Indice I Sogni Lucidi Diario dei Sogni Lucidi > pagine di sogni di Alrescha

Raccontateci i vostri sogni lucidi e confrontatevi con quelli degli altri: una importante fonte di idee e ispirazione. Potete tenere un diario personale con i sogni che ritenete rilevanti.

Re: pagine di sogni di Alrescha

Messaggioda Alrescha » 30/06/2018, 20:02

Mondo di plastica

29/06/2018
Mi sveglio verso le 5 del mattino e non riesco a riprendere subito sonno perché ho la testa piena di pensieri.
Dopo almeno mezz'ora sento mia sorella che si alza per prepararsi ed andare in università dato che ha un esame e deve trovarsi in classe molto presto.
Mi dico che ormai sono sveglia da troppo tempo e che dovrei cercare di riaddormentarmi per sfruttare quelle poche ore di sonno che mi rimangono perché di recente sono impegnata in un corso di formazione che assorbe tutte le mie giornate fino alle dieci di sera lasciandomi perennemente stanca.
Così comincia una lotta fra io che cerco di dormire e la mia mente che non vuole saperne di far sparire i pensieri e tenermi sveglia.
A questo punto scatta una WILD totalmente involontaria in cui cominciano le immagini ipnagogiche. Cerco come posso di rimanere aggrappata a quelle che si materializzano.
Mi trovo dentro lo studio di una casa. La scrivania è attaccata al muro come quella di uno studente e sopra ha una scaffalatura piena di libri che sembrano professionali. La mia vista non è normale, sembra quella distorta ad occhio di pesce (per chi conosce un po' di fotografia) che non agisce solo distorcendo l'angolo, ma anche sulla messa a fuoco degli oggetti: il centro è bene a fuoco mentre le cose ai lati no.
Sono già lucida ma la stabilità non è buona. Mi dico che dovrei sfruttare l'occasione per un lucido, ma mi sento anche molto stanca e faccio uno sforzo tremendo a mantenere la concentrazione e la lucidità. Così decido di lasciar perdere
. Perdo la scena del tutto e piombo in un sogno normale e più ristoratore.
Non ricordo gli avvenimenti del sogno comune, ho solo la sensazione che fossero molti e la storia complessa. Il mio ricordo comincia che è giorno e che ad un certo punto mi trovo su un edificio non ancora del tutto costruito e sospeso nel vuoto di uno strapiombo da tutti e quattro i lati. Dello strapiombo non riesco a vedere la fine.
Qualcosa di invisibile come una forza mi scaraventa giù dal bordo e faccio appena in tempo ad afferrare il capo di un idrante antincendio di quelli a calza messo lì a caso. Mi ci aggrappo sperando che regga il mio peso, ma mentre sto cadendo ho anche la sensazione che in realtà non dovrei affatto avere paura di cadere perché so volare.
Alzo lo sguardo su uno dei versanti dello strapiombo che si sta allontanando sempre di più mentre cado imbracciando ancora l'idrante e mi accorgo che sopra il versante che vedo c'è un castello di pietra bianca.
Con la convinzione di saper volare mi stacco dall'idrante e mi lancio nel vuoto con l'intento di raggiungerlo.

Quando compio il balzo prendo piena consapevolezza e questo mi fa squilibrare perché per un attimo ho paura di perdere la concentrazione e cadere nel vuoto. Cerco di convincermi che è qualcosa che ho fatto semplicemente centinaia di volte e così finalmente riesco a tornare ad un volo regolare e senza più problemi.
A mano a mano che mi avvicino al castello noto però che ciò che prima erano blocchi di pietra sono in realtà un unico blocco di plastica dura, come se fosse un giocattolo fatto per bambini piccoli che non possono ingerire i pezzi. Quando arrivo al di sopra del castello mi accorgo che ha anche un cortile ed un laghetto al suo interno ma anche questi sembrano finti e fatti di plastica colorata. Non c'è texture di acqua o d'erba, sono semplicemente traslucidi e dai colori sgargianti completamente fusi con il resto del castello in un unico blocco. Tutto sembra finto.
Allora volto lo sguardo alla destra del castello e mi accorgo che c'è una cittadina giusto poco lontano. Decido di dirigermi lì sperando di trovare qualcosa di un po' più interessante, ma a mano a mano che vado in quella direzione anche i grattacieli della città che vedo sembrano fatti di plastica massiccia e ben compatta. Finti.
Questo mi dà fastidio perché non faccio un lucido da molto tempo ormai e non mi va che il primo dopo così tanto mi dia questa forte sensazione di irrealtà.
Allora decido di provare a cambiare un po' l'ambientazione e riportarla ad un aspetto un po' più reale. Continuando a volare mi metto il braccio sinistro avanti agli occhi a qualche centimetro di distanza dal volto in modo da coprirmi la vista dell'intera scena ma senza perdere così del tutto il contatto visivo con la scena del sogno che invece avrebbe rischiato di destabilizzarmi (e comunque è una tecnica collaudata che vedo funziona piuttosto bene, non è la prima volta che la uso con ottimi risultati).
Con la scena coperta cerco di immaginarmi il profilo di una città vista dall'alto e quasi istantaneamente mi viene in mente Parigi perché la vista dalla torre Eiffel è ciò che ho di più simile come esperienza. Il punto è che quando sono stata a Parigi e sono salita sulla torre era già quasi buio, quindi ho visto la città illuminata di notte. Ed il mio subconscio trasporta quell'esperienza in modo fedelissimo perché quando tolgo il braccio da avanti agli occhi, i palazzi ora sono reali ma l'ambientazione è notturna.
Non avendo mai smesso di volare durante l'intera operazione, mi trovo ormai vicina alla città. Mi accorgo che all'orizzonte ci sono dei profili di alte montagne che si stagliano alle ultimissime luci del sole ormai sparito e poi un'altra cosa cattura la mia attenzione: nella periferia della città più vicina a me c'è un parco archeologico. Vedo i resti di tre anfiteatri romani che sono nella semioscurità, a pochi metri l'uno dall'altro e di tre differenti grandezze, poi più in là c'è un tempio a gradoni del tipo precolombiano e più lontano ancora ci sono dei resti di mura e case che sembrano identici a quelli di Machi Picchu in Perù.
L'unica cosa che illumina il parco sono le strade che lo percorrono puntellate di lampioni, per il resto tutto è talmente deserto, buio e immobile che mi dà una sensazione di lieve inquietudine.
Decido di scendere su una delle strade per dare un'occhiata più da vicino ai resti archeologici, ma come mi abbasso di quota e sto per posarmi sopra uno dei vialetti, dall'oscurità della notte prendono vita dei demoni dalla testa piatta, quasi bidimensionali, e gli occhi come fessure bianche e luminose. Sono grandi quanto un essere umano, ma si formano in tanti e cercano di assalirmi.
Alcuni di questi tentano di raggiungermi e attraversano il limite netto fra i coni di luce dei lampioni e l'ombra ma vengono completamente bruciati, come se il loro corpo diventasse lava fino alla totale dissoluzione. Quando capisco che non possono avvicinarsi alla luce, finisco di atterrare in mezzo al vialetto dove mi sento al sicuro e la presenza dei demoni che si accalcano attorno alla scia di luce senza attraversarla non mi turba minimamente. Torno con l'idea di fare un giro per il parco chiuso, ma faccio qualche passo lungo il vialetto illuminato
che il sogno qui termina di colpo.
"Tal fu la mia follia da fermarmi per la bestia
Di cenere macchiata e del dono portatore
chiedendomi cosa cotal creatura fosse
<<parla inquieto spirito
di qual sorte t’ha vinto,
e rivela la mia
per cui possa gioire
o versar pianto>> "


