Indice I Sogni Lucidi Diario dei Sogni Lucidi > pagine di sogni di Alrescha

Raccontateci i vostri sogni lucidi e confrontatevi con quelli degli altri: una importante fonte di idee e ispirazione. Potete tenere un diario personale con i sogni che ritenete rilevanti.

Re: pagine di sogni di Alrescha

Messaggioda Alrescha » 03/07/2015, 1:20

Piccola premessa: da bambine io e mia sorella, quando giocavamo in casa, ci immaginavamo di essere due draghi e saltavamo per i divani facendo finta di volare. Lei era sempre un drago bianco ed io ero sempre un drago nero e, nonostante fossimo buone entrambe, le nostre storie finivano sempre che degli uomini volevano catturarci. :roll:

02-07-2015

Draghi opposti

Dopo una notte trascorsa con un sogno normale molto sbiadito, ricordo di essermi svegliata con una microsveglia ed essermi riaddormentata alle 7 di mattina.
Sono su una rampa di scale in quello che a colpo d’occhio mi risulta un luogo piuttosto conosciuto. Nonostante conosca benissimo la doppia rampa di scale che incontrai nel mio primo lucido totalmente controllato, qui tutto l’ambiente è girato in modo opposto anche se simile: a destra le scale scendono e a sinistra salgono e inoltre nel piano superiore c’è una finestra che dà all’esterno, cosa che non c’era mai stata.
Scelgo di salire stavolta. Devo uscire di qui mentre nella mente mi ripeto la task in modo quasi ossessivo in modo da tenerla bene presente: “trova Nebula”, ma non appena mi avvicino alla finestra per saltare vedo un drago in lontananza che vola e si avvicina sempre di più.
<<Ehi, un drago>> esclamo fra me a bassa voce e rimango per un momento a guardarlo incantata, distogliendo la mia attenzione dal pensiero della task. In un degli ultimi lucidi ne cercavo uno ed ora eccolo qui, era da un po’ che non ne incontravo.
Il drago è di colore nero e si dirige proprio verso la finestra del mio edificio. Sferza l’aria con le sue ali in un modo piuttosto minaccioso che suggerisce guai e di tanto in tanto lancia grida inferocite. Appena è abbastanza vicino, rimane sospeso a mezz’aria e tira indietro la testa come un serpente che si prepara a mordere.
Oh cavoli, so cosa vuole fare! Mi allontano di corsa dalla finestra, scendendo di nuovo la rampa di scale, per finire sul pianerottolo mentre una bomba di fuoco alle mie spalle distrugge finestra e facciata. Riesco a scendere anche qualche gradino della seconda rampa verso il piano terra prima che le fiamme si propaghino in linea retta fino al muro del pianerottolo su cui mi trovavo poco prima. Il drago fuori continua a ruggire e sento che con le zampe gratta via parti dell’edificio nel tentativo di crearsi una strada per raggiungermi o forse solo per creare caos.
Continuo a scendere le scale e attraverso una porta che mi conduce su un giardinetto esterno. Non mi serve neanche pensare a cosa fare perché d’istinto lo so già: con un paio di fischi richiamo un drago mio. Arriva subito. Lo vedo proiettare la sua ombra sopra di me e poi scagliarsi contro il drago che aveva tentato di farmi la pelle. Cominciano ad azzuffarsi e volando voltano l’angolo dell’edificio sparendo dalla mia vista. Li seguo anch’io per vedere come va il combattimento ma trovo una scena piuttosto strana: sul giardinetto ci sono mia zia e mia sorella con accanto il drago nero posato a terra che ora sta azzannando il collo di un drago bianco.
Non appena mi avvicino, richiamo il mio drago rosso che sta ancora volando con il singolo gesto di un dito verso il pavimento e grido imperiosa <<Qui, ora!>>.
Il drago rosso atterra al mio fianco e si mette seduto sulle zampe posteriori, immobile ma senza distogliere gli occhi dai due draghi che si oppongono per colore e a quanto pare anche per indole.
Mia sorella sta cercando di calmarli a parole per salvare il suo di drago, quello bianco.
<<Zia, ma è tuo quel drago nero? Perché non lo controlli?>> le chiedo.
<<Perché sono troppo buona e lui è malvagio. Non mi dà retta>> mi risponde semplicemente.
<<Ma ti ha scelto lui>> le dice mia sorella.
Mia sorella e mia zia cominciano a parlare e perdono subito la mia attenzione. Il drago nero lascia andare il collo di quello bianco che diviene di nuovo libero, come se non fosse stato altro che una scaramuccia. I tre draghi mi interessano parecchio come personaggi onirici. Non sono molto grandi, forse raggiungono poco più dei due metri e mezzo d’altezza, eppure sono totalmente diversi fra loro: quello nero è agile, flessuoso e spigoloso come l’ossidiana, ha spuntoni ovunque insieme ad un muso allungato e appuntito, so che è un drago ostile, malvagio, irrequieto; quello bianco è sottile e fragile come un uccello, con un muso molto più slanciato ma arrotondato fino ad una punta più aguzza, gli occhi grandi e azzurri che sembrano ricalcare la sua purezza; il mio invece è totalmente differente dagli altri due perché è rosso acceso, muscoloso, il muso più corto e tozzo con una mandibola possente, credo che rappresenti la via di mezzo fra i due draghi ovvero né totalmente buono e né totalmente malvagio e pare non volersi muovere senza un mio comando.
Ora che si è risolta l’ostilità del drago nero nei miei confronti e quindi il piccolo contrattempo, mi soffermo sul drago rosso. So che mi aiuterà a trovare Nebula, ne sono più che sicura, e se lo cavalcherò mi porterà nel posto giusto.

