me uscendo dalla parte anteriore dell’aereo. A capo c’è la donna di prima che sta parlando con un agente indicandomi. Si muovono abbastanza lentamente e in fila indiana, tirando dei fumogeni ogni tanto. Io nel mentre mi sono alzato e cammino veloce in direzione opposta, mi volto dicendo “mi sembra esagerato però”. Mentre cammino e toccaccio un po’ di cose in giro per stabilizzare il sogno vedo seduto ad un posto mio fratello che si sta giocando una schedina, mi chiede “dimmi un numero” ma io non gli rispondo, afferro la schedina e la accartoccio nella mano, poi la lancio contro gli agenti che si buttano a terra pensando fosse un esplosivo. Approfitto della loro distrazione per creare con le mani una specie di scudo di vetro che va a bloccare il passaggio per il corridoio, poi corro verso la coda dell’aereo. All’estremità posteriore l’aereo è aperto su entrambi i lati, io con un salto riesco a portarmi sopra il velivolo, che visto da fuori sembra più piccolo. Mi tengo in equilibrio sulla fusoliera bianca, poi mi accorgo che dirigendo il peso su un piede o sull’altro posso direzionare l’aereo facendolo sterzare da una parte o dall’altra, come su uno skateboard. Mi diverto per un po’ sfrecciando tra le nuvole e noto altri aerei sotto di me che vanno a velocità folli, penso che stanno precipitando. Poi decido di aggirare gli SWAT passando per la cabina pilota. Percorro la lunghezza dell’aereo, sfondo con i piedi il vetro della cabina che sembra fatto di plastica. Riesco ad entrare dopo qualche difficoltà e mettermi nella postazione da pilota e guardarmi in giro. Mi allaccio la cintura come nei classici posti passeggeri e guardo i pulsanti davanti a me: sono una decina di bottoni rossi di forma rettangolare, uno accanto all’altro. Ognuno ha sopra un’etichetta con scritto una materia del liceo: ‘matematica’, ‘italiano’ ecc. Io visto la situazione premo il pulsante ‘fisica’ e i motori del velivolo rallentano fino quasi a spegnersi, temo che a breve precipiteremo. Poi vedo entrare un uomo dall’altro lato della cabina, come avevo fatto io prima. E’ un ufficiale di colore e si mette accanto a me nelle postazione da copilota dicendo “dove si va?”. Io a questo punto sono parecchio gasato e dico “voglio andare oltre il tempo e lo spazio”. Lui mi risponde “il tempo non esiste, è un concetto metafisico”.
Allora dico “voglio rompere i confini del sogno”. Lui tira una leva che provoca un’accelerazione fortissima che mi fa svegliare dopo pochi secondi.
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Re: Diario di Anakin

Messaggioda Anakin » 11/08/2022, 17:46

11/08/22

OBE 1

Mi sveglio da un breve lucido. Mi sto girando da un lato del letto e mi viene la scossa, mi lascio trascinare ma non esco dal corpo naturalmente, così provo a forzare e rotolo fuori dal letto. Mi trovo sul pavimento, sdraiato. Riesco a vedere sotto il letto, ci sono degli scatoloni simili a quelli che contengono i vecchi album di famiglia, poi un giocattolo robot con cui giocavo da bambino. Mi allungo per prenderlo, non ha il telecomando con cui avviarlo, ma riesco a farlo partire girando una rotella sul retro. Comincia a camminare in modo scomposto per qualche secondo, parte la musichetta dell’impero di Star Wars. Mi ricordo della task di allenarmi come cavaliere Jedi e combattere la mia parte oscura. Apro la porta ed esco dalla stanza, mi trovo in salotto nella penombra e faccio per dirigermi in bagno. Mi metto sul wc e comincio a pensare mentre mi strofino le mani, poi guardando verso la doccia vedo che nel buio ci sono delle scale che scendono in profondità. Mi alzo ed immagino di trovare una spada laser in uno dei cassetti vicino al lavandino, apro il primo e trovo l’impugnatura della spada insieme ad altri oggetti sparsi, delle matite dell’Ikea principalmente. Apro il cassetto appena sotto ed ha una scritta che dice “è vuoto”. A questo punto provo ad impugnare l’arma, che è simile a quella trovata in un paio di occasioni precedenti. Premo un pulsante e attivo la spada laser, che è verde e scintillante. Inizialmente sono un po’ sorpreso perché me la aspettavo di colore blu, ma sono soprattutto contento che non sia rossa. Tiro un paio di fendenti in aria, poi provo a testarne la durezza sul muro del bagno ma appena provo a fare pressione contro la parete sento la spada ammorbidirsi e chiudersi verso l’impugnatura al posto di bucare le mattonelle. Lascio perdere e mi dirigo alle scale che scendono nella doccia come in una botola, le scale però sono molto larghe e moderne in marmo lucido e il buco sembra quello di un passaggio segreto di una casa alla 007. Faccio qualche scalino per trovarmi davanti a delle porte scorrevoli illuminate da una luce a neon. Si aprono solo al terzo tentativo in cui provo a passarci davanti e mi trovo in un posto asettico, un mix tra un centro commerciale, un’astronave e un laboratorio. Ci sono corridoi molto lunghi che si incontrano con altri corridoi perpendicolari, un labirinto. Mi libro in volo e comincio a volare in posizione orizzontale a filo con il pavimento finché non incontro un vicolo cieco. Purtroppo però la strada non solo si interrompe, ma i muri si stanno muovendo verso di me e per qualche motivo sono rimasto senza via d’uscita. Ho paura di rimanere schiacciato e cerco di allontanare le pareti con la forza del pensiero, ma alla fine mi sveglio.