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Re: pagine di sogni di Alrescha

Messaggioda Alrescha » 30/06/2018, 20:02

Mondo di plastica

29/06/2018
Mi sveglio verso le 5 del mattino e non riesco a riprendere subito sonno perché ho la testa piena di pensieri.
Dopo almeno mezz'ora sento mia sorella che si alza per prepararsi ed andare in università dato che ha un esame e deve trovarsi in classe molto presto.
Mi dico che ormai sono sveglia da troppo tempo e che dovrei cercare di riaddormentarmi per sfruttare quelle poche ore di sonno che mi rimangono perché di recente sono impegnata in un corso di formazione che assorbe tutte le mie giornate fino alle dieci di sera lasciandomi perennemente stanca.
Così comincia una lotta fra io che cerco di dormire e la mia mente che non vuole saperne di far sparire i pensieri e tenermi sveglia.
A questo punto scatta una WILD totalmente involontaria in cui cominciano le immagini ipnagogiche. Cerco come posso di rimanere aggrappata a quelle che si materializzano.
Mi trovo dentro lo studio di una casa. La scrivania è attaccata al muro come quella di uno studente e sopra ha una scaffalatura piena di libri che sembrano professionali. La mia vista non è normale, sembra quella distorta ad occhio di pesce (per chi conosce un po' di fotografia) che non agisce solo distorcendo l'angolo, ma anche sulla messa a fuoco degli oggetti: il centro è bene a fuoco mentre le cose ai lati no.
Sono già lucida ma la stabilità non è buona. Mi dico che dovrei sfruttare l'occasione per un lucido, ma mi sento anche molto stanca e faccio uno sforzo tremendo a mantenere la concentrazione e la lucidità. Così decido di lasciar perdere
. Perdo la scena del tutto e piombo in un sogno normale e più ristoratore.
Non ricordo gli avvenimenti del sogno comune, ho solo la sensazione che fossero molti e la storia complessa. Il mio ricordo comincia che è giorno e che ad un certo punto mi trovo su un edificio non ancora del tutto costruito e sospeso nel vuoto di uno strapiombo da tutti e quattro i lati. Dello strapiombo non riesco a vedere la fine.
Qualcosa di invisibile come una forza mi scaraventa giù dal bordo e faccio appena in tempo ad afferrare il capo di un idrante antincendio di quelli a calza messo lì a caso. Mi ci aggrappo sperando che regga il mio peso, ma mentre sto cadendo ho anche la sensazione che in realtà non dovrei affatto avere paura di cadere perché so volare.
Alzo lo sguardo su uno dei versanti dello strapiombo che si sta allontanando sempre di più mentre cado imbracciando ancora l'idrante e mi accorgo che sopra il versante che vedo c'è un castello di pietra bianca.
Con la convinzione di saper volare mi stacco dall'idrante e mi lancio nel vuoto con l'intento di raggiungerlo.