Ma qui il sogno crolla e riprendo con uno totalmente diverso e non lucido.
"Tal fu la mia follia da fermarmi per la bestia
Di cenere macchiata e del dono portatore
chiedendomi cosa cotal creatura fosse
<<parla inquieto spirito
di qual sorte t’ha vinto,
e rivela la mia
per cui possa gioire
o versar pianto>> "


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Re: pagine di sogni di Alrescha

Messaggioda Alrescha » 06/07/2015, 2:03

Questa è stata una cosa strana. Ho avuto una parte del sogno normale, mi sono addormentata e sono finita in un sogno in cui sapevo di sognare. Il controllo era buono e non ero legata alla trama perché nel sogno sapevo di dover fare qualcosa ma dato che non ricordavo cosa mi sono creata nuove task sul momento e poi quando mi sono svegliata sono tornata di nuovo dentro la trama del normale. Insomma credo che sia stata una parentesi lucida praticamente scollegata dal resto e non un classico "sogno in cui si sogna di lucidare" perciò ho deciso di postarlo qui.

Sogno lucido del 4 luglio 2015

Il mondo dipinto

Comincia come un sogno normale. Vado in camera dei miei genitori, che però in questo caso non è loro, e mi sdraio sopra il letto matrimoniale in cui si stanno coricando altre due bambine di 6 e 12 anni ad occhio e croce che sento appartenere in qualche modo alla mia famiglia (forse sono delle cugine lontane…non lo so. So che ho un qualche legame e che devo badare a loro).
Mi sdraio e mi addormento pensando che forse farò un lucido e mi ritroverò nel mondo dei sogni. Devo fare qualcosa di importante lì dentro.
Aprendo gli occhi mi accorgo di essere dentro una specie di stanza di una villa antica e so benissimo di stare sognando così come avevo sperato prima di addormentarmi. La stanza ha grandi arconi che la aprono su altre stanze che però sembrano bianche e offuscate come se non fossero state costruite dal sogno e quindi mi trovassi in una sorta di limbo o di luogo di transizione. La stanza in cui mi trovo è affrescata nel soffitto, tutta con un colore verde salvia e con dei fiori di loto e talvolta di ciliegio stilizzati ed eseguiti con un verde più chiaro secondo qualcosa che dovrebbe imitare una pittura giapponese. A mio parere però fanno davvero schifo.
Decido di aspettare un po’ che il sogno finisca di creare un ambiente al di fuori di questa unica stanza e intanto mi concentro sulle decorazioni. Guardando l’ambiente in modo più amplio, noto che c’è una parte del soffitto che raffigura anche una specie di notturno con nuvole che nascondono una grande luna piena e questo già sembra eseguito meglio rispetto ai fiori. Dato che è un sogno e che non ho altro da fare nell’attesa, mi dico che dovrei riuscire facilmente a cambiare qualcosa. Alzo una mano avanti a me verso le decorazioni floreali, in modo da coprirmi la loro vista, e mi concentro su come le avrei immaginate io. Una volta tolta la mano, le figure dei fiori di loto e di ciliegio stavolta hanno cambiato la disposizione tanto da prendere davvero i tratti dello stile spigoloso e sintetico classico giapponese mantenendo però i colori del verde. Non ho trovato alcuna difficoltà nel controllo e questo mi rincuora anche se, buttando un’occhiata alle altre stanze al di là degli arconi, sono ancora immerse in una luce bianca e “non costruite”.
Torno a guardare il soffitto, indecisa su come andare avanti dato che ho paura che uscire di qui possa farmi svegliare. Quando però guardo di nuovo la luna piena sopra di me, c’è una voce femminile e acuta che mi minaccia <<Ehi! Ehi tu! Facci uscire di qui immediatamente!>>. Riporto l’attenzione in basso, avanti a me, e c’è una donna riccia e mora, dalla corporatura tonda, il trucco pesante, le vesti scure e una bacchetta magica in mano che mi punta addosso e me la fa identificare subito come Bellatrix Lestrange, uno dei personaggi della saga di Harry Potter (da settimane seguo la saga che danno in tv). Da dove è spuntata?
Alle sue spalle ci sono un altro paio di uomini, forse maghi anche loro, ma sembrano spaesati e guardano incuriositi la stanza in cui siamo raggruppati.
La donna però non è altrettanto spaventata dalla stranezza del posto e continua a fissarmi storto.
<<Non sono sicura di riuscirci>> le rispondo tranquillamente.
Nonostante vorrei evitare di interagire con lei perché è un personaggio ostile, non riesco a provare paura per la sua minaccia per due motivi: il primo è che ha bisogno di me per uscire di qui ed il secondo perché so di poter contare su un buon controllo.
<<Avanti, sbrigati!>> fa ondeggiare la bacchetta come se brandisse una spada.
<<Va bene, va bene calma>> la prendo in giro. <<Sta a vedere>>.
Non so se possa funzionare davvero, ma auto convincersi che tutto andrà come previsto è l’arma migliore per un buon risultato e comunque avrei dovuto tentare qualcosa in qualsiasi caso per sbloccarmi da qui. Alzo una mano verso la parte del soffitto decorato con i fiori, sopra l’arco nel lato corto della stanza proprio vicino a Bellatrix e i due maghi, e a mano a mano si disegnano dei soffioni. Questi, ondeggianti sotto un vento inesistente, si moltiplicano a vista d’occhio e quando sono in una quantità sufficiente faccio finta di afferrarli e tirarli via. È come limitarsi a mimare il gesto. I soffioni si staccano letteralmente dal muro decorato e danzano attorno a noi, diventando sagome in bianco e nero disegnate a matita e in modo tridimensionale nello spazio. Li dispongo attorno a noi e tra loro cominciano a nascere spighe di graminacee selvatiche e fiori e l’intera stanza viene ricoperta da uno sfondo bianco come un foglio dove l’erba, le spighe, i fiori, i soffioni e gli alberi crescono soltanto sagomati nei loro contorni e nei loro particolari più caratteristici. Creare un ambiente dal nulla in questo modo mi mancava ancora. Mentre tutto continua a ruotare, venendo proiettati nel nuovo posto che cancella il primo, contenta allungo l’indice della mano destra nell’aria e come un maestro che dirige un’orchestra proclamo <<E ora un po’ di colore>>.