OBE 2

Esco dal corpo e mi trovo in camera. Il pc è accesso e sta girando un videogioco anni ’80 a giudicare dalla grafica. E’ un multigiocatore online, ci sono due personaggi, uno dei quali guidato da me e l’obiettivo è rompere delle scatole disposte a gruppi di tre, evitando degli ostacoli. Sento che l’altro giocatore sta provando a comunicare con me ma non so come rispondere. Poi capisco che la sua voce viene da un paio di cuffie appoggiate sulla scrivania, me le metto. Inizialmente sento un suono di fondo come nella radio fuori frequenza, poi una voce maschile, un ragazzo che parla in francese. Io lo comprendo in modo inaspettato e mi dice di raggiungerlo. Lascio quindi il videogioco e mi dirigo alla solita pietra del teletrasporto, ma non riesco a teletrasportarmi! Desisto dopo un paio di tentativi che mi hanno fatto sprecare energie mentali e comincio a camminare finché non incontro un piccolo fiume, lo comincio a costeggiare e incontro diversi po, bambini con famiglie principalmente. Ad un certo punto mentre sto camminando un vecchio signore mi si avvicina dicendomi testuali parole “come si fa a non odiare un pesce”. Capendo che l’ambiente è cambiato rispetto a prima gli chiedo dove ci troviamo e lui mi risponde in Francia, a Santa Marie Sur Senne. Mi libro in volo e dall’alto ho una bellissima visuale aerea di tanti piccoli laghetti che riflettono la luce del sole, poi dei paesini con un campanile al centro. Volo un po’ in giro ma dopo un po’ che non faccio niente mi sveglio.
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Re: Diario di Anakin

Messaggioda Anakin » 12/08/2022, 13:07

12/08/22

OBE

Solita scossa, mi proietto in avanti ed esco dal corpo. Mi volto per vedermi, sono sdraiato sul letto a pancia in su con le braccia incrociate sul petto, posizione strana. E’ da un po’ che sto pensando di interagire con il mio me dormiente perché per qualche motivo non mi sveglia più immediatamente il solo pensarci. Penso che potrei provare a tirarmi per i piedi per vedere cosa succede, ma la posa faraonica del mio me dormiente mi fa desistere. Mi specchio, tocco gli oggetti per stabilizzare, poi attraverso la finestra ed esco. Riprovo la task del Jedi, ma non riesco a fare comparire la spada perché l’ambiente è troppo stabile e reale, tanto che faccio fatica anche a volare, raggiunta una certa altezza comincio a scendere. Mi metto a correre in direzione di una casa, voglio visitare qualche interno. Raggiungo un complesso di case, apro un portone ed entro. Mi trovo in una stanza illuminata con una luce fioca, tipo da candele o abat-jour. Su un lato della stanza attira la mia attenzione una grande lavagna nera, mi avvicino per capire di cosa si tratta. Sulla lavagna ci sono delle foto, si tratta del mio albero genealogico ed una persona che non conosco sta tracciando delle X rosse sulle foto dei parenti deceduti. La cosa mi mette abbastanza ansia e me ne vado. Entro in un’altra stanza, lo stile è sempre vintage e su di un lato è disposto un lungo divano in pelle su cui sono sedute delle persone, delle donne anziane. Sono volti familiari ma che sul momento non riconosco subito, tranne quello della mia prof di matematica del liceo. Lei mi fa cenno di avvicinarmi con fare bonario come non le ho mai visto fare, mi presenta alle altre persone dicendo “lui è il mio figliastro adottivo”. Io mi metto a ridere. Poi le chiedo di fare un conto, il seno di un numero complicato, lei mi da come risposta le prime cinque cifre del pigreco. Me ne rendo conto e le chiedo se la risposta sia giusta e lei risponde “e io che caspita ne so”. Mi allontano e prendo una rampa di scale che mi porta nella cameretta di un mio amico di quando andavamo alle elementari. Sul pavimento e sulla scrivania è pieno di fazzoletti accartocciati, lui è seduto su una sedia e guarda due monitor. Sugli schermi ci sono decine di webcam di donne che si spogliano (tipo cam girl). Io richiamo la sua attenzione e pensando che sia una specie di trafficante di persone gli do un cazzotto, facendolo cadere dalla sedia. Prima che si rialzi e si metta a replicare esco dalla finestra per finire su un tetto fatto di tegole. Il tetto è molto grande e si divide in più parti, come quello di un antico complesso tipo monastero o cattedrale. Ho parecchie vibes alla assassin’s creed, salto da un cornicione all’altro camminando sulle tegole come avessi il peso di una piuma. Poi il paesaggio sfuma e mi sveglio.
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