Quando compio il balzo prendo piena consapevolezza e questo mi fa squilibrare perché per un attimo ho paura di perdere la concentrazione e cadere nel vuoto. Cerco di convincermi che è qualcosa che ho fatto semplicemente centinaia di volte e così finalmente riesco a tornare ad un volo regolare e senza più problemi.
A mano a mano che mi avvicino al castello noto però che ciò che prima erano blocchi di pietra sono in realtà un unico blocco di plastica dura, come se fosse un giocattolo fatto per bambini piccoli che non possono ingerire i pezzi. Quando arrivo al di sopra del castello mi accorgo che ha anche un cortile ed un laghetto al suo interno ma anche questi sembrano finti e fatti di plastica colorata. Non c'è texture di acqua o d'erba, sono semplicemente traslucidi e dai colori sgargianti completamente fusi con il resto del castello in un unico blocco. Tutto sembra finto.
Allora volto lo sguardo alla destra del castello e mi accorgo che c'è una cittadina giusto poco lontano. Decido di dirigermi lì sperando di trovare qualcosa di un po' più interessante, ma a mano a mano che vado in quella direzione anche i grattacieli della città che vedo sembrano fatti di plastica massiccia e ben compatta. Finti.
Questo mi dà fastidio perché non faccio un lucido da molto tempo ormai e non mi va che il primo dopo così tanto mi dia questa forte sensazione di irrealtà.
Allora decido di provare a cambiare un po' l'ambientazione e riportarla ad un aspetto un po' più reale. Continuando a volare mi metto il braccio sinistro avanti agli occhi a qualche centimetro di distanza dal volto in modo da coprirmi la vista dell'intera scena ma senza perdere così del tutto il contatto visivo con la scena del sogno che invece avrebbe rischiato di destabilizzarmi (e comunque è una tecnica collaudata che vedo funziona piuttosto bene, non è la prima volta che la uso con ottimi risultati).
Con la scena coperta cerco di immaginarmi il profilo di una città vista dall'alto e quasi istantaneamente mi viene in mente Parigi perché la vista dalla torre Eiffel è ciò che ho di più simile come esperienza. Il punto è che quando sono stata a Parigi e sono salita sulla torre era già quasi buio, quindi ho visto la città illuminata di notte. Ed il mio subconscio trasporta quell'esperienza in modo fedelissimo perché quando tolgo il braccio da avanti agli occhi, i palazzi ora sono reali ma l'ambientazione è notturna.
Non avendo mai smesso di volare durante l'intera operazione, mi trovo ormai vicina alla città. Mi accorgo che all'orizzonte ci sono dei profili di alte montagne che si stagliano alle ultimissime luci del sole ormai sparito e poi un'altra cosa cattura la mia attenzione: nella periferia della città più vicina a me c'è un parco archeologico. Vedo i resti di tre anfiteatri romani che sono nella semioscurità, a pochi metri l'uno dall'altro e di tre differenti grandezze, poi più in là c'è un tempio a gradoni del tipo precolombiano e più lontano ancora ci sono dei resti di mura e case che sembrano identici a quelli di Machi Picchu in Perù.
L'unica cosa che illumina il parco sono le strade che lo percorrono puntellate di lampioni, per il resto tutto è talmente deserto, buio e immobile che mi dà una sensazione di lieve inquietudine.
Decido di scendere su una delle strade per dare un'occhiata più da vicino ai resti archeologici, ma come mi abbasso di quota e sto per posarmi sopra uno dei vialetti, dall'oscurità della notte prendono vita dei demoni dalla testa piatta, quasi bidimensionali, e gli occhi come fessure bianche e luminose. Sono grandi quanto un essere umano, ma si formano in tanti e cercano di assalirmi.
Alcuni di questi tentano di raggiungermi e attraversano il limite netto fra i coni di luce dei lampioni e l'ombra ma vengono completamente bruciati, come se il loro corpo diventasse lava fino alla totale dissoluzione. Quando capisco che non possono avvicinarsi alla luce, finisco di atterrare in mezzo al vialetto dove mi sento al sicuro e la presenza dei demoni che si accalcano attorno alla scia di luce senza attraversarla non mi turba minimamente. Torno con l'idea di fare un giro per il parco chiuso, ma faccio qualche passo lungo il vialetto illuminato
che il sogno qui termina di colpo.
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Re: pagine di sogni di Alrescha

Messaggioda EternalDreamer94 » 01/07/2018, 22:49

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Ti interessano i miei sogni?: LUCIDI, COMUNI, A ONIRIA
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Re: pagine di sogni di Alrescha

Messaggioda NebulaWa » 04/07/2018, 20:47

Ho letto solo ora il tuo sogno, grande Al, complimentoni .
Stanotte provo a collegarmi al tuo sogno.
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Re: pagine di sogni di Alrescha

Messaggioda Alrescha » 15/12/2018, 1:25

Lunedi 10 Dicembre 2018

All'ennesima ricerca di Oniria perché non avevo idee migliori per un sogno lucido inatteso

Ore 5:24 mi sveglio. Guardo l’ora convinta che siano ormai le 6:30 e che debba svegliarmi di lÌ a poco, invece rimango sorpresa nel vedere l’ora e mi rimetto a dormire (ma avevo passato l’intera domenica a dormire dopo un sabato sera a dir poco distruttivo).
Comincia un sogno normale, ma l’inizio lo ricordo un po’ sfocato. Sono all’interno di una struttura senza soffitto. Sembra antica con vecchie mura di pietra marrone. Eppure ci sono alcuni elementi molto moderni come un tavolino di legno e sulla mia sinistra una porta laccata già aperta. Avanti a me c’è un loggiato con delle arcate antiche mentre alla mia destra una piccola scalinata a gradoni in stile precolombiano che termina con un edificio quasi cubico con un’apertura che dà nel buio pece del suo interno.
Dalla porta moderna alla mia sinistra entra una persona dai capelli biondi corti. Il pensiero mi va subito ad un nome: Camael. Lo sondo con lo sguardo mentre realizzo di essere in un sogno proprio perché c'è lui, ma guardandolo meglio gli assomiglia soltanto a grandi linee. Il personaggio onirico non smette di parlare in un monologo per me insensato mentre si siede sopra il tavolino di legno.
Desidero fortemente che sia Camael, il mio personaggio onirico ricorrente, ed il suo volto cambia. Il fatto di fissarlo peró destabilizza il sogno e le sue fattezze non smettono di trasformarsi come un cambiaforma impazzito: prima diventa a pixel, poi cinese, poi una donna, poi un cartone animato, poi torna ad essere un ragazzo biondo, poi moro, poi ancora asiatico.
Decido di lasciar perdere e, guardando avanti a me fra le arcate del loggiato senza soffitto, mi accorgo che c’è un altro personaggio onirico sulla scena.
Sembra una specie di folletto senza volto, piccolo e con il cappuccio a punta e la veste rossa. Si vedono solo i suoi occhi gialli che mi fissano curiosi perché il resto delle sembianze è nascosto.
Mi paralizzo per tentare di capire se sia buono o cattivo, ma lui sembra studiarmi a sua volta. CosÌ comincio a correre sulla mia destra e lui prende a correre in parallelo insieme a me.
Mi accorgo di correre in maniera strana ed ansimare, quasi ringhiare, poi realizzo che ho una sensazione strana ed è perchè sto correndo a quattro zampe. Ho le sembianze di un animale? Spicco un balzo prima di arrivare alla scalinata a gradoni azteco e prendo il volo.
Guardo in basso e noto che la mia sagoma proietta a terra l’ombra di un drago enorme.
Quando rialzo lo sguardo la scena è cambiata ed è notte. Sono sopra una città illuminata, volo fra tetti di palazzi e case che ricordano Londra. Non avevo previsto un sogno lucido e non so bene a cosa dedicarmi, cosi decido di tornare a cercare Oniria.
Guardo l’orizzonte cercando il mare, ma vedo solo palazzi e case e strade.
Non vedo personaggi onirici in giro, nè macchine che passano sulle strade, ed ho paura che tutta questa immobilità possa farmi crashare il sogno.
Probabilente questo pensiero finisce per plasmare il sogno stesso perchè di li a poco sorvolo un’automobile bianca che corre sulla strada fra i palazzi e se ne va.
Cerco di cambiare direzione di volo, ma forse sono un po’arrugginita perché trovo difficile virare e quasi non vado a sbattere contro dei palazzi. Più lontano riesco a scorgere quella che sembra la sagoma di qualcosa di simile al Big Ben, anche se poi, guardandomi attorno, noto che tutta la città in notturna è costellata di chiese e di torri con orologi qua e là.
All'improvviso una musica nasce piano piano da tutto attorno e mi sembra di riconoscere la voce di Bono degli U2. Cerco di concentrarmi sulla scena ma la musica diviene sempre più forte e finisco per cercare di capirne le parole - grave errore perché è qui che l’ipnagogica uditiva prende il sopravvento sul sogno lucido. La musica si alza ancora, tutto diviene nero.