Dove passo l’indice i fiori si tingono di blu, i papaveri di rosso, le spighe diventano dorate, i tronchi degli alberi marroni e i colori nati dai punti che tocco si spandono a macchia d’olio come fiumi ad altissima velocità tanto che alla fine non c’è più bisogno che sia io a crearli perché finiscono da soli il lavoro finché tutto attorno a noi non diventa colorato e tridimensionale come un luogo vero. Rimango ferma ad ammirare il nuovo ambiente creato davvero dal niente: ci sono chiazze di erba verde e funghi piuttosto giganteschi che spuntano occasionalmente e mi arrivano fino al ginocchio. Mi trovo a pensare che ha qualcosa che me lo fa assomigliare al paese delle meraviglie di Alice.
Fra le spighe gialle e i papaveri ci sono farfalle bianche qua e là che volano placidamente, finché qualcosa non attira la mia attenzione a terra un po’ lontano da me. In una zona d’erba c’è qualcosa di saltellante e avvicinandomi trovo un rospo.
Questo però ha paura e vedendomi cerca di affrettarsi per nascondersi fra l’erba più alta. Lo afferro in tempo prima che sparisca dalla mia vista e lo appoggio sopra la mia mano. Il rospo gonfia la parte inferiore della bocca in modo alternato ed anche la consistenza molliccia che ho provato quando l’ho preso ha un che di realistico.
<<Non avere paura>> lo porto ad una giusta altezza in modo da poterci guardare negli occhi <<voglio solo chiederti qualcosa del mondo dei sogni, posso?>>.
È una buona occasione per chiedere qualcosa ad un PO.
<<Certo>> gracida ora più tranquillo, con una voce maschile e bassa.
Ma prima che possa cominciare, Bellatrix alle mie spalle mi grida <<Con chi stai parlando?>>.
Appoggio velocemente il rospo a terra prima che lei lo veda e decida di farmelo fuori e gli sussurro <<Nasconditi e non muoverti, tornerò fra poco>>. Già, quando mi sarò sbarazzata di lei. Lo vedo nascondersi sotto ad un fungo contornato da spighe di grano a formare quasi una barriera.
La donna mi sta ancora minacciando con la bacchetta, ma si guarda attorno stavolta impressionata anche lei dal posto come gli altri due maghi. È come se fossero finiti qui per sbaglio, trascinati fuori dalla loro storia e catapultati in un mondo che non conoscono (e credo anche di sapere da cosa derivi questa idea di fondo. Qualcuno ha mai visto il film Inkheart? Fino a un paio di settimane fa stavo leggendo il libro).
Non le rispondo e prendo a camminare verso destra, senza meta. Mi sono addormentata e sono venuta nel mondo dei sogni con un compito preciso: devo trovare e parlare con qualcuno ma non ricordo chi o perché, perciò spero che esplorare un po’ mi possa aiutare facendomelo tornare in mente. Bellatrix e gli altri due mi seguono a ruota in silenzio, quasi avessero paura di rimanere soli e questo mi dà un po’ fastidio. Non sono PO buoni, anche se sono più docili del previsto perché sono spaventati, e mi potrebbero creare un mucchio di guai.
Finiamo vicino ad un fungo enorme, una classica amanita rossa e puntinata di bianco, più grande di tutti gli altri che quasi mi arriva al petto. Sopra c’è una specie di folletto vestito completamente di verde, un cappello rosso a punta ed una barba bianca ispida che ci nota e ci osserva con uno sguardo poco amichevole. In un primo momento avevo pensato di chiedergli di più sul mondo dei sogni senza tornare dal rospo, ma abbiamo invaso il suo territorio e non mi piace affatto l’ostilità che percepisco. In una mano stringe un foglio di carta arrotolato come una vecchia pergamena e questo me lo fa associare spontaneamente ad una specie di Tremotino che per ogni cosa chiede un patto e un contratto in cambio. L’istinto mi dice “vai via”.
Ci allontaniamo lentamente senza voltarci indietro e finiamo in uno spiazzo d’erba dove un fungo ancora più gigantesco, che mi supera di parecchio in altezza, ha una porta di legno nel suo gambo. Fuori fra l'erba ci sono un paio di PO di cui uno sembra uscito da un cartone animato dato che è di un colore giallo assurdo ed ha lineamenti caricaturali mentre dell’altro non ricordo molto, solo che è un ragazzo ma decisamente più reale. I due PO entrano dentro il fungo ed io non li fermo perché non mi sembrano degni di nota da attirare la mia attenzione e a cui mi senta di chiedere qualcosa. Dritto avanti a me c’è una foresta di alberi spogli nelle loro silhouette nere che lasciano filtrare un sole che sta tramontando. Devo spingere la mia ricerca più in là.
Ma qui mi sveglio e il sogno riprende come normale dove sono convinta di essere nel mondo reale. La bambina di 12 anni (che assomiglia vagamente a mia sorella) si sveglia con me. C’è la lampada del comodino accesa al mio fianco e mi vedo in terza persona mentre la bambinetta vestita di nero mi dice <<Mi dispiace, devo farlo>> tira fuori un coltello e mi taglia la gola.
Non posso crederci…sono morta…per mano di una bambina.
Un pensiero dentro la mia mente mormora “checkpoint” e il buio si dirada.
Non sto a raccontare il resto ma qui riprende con lo stesso sogno di prima, normale e ambientato in casa mia, ma con ciò che è successo prima della mia morte e prima dell’andare a dormire. La trama in breve è che ogni volta che ci si collega al mondo dei sogni, e quindi si sogna, c’è un incubo che può impiantarsi nella mente del sognatore e che comincia a perseguitarlo non solo di notte ma anche di giorno come se fosse un misto tra Nightmare e The Ring in cui cellulari e schermi vengono letteralmente monopolizzati dalla figura di una bambina mostruosa dai capelli neri, lunghi e tutti avanti al volto coperto che può uccidere o farti compiere gesti estremi come quello di ammazzare gente (come aveva fatto la bambinetta di 12 anni).
Mio padre, mia madre, mia sorella ed io stiamo cercando di venire a capo del mistero facendo una ricerca su internet del fenomeno. Le due bambinette di 12 e 6 anni stanno a ciondolare per le scale che portano nelle nostre camere da letto. Decido di tentare di entrare in sogno per avere più informazioni perciò torno nella camera da letto con letto matrimoniale insieme alle due bambine, ma stavolta mia sorella mi segue e mi dice che non appena mi sveglierò la bambina di 12 anni mi ucciderà perché lei lo ha visto nel futuro. Le dico che lo so anch’io ma le chiedo se per caso ha visto a che ora mi sarei svegliata dal sogno così da anticipare gli istinti della bambinetta omicida e poter reagire.
Fine
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Re: pagine di sogni di Alrescha