Il sogno crasha.
Riprende con sogno normale: sono seduta sulla panchina di una viuzza medievale di notte, su una di quelle panchine attaccate a qualche vecchio casolare con terrazzo come solo i vecchi paeselli di campagna mediterranei sanno avere, e di fianco a me c’è proprio una signora anziana che mi parla.
Io peró non la ascolto e mi trovo a fissare la viuzza medioevale avanti a noi. La via ha un effetto ottico strano e sembra scomparire con un angolo innaturale dietro un edificio. Questa cosa mi fa venire in mente l’architettura francese...ma io sono in Francia e questo paesino, con le case di pietra che posso vedere avanti a me, è decisamente in stile Italiano. Sono ancora nel sogno!
Mi alzo, prendo la rincorsa e spicco il volo, stavolta in sembianze umane.
Sorvolo ancora la stessa città di prima, o meglio lo stile delle case e dei palazzi è molto simile con piccoli quartieri quadrati raggruppati, l’architettura londinese, torri con orologi.
Mi dico che devo sfruttare il sogno meglio di cosi e decido di fare un po’ di casino.
Vedo un ponte poco lontano e mi ci dirigo, anche se il problema di gestire la direzione di volo rimane e faccio fatica ad arrivare dove voglio. Mi poso sopra il ponte coperto ed in costruzione. Nonostante sia notte, ci sono gli operai che stanno lavorando con i loro caschetti gialli e un responsabile delle operazioni.
Mi gridano che non posso stare lÌ e mi intimano di andarmene prima di chiamare la sicurezza. Io li prendo in giro, poi prendo fiato e lancio dalla bocca una sorta di sfera viola di energia che esplode su parte della struttura che stanno costruendo distruggendone un pezzo, spazzando via gli strumenti degli operai e facendo tremare tutto il resto.
Il tizio che dirige le operazioni mi guarda fra l’atterrito e l’affranto, da una parte non riuscendo a credere a ciò che ho fatto e dall’altra con la consapevolezza che gli ho distrutto una porzione del lavoro e che dovranno cominciare da capo. Soddisfatta spicco di nuovo il volo fra i palazzi.
Voglio divertirmi, voglio intrufolarmi in un posto lussuoso per vip. Al mio occhio balza subito la sagoma di un hotel di quelli molto carestosi fra i palazzi tutti uguali.
Discendo per cercare di entrare e sapendo che non avrei trovato alcun problema.
All’entrata ci sono due buttafuori che mi chiedono se ho l’invito. Alzo la mia mano destra mostrando il palmo e dicendo <<certamente, eccolo qui>> come se fosse la cosa più naturale del mondo.
I due guardano il mio palmo come se ci fosse davvero scritto qualcosa sopra e poi mi sorridono lasciandomi il passo.
La hall è tappezzata di moquette e di velluto rosso. Su una lunga e sinuosa scrivania nera c’è una donna bionda che mi sorride e mi chiede se ho prenotato una camera per la notte.
Le rispondo che sono io la celebrità che stavano aspettando di accogliere stasera e che è ovvio che io abbia prenotato, c’è già una camera pagata a mio nome.
La donna sembra essere sbalordita, controlla nel registro e mi accoglie radiosa come se fossi davvero qualcuno di importante.
Chiedo se hanno qualche ragazzo disponible per farmi divertire un po’ e lei mi risponde che la maggior parte è già occupata e che gli unici rimasti sono nella stanza accanto alla hall.
Mi dirigo là con delle aspettative che si infrangono subito: due stanno giocando alla playstation sul divano e neanche si accorgono del mio arrivo, apro una porta della stanza e trovo un ragazzo mulatto seduto sulla tazza del water a leggere una rivista, un altro ragazzo con la frangetta, il petto depilato ed un pantalone con i risvoltini dice qualcosa ai due della playstation. Tutti mingherlini, rachitici e sbarbati, quasi più depilati di me.
Torno immediatamente nella hall con i brividi. Di un ragazzo decente neanche l’ombra.
Mi osservo dicendomi che forse sono io che influenzo l’ambiente ed in effetti, guardandomi, indosso un maglione bianco e dei jeans non proprio formali adatti ad un luogo cosi di alta classe. Mi chiedo se cambiando i miei vestiti non cambi anche il modo in cui mi percepiscono i personaggi onirici. CosÌ batto le mani due volte ed i jeans si trasformano in leggings neri, il maglione bianco di lana in un vestito rosso corto, le scarpe da tennis in un elegante stivale nero.
La giovane donna della hall mi fa entusiasta <<davvero straordinario! Anch’io vorrei essere capace di cambiarmi cosÌ!>>. Poi richiama l’attenzione di un altro personaggio onirico della reception che presumo essere addetto alle telefonate dei clienti. Lei gli riassume cosa ho fatto ma il ragazzo dai capelli rossi lunghi ed i tatti un po’ androgini è talmente preso dal suo lavoro che la liquida velocemente.
Chiedo al ragazzo dai capelli rossi, che mi sembra il più serio e forse anche il miglior ragazzo che ho visto qui dentro fino ad ora, se ha qualcosa per me. Il ragazzo mi risponde che avrà più disponibilità di personale verso il mattino :lol:
All’improvviso arriva un personaggio onirico cinquantenne che entra da una porta sul retro, sbattendola. E’ mal vestito, trascurato, viscido fin dal primo impatto. Mi si affianca e mi dice che vuole fare un giro, mettendomi con le spalle al muro. Quando si avvicina troppo alla mia faccia in maniera non voluta, miro al suo orecchio sinistro e con un morso glielo strappo via letteralmente.
La scena si ferma completamente, come congelata, mentre la sola cosa che si muove è l’uomo che si ritrae lentamente lasciandomi andare, il sangue che gli cola dalla ferita aperta. Non riesco a pensare ad altro che il prossimo passo sarebbe stata la sua intera testa con me trasformata in drago se solo non si fosse già ritirato.
Delusa per essere andata in bianco e scocciata per la situazione, lo supero a grandi passi ed esco dall’albergo.
Fuori c’è il sole. Decido di riprendere il volo con una rincorsa ma sento della confusione dietro di me, come delle voci molto vicine. Quando compio il balzo per andare verso l’alto avverto un improvviso peso spingermi a terra verso il palazzo di fronte che evito per un soffio.
Atterro, mi guardo alle spalle e c’è il personaggio onirico di una donna che si scusa per la spinta perché è inciampata mentre dietro di lei altre persone sono in fila indiana ed anche loro sembrano sorprese per questo “atterraggio di fortuna” come se tutti si fossero aspettati di prendere il volo con me.
La mia rabbia e la mia frustrazione accumulate dall’episodio precedente mi fanno afferrare la donna per le spalle. Gli altri personaggi che erano in fila dietro di lei mi guardano stupefatti. Anche qui c’è un momento di tensione in cui tutto si congela dove loro guardano me ed io guardo loro.
Poi scuoto la donna per le spalle e quella sviene fra le mie braccia. Lascio cadere il suo corpo a terra. Un secondo dopo, tutti i personaggi onirici dietro di lei che mi stavano osservando cadono svenuti a terra per riflesso. Il mio unico desiderio era disattivare lei, ma si sono disattivati tutti come se fossero collegati in qualche modo. La cosa mi lascia una sensazione strana.
Mi alzo finalmente in volo di nuovo, ma cio’ che è appena avvenuto in parte mi incuriosisce ed in parte mi fa sentire un senso di colpa come se non avessi dovuto lasciare quei personaggi svenuti a terra in modo cosÌ brutale. Questo senso di colpa fa cambiare di colpo la scena attorno a me che diviene ancora notturna ma stavolta con un cielo nuvoloso e con una città che sembra un quartiere periferico che non ha niente della bellezza della precedente. Nonostante io mi dica di essere finita in una topaia e che rispecchia il mio senso di colpa, noto alcune particolarità nelle forme di alcuni appartamenti che mi richiamano le case di Parigi: i tetti azzurri e bombati con piccole finestre illuminate, gli angoli strani delle mura, le facciate bianche e a più piani.
Volo fra di essi, ma trovo ancora difficoltà a cambiare direzione ed è come avere i comandi invertiti ed a rallentatore: vuoi andare a destra e viri a sinistra, punti verso sinistra e vai a destra, freni ed invece continui dritto per un altro po’ prima di riuscire ad arrestarti. E’ come se alla mia azione pensata corrisponda una reazione in ritardo. Mi sforzo di puntare verso il cielo e salire di quota perché voglio volare oltre le nuvole, ma salgo, salgo troppo in alto e troppo velocemente in maniera totalmente involontaria mentre vedo la terra, la città e le luci allontanarsi.

Il sogno crasha di nuovo.
Mi ritrovo di nuovo in un vicoletto medievale simile al primo, stavolta prendo subito atto di essere ancora dentro il sogno e mi avvicino alla parete mezza crollata che una volta doveva essere di un edificio. Alla parete è attaccata una specie di porta di legno senza senso che dà sul muro. Ci sono solo i cardini e questa porta da stalla di un rosso sbiadito montata li a caso.
Decido di utilizzarla come tramite per Oniria.
La forzo ad appoggiarsi sul muro e mi immagino che dall’altra parte si formi un portale per arrivare all’isola dei sognatori lucidi.
Quando la riapro c’è solo il muro come c’era prima.
Ritento. Normalmente coprirmi la porzione di visuale per dare il tempo al sogno di creare qualcosa dall’altra parte funziona sempre. Scosto la porta e noto solo che si è formato un buco sul muro grande quanto il mio pugno. Guardando bene mi sembra di scorgere un cielo azzurro dall’altra parte. Forse ci siamo! Ritento ancora appoggiando la porta sul muro, immaginando Oniria dall’altra parte e poi riaprendo. Il buco si fa più grande ma non abbastanaza per farmi passare. Decido di arrivare alle maniere forti ed afferrando i bordi della fessura, faccio crollare parte della muratura fino ad aprirmi un varco abbastanza grande da passare dall’altra parte.
Sono fra delle alte colline verdi di erba e fra queste passa un fiume profondo. Sento della musica e canti ed allegria nell’aria. E’ giorno con una luce piena di primo mattino e quando mi alzo in volo per l’ennesima volta trovo attorno a me un ambiente fantastico.
Ci sono porzioni di terreno sospese in aria come nel film di Avatar e sopra di esse ci sono talvolta alberi, talvolta edifici costruiti e talvolta solo roccia ed erba.
A terra invece ci sono rami di fiumi che si alternano a praterie e poi a golfi. Cerco il mare con lo sguardo mentre mi godo il panorama e lascio che le zone di terreno sospese in aria a diversi metri di altezza mi sfilino accanto.
Infine arrivo al mare e quella che mi sembra un’isola dalla forma giusta poco lontano dalla costa compare all’orizzonte. Ne riconosco il profilo delle montagne della prima volta che ci sono arrivata e sembra quasi che l’intera isola emani un bagliore tutto suo
...poi il sogno crasha e la sveglia suona.
"Tal fu la mia follia da fermarmi per la bestia
Di cenere macchiata e del dono portatore
chiedendomi cosa cotal creatura fosse
<<parla inquieto spirito
di qual sorte t’ha vinto,
e rivela la mia
per cui possa gioire
o versar pianto>> "