Messaggioda cetaceon » 06/07/2015, 13:24

bellissimo sogno Arle.. come sempre del resto.. : Thumbup :
si sente l'influsso di Harry Potter: tra l'altro mi chiedo se l'autrice non si sia fatta ispirare da sogni lucidi.
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Re: pagine di sogni di Alrescha

Messaggioda Alrescha » 09/07/2015, 0:22

8 luglio 2015

Fuga!

Tutto comincia con un falso risveglio. Apro gli occhi e sono in camera mia. È mattina e la luce calda e brillante entra dalle serrande già aperte (ho l’abitudine di dormire tenendole mezze aperte anche se nel sogno lo erano del tutto).
Come mi alzo mi dirigo subito al computer per accenderlo ma mentre mi accuccio e sto attaccando la spina mi dico “che diavolo sto facendo? Ho un esame stamattina, non dovrei accenderlo”.
Così torno in piedi e faccio una delle cose che nella mia carriera di lucidi credo di aver fatto sì e no un paio di volte in tutto: un test di realtà.
Mentre torno verso il letto, premo il dito indice della destra contro il palmo della mia mano sinistra e non solo lo trapassa come se fosse inconsistente ma vedo il dito spuntare dall’altra parte nel dorso. Bello! Ma ora posso fare qualcosa di interessante. In casa non c’è nessuno tranne me a quanto pare, o almeno non sento alcun rumore provenire dalle altre stanze. Guardo la porta a soffietto aperta nella parte opposta della stanza.
<<Camael>> lo chiamo e attendo.
Non ricevendo alcuna risposta dal sogno, riprovo con più decisione.
<<Camael!>> attendo di nuovo che varchi quella maledetta porta ma all’improvviso si insinua la sensazione che questo sogno potrebbe diventare pericoloso. Nell’ultimo lucido in cui mi ero trovata in camera e non c’era anima viva avevo incontrato il Joker.
Scaccio quel pensiero dalla mente prima che si concretizzi.
Ho ancora un asso nella manica da poter giocare a mio vantaggio: mi avvicino alla pianola dove sopra, attaccato al muro con un chiodo, tengo un grosso cartoncino su cui sono appese con delle puntine le cose che hanno dietro dei ricordi o quelle che non devono essere dimenticate e fra queste c’è la stampa in bianco e nero del ritratto di Camael.
Strappo via il ritratto con fastidio per via del sogno che non mi ascolta e comincio a fissarlo con l’intento di imprimermi bene i lineamenti del volto per poterlo evocare.
Mi concentro sulla sua immagine nella mia mente e cosa appare al mio fianco appeso alla maniglia che apre la finestra? il lungo spolverino in cotone color sabbia di Camael.
<<Mi prendi in giro?>> mormoro al sogno mentre afferro il capo e lascio cadere il ritratto a terra.
Credo che il suo misero spolverino è tutto ciò che avrò di lui oggi.
<<Eccoti qui! Ne ho catturati tanti come te sai?>> è una voce maschile, cupa e un po’ rauca.
Osservo l’uomo, forse nella quarantina, sulla porta: grasso, vestito completamente di nero con un fucile in mano, lunghi baffi scuri e capelli fino alle spalle dello stesso colore nero pece ma unti e un po’ tirati indietro. Ha qualcosa di viscido nel suo aspetto, qualcosa che lo rende ripugnante. È un cacciatore di sognatori lucidi, ogni tanto ne incontro uno nei miei sogni.
Comincio a frugare dentro le tasche del giubbotto di Camael con l’intento di trovare qualcosa che possa tirarmi fuori dai guai o mi dia un indizio almeno su dove trovarlo, come chiamarlo o cosa fare ma trovo soltanto una bustina piena di palline antiodore per i vestiti e su un'altra tasca trovo fili di cotone per cucire e bottoni di diversi colori. Inutile, tutto inutile.
L’uomo è ostile come PO e il desiderio di uscire da questa prigione che sono le quattro mura e che mi costringe a stargli vicino si fa pressante.
Con’un’occhiata osservo la finestra al mio fianco ma ha i doppi vetri come nella realtà. Dovrei aprire due vetrate e ci impiegherei troppo tempo per agire, allora l’unica via di uscita veloce che mi resta è l’imprevedibilità. Lascio cadere il cappotto a terra e corro verso l’uomo che però stranamente non mi spara e non mi ferma neanche quando gli passo vicino per superare il varco che mi barricava. Si limita a ridere contento mentre scendo delle scale buie che non esistono nella realtà e dietro lo sento dire <<Vediamo se farai la scelta giusta>>.
E la scelta è aprire una porta già semiaperta che dà all’esterno o continuare a rifugiarmi all’interno di questa casa che ora non conosco e con lui dentro. La seconda scelta mi porterebbe ad arrendermi con le buone secondo lui. Ovviamente opto per la prima opzione.
Spalanco la porta e mi riverso per strada con dietro la sua voce <<Lo sapevo che lo avresti fatto>>. Sta giocando con me come un gatto con il topo.
Per strada in questa città che non conosco e fra vie che non ho mai visto, ci sono diversi agenti vestiti di nero e con armi in mano come il primo tizio. Non appena metto piede fuori dalla porta si agitano e cominciano a spararmi contro. Non pensavo che sarebbero arrivati a tanto. Un proiettile rimbalza sopra il tettuccio di una macchina rossa parcheggiata al mio fianco e che supero velocemente.
Prendo la rincorsa e mentre comincio a volare verso un albero con l’intento di passare fra i suoi rami spogli, sentendo ancora il rumore dei proiettili sparati che mi sfrecciano vicino, faccio segno con le mani di creare qualcosa attorno a me e grido <<Invisibilità>>.
Questa è una cosa complicata. Non è come volare o trasformarsi, qualcosa di cui si può vedere subito l’effetto. La prima cosa che mi è venuta in mente per evitare i proiettili è rendermi invisibile ma io mi vedo perciò l’invisibilità funziona se sono convinta che i miei PO non mi vedano.
Però qui il sogno prende una piega imprevista. Volo oltre l’albero, oltre la città ma alle mie spalle l’uomo grasso mi segue e vola anche lui…anzi, è molto più veloce.
Mi abbasso di quota su un campo di fiori e l’uomo mi si affianca volando a qualche metro da me alla mia destra, ma anche se tiene lo sguardo nella mia direzione sembra vuoto come se non sapesse esattamente dove guardare. Lui non può vedermi…non può…e allora come riesce a seguirmi?
La sua risposta arriva senza che io abbia formulato la domanda.
<<Forse non posso vederti ma sento l’odore della tua paura>> ridacchia malignamente e prende un bel respiro profondo di aria.
L’odore della mia paura è? Allora la soluzione è non provarne. Mi avvicino in volo molto di più a lui, a pochi centimetri di distanza per provare a me e a lui che non lo temo mentre sorvoliamo quasi rasoterra il campo di fiori multicolore che contrasta del tutto con i miei sentimenti. L’uomo sorride malvagiamente e allunga una mano all’improvviso nel tentativo di afferrarmi. Mi allontano di nuovo con velocità per non farmi prendere. Aveva detto che sentiva la mia paura, come sapeva che ero lì? Il suo gesto mi riporta alla memoria il lucido in cui Hitler aveva fatto la stessa cosa. Ma stavolta, guardandomi attorno, mi rendo conto che forse una spiegazione c’è: mentre voliamo i fiori si piegano come se fossero spostati da folate di vento.
Mi concentro per aumentare la velocità e superarlo, ma poi giungo alla consapevolezza che scappare non ha alcun senso. Dovrei avere un buon controllo, che diamine!
<<Va bene, ora basta!>> mi fermo di colpo sopra il prato e con la volontà che possa vedermi.
Appena mi volto per affrontarlo, non riesco a fare in tempo a preparare un colpo psicologicamente che lui mi è già addosso come una furia e mi blocca a terra. Con una mano mi afferra la gola mentre con l’altra tira fuori un coltello nero con una lama ricurva e lunga parecchi centimetri, la nuova arma al posto del fucile.
<<Ci divertiremo io e te. Stupro tutte le ragazze prima di consegnarle>> la sua voce cupa e ora anche maliziosa di un misto di cattiveria e gioia mi dà ripugnanza.
<<Vaf******o!>> quasi gli sputo. Riesco a tirargli un calcio dritto sotto il mento che lo fa cadere indietro. Il momento giusto per fuggire e seminarlo. Mi rialzo velocemente e corro verso la fine del campo di fiori su cui si apre una foresta, ma non è una foresta qualsiasi: sulla mia sinistra c’è una specie di alto muro di pietra coperto di edera e gli alberi d’avanti sembrano fare da recinto a quello che c’è dietro ovvero un paesino di palafitte di legno che è un misto fra quelli Cinesi e quelli dei paesi del Sud America in cui si crede ancora alla magia Voodoo. Solo un passaggio è lasciato aperto e privo di vegetazione e tutti i colori al di là del confine immaginario fra il campo di fiori e il paesino dietro la foresta sembrano tendenti ad un tono più giallo/marrone.
<<No, lì dentro no!>> l’uomo grasso mi insegue ancora ma stavolta è lui ad avere paura, paura di perdermi. Sembra non potermi seguire lì.
Ops, che peccato…proprio lì dentro invece. Con mia estrema soddisfazione proprio per la sua frustrazione e il suo timore, varco quel confine di alberi e colori e l’uomo grasso si ferma sulla soglia. Mi guarda e poi scompare dalla mia vista dietro il muro di pietra.
<<Ehi ragazza! Che fai lì? arrampicati presto, stanno arrivando!>> una donna mi rimprovera a bassa voce. Ha i capelli neri, lisci e molto lunghi, truccata pesantemente, un cappotto di finta pelliccia di un giallo intenso e tigrata, con una borsetta nera al fianco. Sembra una prostituta. L’altro che si arrampica velocemente è invece un contadino con semplici vesti da lavoro e piuttosto anziano. Seguo il consiglio della ragazza e vedo in lontananza arrivare tre ragazzi messicani dal paesino e dirigersi proprio verso di noi. Scherzano e ridono come boss mafiosi anche se sono giovani e forse fanno parte proprio della malavita.
Quello che sembra il capo dei tre, una volta vicino a noi, ci osserva in silenzio mentre siamo aggrappati come idioti al muro d’edera.
<<Prendete il vecchio>> dice alla fine.
Il contadino comincia a gridare e piangere <<No, no vi prego. Ho una famiglia>>, ma loro non gli badano. Il capo dei tre mi si avvicina <<E tu sei nuova? Qui le belle ragazze sono sempre benvenute>> e mi stringe il volto con una mano costringendomi a voltarlo. Non mi ci vuole tanto a capire che indente il lavoro di prostituzione. Ma ne ho abbastanza di farmi trattare oscenamente oggi. Mentre con una mano mi reggo ancora all’edera, stacco la destra e con un movimento gli afferro il polso della mano che mi tiene addosso e gli piego il braccio finché lui non grida e l’arto rotto nel punto del gomito non prende una posizione innaturale. Gli altri due se la ridono ma nessuno osa fare qualcosa. I tre ragazzi pseudo-messicani si allontanano così come erano venuti, compreso il ragazzo con il braccio spezzato, e senza fare niente forse perché la mia dimostrazione ha ottenuto l’effetto che voleva.
Scendo dalla rete di edera e mi dirigo verso il paesino ma poi perdo lucidità.
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Re: pagine di sogni di Alrescha