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Re: pagine di sogni di Alrescha

Messaggioda Alrescha » 15/12/2018, 1:25

Lunedi 10 Dicembre 2018

All'ennesima ricerca di Oniria perché non avevo idee migliori per un sogno lucido inatteso

Ore 5:24 mi sveglio. Guardo l’ora convinta che siano ormai le 6:30 e che debba svegliarmi di lÌ a poco, invece rimango sorpresa nel vedere l’ora e mi rimetto a dormire (ma avevo passato l’intera domenica a dormire dopo un sabato sera a dir poco distruttivo).
Comincia un sogno normale, ma l’inizio lo ricordo un po’ sfocato. Sono all’interno di una struttura senza soffitto. Sembra antica con vecchie mura di pietra marrone. Eppure ci sono alcuni elementi molto moderni come un tavolino di legno e sulla mia sinistra una porta laccata già aperta. Avanti a me c’è un loggiato con delle arcate antiche mentre alla mia destra una piccola scalinata a gradoni in stile precolombiano che termina con un edificio quasi cubico con un’apertura che dà nel buio pece del suo interno.
Dalla porta moderna alla mia sinistra entra una persona dai capelli biondi corti. Il pensiero mi va subito ad un nome: Camael. Lo sondo con lo sguardo mentre realizzo di essere in un sogno proprio perché c'è lui, ma guardandolo meglio gli assomiglia soltanto a grandi linee. Il personaggio onirico non smette di parlare in un monologo per me insensato mentre si siede sopra il tavolino di legno.
Desidero fortemente che sia Camael, il mio personaggio onirico ricorrente, ed il suo volto cambia. Il fatto di fissarlo peró destabilizza il sogno e le sue fattezze non smettono di trasformarsi come un cambiaforma impazzito: prima diventa a pixel, poi cinese, poi una donna, poi un cartone animato, poi torna ad essere un ragazzo biondo, poi moro, poi ancora asiatico.
Decido di lasciar perdere e, guardando avanti a me fra le arcate del loggiato senza soffitto, mi accorgo che c’è un altro personaggio onirico sulla scena.
Sembra una specie di folletto senza volto, piccolo e con il cappuccio a punta e la veste rossa. Si vedono solo i suoi occhi gialli che mi fissano curiosi perché il resto delle sembianze è nascosto.
Mi paralizzo per tentare di capire se sia buono o cattivo, ma lui sembra studiarmi a sua volta. CosÌ comincio a correre sulla mia destra e lui prende a correre in parallelo insieme a me.
Mi accorgo di correre in maniera strana ed ansimare, quasi ringhiare, poi realizzo che ho una sensazione strana ed è perchè sto correndo a quattro zampe. Ho le sembianze di un animale? Spicco un balzo prima di arrivare alla scalinata a gradoni azteco e prendo il volo.
Guardo in basso e noto che la mia sagoma proietta a terra l’ombra di un drago enorme.
Quando rialzo lo sguardo la scena è cambiata ed è notte. Sono sopra una città illuminata, volo fra tetti di palazzi e case che ricordano Londra. Non avevo previsto un sogno lucido e non so bene a cosa dedicarmi, cosi decido di tornare a cercare Oniria.
Guardo l’orizzonte cercando il mare, ma vedo solo palazzi e case e strade.
Non vedo personaggi onirici in giro, nè macchine che passano sulle strade, ed ho paura che tutta questa immobilità possa farmi crashare il sogno.
Probabilente questo pensiero finisce per plasmare il sogno stesso perchè di li a poco sorvolo un’automobile bianca che corre sulla strada fra i palazzi e se ne va.
Cerco di cambiare direzione di volo, ma forse sono un po’arrugginita perché trovo difficile virare e quasi non vado a sbattere contro dei palazzi. Più lontano riesco a scorgere quella che sembra la sagoma di qualcosa di simile al Big Ben, anche se poi, guardandomi attorno, noto che tutta la città in notturna è costellata di chiese e di torri con orologi qua e là.
All'improvviso una musica nasce piano piano da tutto attorno e mi sembra di riconoscere la voce di Bono degli U2. Cerco di concentrarmi sulla scena ma la musica diviene sempre più forte e finisco per cercare di capirne le parole - grave errore perché è qui che l’ipnagogica uditiva prende il sopravvento sul sogno lucido. La musica si alza ancora, tutto diviene nero.