Messaggioda yareol » 09/07/2015, 14:18

Ciao Alre! : Mr green :

C'è qualcosa nel racconto di questo sogno che mi ha lasciato la netta sensazione di qualcosa di incompiuto, di qualcosa lasciato in sospeso.
Forse ha commesso qualche errore, ma non sono sicuro della sua origine. Non intendo le scale nel buio, intendo un qualche dettaglio volutamente ignorato.
Scendere le scale buie significa affrontare paure recondite, relegate nell'inconscio. Una delle cose che credo di avere scoperto dei cattivi è che spesso, senza volerlo perchè quasi sempre non ne sono consapevoli, parlando si lasciano indizi utili a chi li ascolta, utili anche per risolvere il problema.
L'uomo in nero è stato evidentemente più furbo di te, dicendo "Non lì dentro" sapeva che questo ti avrebbe idotta a pensare che oltrepassando quel confine avresti creduto di essere al sicuro, mentre invece sei praticamente andata nella tana del lupo.
Ma analizziamo di nuovo alcune parti del limitato dialogo tra te e e quel tizio:

- <<Vediamo se farai la scelta giusta>> -
- <<...stupro tutte le ragazze prima di consegnarle>> -
- <<No, lì dentro no!>> -

Evidentemente quello era una specie di super-pappone, mentre i tre mafiosi erano i mandanti. Lui voleva consegnarti proprio a loro per avere dei non meglio identificati vantaggi ma tu, essendoci andata praticamente da sola, non poteva più esigere nulla perchè non poteva dimostrare loro di essere stato lui a portartici.
Si insomma un sogno sgradevole, sicuramente, ma dal quale è possibile estrarre informazioni utili di cui fare tesoro, d'ora in poi.
P.S.
La prossima volta comunque tenta la strada verso il buio, perchè è tramite quelle che potrai iniziare a lavorare veramente su te stessa.
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Re: pagine di sogni di Alrescha

Messaggioda Alrescha » 09/07/2015, 22:38

yareol ha scritto:Una delle cose che credo di avere scoperto dei cattivi è che spesso, senza volerlo perchè quasi sempre non ne sono consapevoli, parlando si lasciano indizi utili a chi li ascolta, utili anche per risolvere il problema.

Su questo sono d'accordo anch'io, anche perché non dimentichiamoci che sono personaggi creati dalla nostra mente e nonostante siano ostili hanno sicuramente qualche significato o qualche messaggio di cui sono portatori e vogliono farci passare.

yareol ha scritto:L'uomo in nero è stato evidentemente più furbo di te, dicendo "Non lì dentro" sapeva che questo ti avrebbe idotta a pensare che oltrepassando quel confine avresti creduto di essere al sicuro, mentre invece sei praticamente andata nella tana del lupo.
Evidentemente quello era una specie di super-pappone, mentre i tre mafiosi erano i mandanti. Lui voleva consegnarti proprio a loro per avere dei non meglio identificati vantaggi ma tu, essendoci andata praticamente da sola, non poteva più esigere nulla perchè non poteva dimostrare loro di essere stato lui a portartici.

No, qui sei proprio fuori strada. sono due tipi di personaggi ostili completamente differenti: il primo oltre ad essere sgradevole è anche potenzialmente pericoloso mentre i secondi sono soltanto sgradevoli ma niente di preoccupante.
Era diverso il modo in cui agivano, come li percepivo, cosa volevano da me. Il tizio grasso in nero sapeva che ero una sognatrice lucida e lo sapevano anche gli altri militari in nero della sua squadra che hanno tentato di spararmi. Aveva poteri, sapeva fare cose che altri PO non sanno fare, conosceva le mie debolezze. I tre ragazzi del giro narcos/trafficanti di donne erano del tutto umani, giovani, incoscienti di chi avevano di fronte, senza alcuna particolarità e di sicuro non una minaccia.
Quando il tizio grasso mi ha detto "Non lì dentro", sapeva che stavo per scappare da quella parte ed era terrorizzato dall'idea che io l'attraversassi senza che lui potesse seguirmi. Paradossalmente mi ha dato l'esatta motivazione in più per andarci e mi ha messo in salvo da sé stesso.
Parlando dell' "odore della paura", credo che sia collegato al fatto che al mattino dovevo fare un esame che temevo un po', un'incarnazione del problema.
Riguardo lo stupro invece non c'è onta maggiore: se dovessi scegliere fra il condannare un uomo per aver ucciso qualcuno o per aver stuprato beh credimi che sceglierei lo stupratore perché c'è anche chi uccide perché è disperato e non ha scelta, invece chi stupra è perché ci prova piacere e lo vuole...sempre, senza mai eccezioni.
Morire in sogno è un problema relativo, sgradevole ma ti svegli e finisce lì...però se succede qualcosa dentro il sogno lucido e non riesci più a controllarlo o svegliarsi comincia ad essere difficile...quello è tutto un altro paio di maniche.
"Tal fu la mia follia da fermarmi per la bestia
Di cenere macchiata e del dono portatore
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Re: pagine di sogni di Alrescha