Il sogno crasha.
Riprende con sogno normale: sono seduta sulla panchina di una viuzza medievale di notte, su una di quelle panchine attaccate a qualche vecchio casolare con terrazzo come solo i vecchi paeselli di campagna mediterranei sanno avere, e di fianco a me c’è proprio una signora anziana che mi parla.
Io peró non la ascolto e mi trovo a fissare la viuzza medioevale avanti a noi. La via ha un effetto ottico strano e sembra scomparire con un angolo innaturale dietro un edificio. Questa cosa mi fa venire in mente l’architettura francese...ma io sono in Francia e questo paesino, con le case di pietra che posso vedere avanti a me, è decisamente in stile Italiano. Sono ancora nel sogno!
Mi alzo, prendo la rincorsa e spicco il volo, stavolta in sembianze umane.
Sorvolo ancora la stessa città di prima, o meglio lo stile delle case e dei palazzi è molto simile con piccoli quartieri quadrati raggruppati, l’architettura londinese, torri con orologi.
Mi dico che devo sfruttare il sogno meglio di cosi e decido di fare un po’ di casino.
Vedo un ponte poco lontano e mi ci dirigo, anche se il problema di gestire la direzione di volo rimane e faccio fatica ad arrivare dove voglio. Mi poso sopra il ponte coperto ed in costruzione. Nonostante sia notte, ci sono gli operai che stanno lavorando con i loro caschetti gialli e un responsabile delle operazioni.
Mi gridano che non posso stare lÌ e mi intimano di andarmene prima di chiamare la sicurezza. Io li prendo in giro, poi prendo fiato e lancio dalla bocca una sorta di sfera viola di energia che esplode su parte della struttura che stanno costruendo distruggendone un pezzo, spazzando via gli strumenti degli operai e facendo tremare tutto il resto.
Il tizio che dirige le operazioni mi guarda fra l’atterrito e l’affranto, da una parte non riuscendo a credere a ciò che ho fatto e dall’altra con la consapevolezza che gli ho distrutto una porzione del lavoro e che dovranno cominciare da capo. Soddisfatta spicco di nuovo il volo fra i palazzi.
Voglio divertirmi, voglio intrufolarmi in un posto lussuoso per vip. Al mio occhio balza subito la sagoma di un hotel di quelli molto carestosi fra i palazzi tutti uguali.
Discendo per cercare di entrare e sapendo che non avrei trovato alcun problema.
All’entrata ci sono due buttafuori che mi chiedono se ho l’invito. Alzo la mia mano destra mostrando il palmo e dicendo <<certamente, eccolo qui>> come se fosse la cosa più naturale del mondo.
I due guardano il mio palmo come se ci fosse davvero scritto qualcosa sopra e poi mi sorridono lasciandomi il passo.
La hall è tappezzata di moquette e di velluto rosso. Su una lunga e sinuosa scrivania nera c’è una donna bionda che mi sorride e mi chiede se ho prenotato una camera per la notte.
Le rispondo che sono io la celebrità che stavano aspettando di accogliere stasera e che è ovvio che io abbia prenotato, c’è già una camera pagata a mio nome.
La donna sembra essere sbalordita, controlla nel registro e mi accoglie radiosa come se fossi davvero qualcuno di importante.
Chiedo se hanno qualche ragazzo disponible per farmi divertire un po’ e lei mi risponde che la maggior parte è già occupata e che gli unici rimasti sono nella stanza accanto alla hall.
Mi dirigo là con delle aspettative che si infrangono subito: due stanno giocando alla playstation sul divano e neanche si accorgono del mio arrivo, apro una porta della stanza e trovo un ragazzo mulatto seduto sulla tazza del water a leggere una rivista, un altro ragazzo con la frangetta, il petto depilato ed un pantalone con i risvoltini dice qualcosa ai due della playstation. Tutti mingherlini, rachitici e sbarbati, quasi più depilati di me.
Torno immediatamente nella hall con i brividi. Di un ragazzo decente neanche l’ombra.
Mi osservo dicendomi che forse sono io che influenzo l’ambiente ed in effetti, guardandomi, indosso un maglione bianco e dei jeans non proprio formali adatti ad un luogo cosi di alta classe. Mi chiedo se cambiando i miei vestiti non cambi anche il modo in cui mi percepiscono i personaggi onirici. CosÌ batto le mani due volte ed i jeans si trasformano in leggings neri, il maglione bianco di lana in un vestito rosso corto, le scarpe da tennis in un elegante stivale nero.
La giovane donna della hall mi fa entusiasta <<davvero straordinario! Anch’io vorrei essere capace di cambiarmi cosÌ!>>. Poi richiama l’attenzione di un altro personaggio onirico della reception che presumo essere addetto alle telefonate dei clienti. Lei gli riassume cosa ho fatto ma il ragazzo dai capelli rossi lunghi ed i tatti un po’ androgini è talmente preso dal suo lavoro che la liquida velocemente.
Chiedo al ragazzo dai capelli rossi, che mi sembra il più serio e forse anche il miglior ragazzo che ho visto qui dentro fino ad ora, se ha qualcosa per me. Il ragazzo mi risponde che avrà più disponibilità di personale verso il mattino :lol:
All’improvviso arriva un personaggio onirico cinquantenne che entra da una porta sul retro, sbattendola. E’ mal vestito, trascurato, viscido fin dal primo impatto. Mi si affianca e mi dice che vuole fare un giro, mettendomi con le spalle al muro. Quando si avvicina troppo alla mia faccia in maniera non voluta, miro al suo orecchio sinistro e con un morso glielo strappo via letteralmente.
La scena si ferma completamente, come congelata, mentre la sola cosa che si muove è l’uomo che si ritrae lentamente lasciandomi andare, il sangue che gli cola dalla ferita aperta. Non riesco a pensare ad altro che il prossimo passo sarebbe stata la sua intera testa con me trasformata in drago se solo non si fosse già ritirato.
Delusa per essere andata in bianco e scocciata per la situazione, lo supero a grandi passi ed esco dall’albergo.
Fuori c’è il sole. Decido di riprendere il volo con una rincorsa ma sento della confusione dietro di me, come delle voci molto vicine. Quando compio il balzo per andare verso l’alto avverto un improvviso peso spingermi a terra verso il palazzo di fronte che evito per un soffio.
Atterro, mi guardo alle spalle e c’è il personaggio onirico di una donna che si scusa per la spinta perché è inciampata mentre dietro di lei altre persone sono in fila indiana ed anche loro sembrano sorprese per questo “atterraggio di fortuna” come se tutti si fossero aspettati di prendere il volo con me.
La mia rabbia e la mia frustrazione accumulate dall’episodio precedente mi fanno afferrare la donna per le spalle. Gli altri personaggi che erano in fila dietro di lei mi guardano stupefatti. Anche qui c’è un momento di tensione in cui tutto si congela dove loro guardano me ed io guardo loro.
Poi scuoto la donna per le spalle e quella sviene fra le mie braccia. Lascio cadere il suo corpo a terra. Un secondo dopo, tutti i personaggi onirici dietro di lei che mi stavano osservando cadono svenuti a terra per riflesso. Il mio unico desiderio era disattivare lei, ma si sono disattivati tutti come se fossero collegati in qualche modo. La cosa mi lascia una sensazione strana.
Mi alzo finalmente in volo di nuovo, ma cio’ che è appena avvenuto in parte mi incuriosisce ed in parte mi fa sentire un senso di colpa come se non avessi dovuto lasciare quei personaggi svenuti a terra in modo cosÌ brutale. Questo senso di colpa fa cambiare di colpo la scena attorno a me che diviene ancora notturna ma stavolta con un cielo nuvoloso e con una città che sembra un quartiere periferico che non ha niente della bellezza della precedente. Nonostante io mi dica di essere finita in una topaia e che rispecchia il mio senso di colpa, noto alcune particolarità nelle forme di alcuni appartamenti che mi richiamano le case di Parigi: i tetti azzurri e bombati con piccole finestre illuminate, gli angoli strani delle mura, le facciate bianche e a più piani.
Volo fra di essi, ma trovo ancora difficoltà a cambiare direzione ed è come avere i comandi invertiti ed a rallentatore: vuoi andare a destra e viri a sinistra, punti verso sinistra e vai a destra, freni ed invece continui dritto per un altro po’ prima di riuscire ad arrestarti. E’ come se alla mia azione pensata corrisponda una reazione in ritardo. Mi sforzo di puntare verso il cielo e salire di quota perché voglio volare oltre le nuvole, ma salgo, salgo troppo in alto e troppo velocemente in maniera totalmente involontaria mentre vedo la terra, la città e le luci allontanarsi.

Il sogno crasha di nuovo.
Mi ritrovo di nuovo in un vicoletto medievale simile al primo, stavolta prendo subito atto di essere ancora dentro il sogno e mi avvicino alla parete mezza crollata che una volta doveva essere di un edificio. Alla parete è attaccata una specie di porta di legno senza senso che dà sul muro. Ci sono solo i cardini e questa porta da stalla di un rosso sbiadito montata li a caso.
Decido di utilizzarla come tramite per Oniria.
La forzo ad appoggiarsi sul muro e mi immagino che dall’altra parte si formi un portale per arrivare all’isola dei sognatori lucidi.
Quando la riapro c’è solo il muro come c’era prima.
Ritento. Normalmente coprirmi la porzione di visuale per dare il tempo al sogno di creare qualcosa dall’altra parte funziona sempre. Scosto la porta e noto solo che si è formato un buco sul muro grande quanto il mio pugno. Guardando bene mi sembra di scorgere un cielo azzurro dall’altra parte. Forse ci siamo! Ritento ancora appoggiando la porta sul muro, immaginando Oniria dall’altra parte e poi riaprendo. Il buco si fa più grande ma non abbastanaza per farmi passare. Decido di arrivare alle maniere forti ed afferrando i bordi della fessura, faccio crollare parte della muratura fino ad aprirmi un varco abbastanza grande da passare dall’altra parte.
Sono fra delle alte colline verdi di erba e fra queste passa un fiume profondo. Sento della musica e canti ed allegria nell’aria. E’ giorno con una luce piena di primo mattino e quando mi alzo in volo per l’ennesima volta trovo attorno a me un ambiente fantastico.
Ci sono porzioni di terreno sospese in aria come nel film di Avatar e sopra di esse ci sono talvolta alberi, talvolta edifici costruiti e talvolta solo roccia ed erba.
A terra invece ci sono rami di fiumi che si alternano a praterie e poi a golfi. Cerco il mare con lo sguardo mentre mi godo il panorama e lascio che le zone di terreno sospese in aria a diversi metri di altezza mi sfilino accanto.
Infine arrivo al mare e quella che mi sembra un’isola dalla forma giusta poco lontano dalla costa compare all’orizzonte. Ne riconosco il profilo delle montagne della prima volta che ci sono arrivata e sembra quasi che l’intera isola emani un bagliore tutto suo
...poi il sogno crasha e la sveglia suona.
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e rivela la mia
per cui possa gioire
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Re: pagine di sogni di Alrescha

Messaggioda Neon » 15/12/2018, 10:23

Che sogni complessi che fai, beata te : Blink :
In quanto sei riuscita ad avere questo controllo nei sogni?
Adesso lasciami nuotare stammi bene, attraverso il mare finchè l'universo non si vede
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Re: pagine di sogni di Alrescha

Messaggioda Alrescha » 02/01/2019, 11:18

Neon ha scritto:Che sogni complessi che fai, beata te : Blink :
In quanto sei riuscita ad avere questo controllo nei sogni?


Il primo sogno completamente controllato e con un ottimo controllo l'ho avuto a 16 anni, ma non sapevo ancora cosa fossero i sogni lucidi, quindi non avevo metodo. Fatto a caso.
Anche dopo che mi sono iscritta qui (durante il mio primo anno di università), i primi tempi era tutto molto casuale. Avevo controllo dei sogni ma spesso mi lasciavo trascinare dalla trama e lucidità e perdita di lucidità si alternavano spesso.
Quindi un buon controllo pieno l'ho avuto solo dopo essere arrivata qui su questo sito. Mi è servito giusto qualche mese credo, ma è anche vero che prima avevo una frequenza di lucidi abbastanza elevata. È facile migliorare quando hai molte possibilità per farlo.

Tu hai fortuna, sei molto giovane e sai già cosa sono i lucidi. Io ho aspettato i 21 anni per interessarmi all'argomento.
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