Messaggioda Alrescha » 13/08/2015, 20:22

Sogno lucido dell’11 agosto 2015

Limiti e confini

Il sogno comincia come normale. Non starò a raccontarlo in dettaglio ma serve per comprendere l’avvio di tutto: sono dentro una stanza a cui mancano due pareti opposte, di fronte e alle mie spalle, che collegano ad altri ambienti (uno di questi lo descriverò poi). Insieme a me c’è quello che dovrebbe essere il mio ragazzo, qualcuno che non ho mai visto nella realtà, e altre due coppie che, come noi due, si sono dichiarati e messi insieme oggi dopo varie vicende alla beautiful.
Da qualche parte, non mi ricordo dove o come, trovo anche un cornetto Sammontana che afferro e non vedo l’ora di gustarmi anche se è stranissimo: sembra molto più piccolo ma con la punta lunghissima e sottile, quasi gommosa dato che si deforma senza spezzarsi.
Tutto è tranquillo e va per il verso giusto quando il mio ragazzo mi spinge all’improvviso sotto un tavolo, per un momento mi sembra di riconoscere che la stanza assomiglia vagamente al salone-sala da pranzo di mia nonna, e mi indica di fare silenzio. Sono arrivati degli individui capeggiati da una donna e stanno portando via/sequestrando le altre due coppie di ragazzi che erano con noi.
Non so chi siano i nostri nemici, ma ho l’impressione che ci cerchino da sempre e che portino con loro il pericolo.
<<Fingiti morta e mettiti questo sopra>> mi sussurra il ragazzo biondo che è con me. Afferro il lenzuolo bianco candido che mi sta porgendo e appoggio il gelato a terra ancora perfettamente incartato. Vorrei poter chiamare il ragazzo per nome ma più tento di ricordarlo e più mi sfugge nonostante mi sia estremamente familiare.
Mi stendo a terra e rimango rigida e immobile come un morto dopo aver posizionato il lenzuolo. È troppo corto però perché mi possa coprire completamente e la faccia mi rimane fuori, così all’ultimo riesco a tirarlo un po’ su ma solo fino al naso perché poi le persone che ci stanno cercando si abbassano a guardare sotto il tavolo.
Mi impongo l’immobilità assoluta. Li vedo afferrare il mio ragazzo e farlo uscire con la forza mentre ridono di me dicendo qualcosa del fatto che la mia fine sia stata essere un sacrificio umano prima che loro arrivassero. Ringrazio mentalmente la fortuna di essere riuscita a tirarmi il lenzuolo fin poco sopra il naso. È importante che non vedano che io sia femmina (è una sensazione, una nozione del sogno, non so perché in realtà).
Quando se ne vanno e tutto torna tranquillo, mi tolgo il lenzuolo e decido di seguirli per poter liberare i miei amici e il mio ragazzo, anche se ora non lo vedo più come ragazzo ma come un estraneo che mi ha tirata fuori dai guai.
I cinque prigionieri più i diversi uomini adulti e la donna bionda, vestiti tutti in completo nero e occhiali da sole scuri come da bravi membri di qualche organizzazione ignota, attraversano una delle due pareti mancanti della stanza e si dirigono giù per una collina coperta di erba verde brillante che porta fino al mare. Il nuovo posto è una sorta di estensione della stanza senza le due pareti opposte, perciò il mare, la collina e il resto sono chiusi sopra da un soffitto in legno, a sinistra da una parete enorme e lunghissima in muratura (continuazione di quella della pseudo-stanza di mia nonna) ma dove ora manca anche la parete di destra.
All’orizzonte vedo delle isole molto lontane e la copertura in legno arriva fino là, anche se sono bagnate dal sole perciò mi fa intuire che forse là il soffitto termina e comincia il cielo aperto.
I prigionieri e i membri dell’organizzazione, dopo aver preso un sentiero che scende dalla collina e arriva al livello dell’acqua, si uniscono nella baia ad altri membri della loro organizzazione e con altri prigionieri presi chissà dove, tutti ragazzi.
Il primo pensiero è che devo fare qualcosa, ma non so che cosa. Non posso affrontare tutte quelle persone, oltretutto armate, da sola. Mi accorgo di avere ancora il gelato in una mano, anche se non ricordo di averlo preso quando mi sono alzata da sotto il tavolo, e questo è mezzo scartato. Finisco di scartarlo e mi trovo non con un cono gelato come preannunciava la carta del cornetto classico, ma con una specie di asta completamente fatta di cioccolato mezzo squagliato per il calore. Invece di mangiarlo prendo a modellarlo come se fosse dell’argilla, tirandoci fuori la testa e le ali di un drago mentre intanto cerco di pensare a cosa fare per i miei amici (nella realtà disegnare e modellare qualcosa mentre penso mi aiuta). Se solo fossi in un sogno potrei far uso di poteri e…il dubbio si insinua.
E se lo fossi?
Dalla cima della collina guardo sotto: è ripido, potrei provare a volare ma se non fosse un sogno cadrei come un’idiota fino giù e mi farei prendere oltre che scoprire.
Vale la pena tentare.

Prendo la rincorsa e mi lancio dalla cima mentre mi dico mentalmente “sei spensierata, sei felice, divertiti”, per far in modo che l’incentivo positivo mi aiuti nell’azione. Il volo è inizialmente instabile e sbando, ma riesco a raddrizzarmi e prendere totalmente il controllo. Ora sono sicura di sognare. Mi allontano un po’ dalla costa della collina per non essere a portata di tiro e di vista dei tizi dell’organizzazione. Non posso alzarmi in volo più di tanto dato che sbatterei la testa sull’enorme soffitto in legno che, anche se alto, crea comunque un confine all’ambiente.
Il primo istinto mi dice di voler uscire di lì, magari facendo scomparire il soffitto, ma poi ci ripenso e prima voglio dare una lezione all’organizzazione che voleva catturarmi.
Ho ancora la barretta di cioccolato modellata in mano e mi dà l’idea di richiamare un drago vero (si va beh, sono ripetitiva ma ho una certa affinità ed è l’unico posto in cui potrei vederli vivere del resto).
Butto la barretta di cioccolato in aria pensando che prendi vita e da quella si formi un drago vero. La fine che fa è intuibile: cade tristemente dentro l’acqua del mare senza neanche accennare a trasformarsi. Tentativo numero uno fallito, ma può capitare.
L’ultima volta mi era bastato chiamare il drago, così mi riempio i polmoni di fiato e grido: <<Drago!>>, mentre, seguendo l’acqua, faccio il giro della collina dove non c’è la parete a delimitare il posto per rendermi conto di quante persone ci siano da affrontare.
Non compare nulla. Niente di niente.
Capisco che il sogno è un po’ restio a seguirmi, è come se mi opponesse una certa resistenza. Raven, una vecchia utente del forum, una volta aveva detto che cantare in un lucido le faceva sempre accadere cose strane. Decido di provare a canticchiare ad alta voce perché spero nell’idea che possa riportare affinità e unione fra me e il sogno.
Dalle isole lontane bagnate dal sole, proprio opposte alla grande collina verde, vedo alzarsi in volo un drago rosso che fa qualche avvitamento in aria prima di dirigersi verso di me. Ora si ragiona.
Quando però è abbastanza vicino, la mia delusione è cocente perché lo trovo piccolo quanto la mia mano anche se prima, quando era lontano, le sue dimensioni erano da drago adulto. Come può mettere paura una bestiolina del genere? Mentre io e il cucciolo voliamo fianco a fianco ritornando al punto iniziale di fronte alla collina, mi accorgo che avanti a noi compare un altro drago, nel classico stile cinese stavolta e completamente bianco, che vola come un serpente radente al soffitto e scompare nel nulla prima che possa provare ad interagirci ed usarlo per i miei scopi.
Mi concentro di nuovo sul draghetto rosso che cerco di far crescere di dimensioni tramite le mani, ponendole sopra la sua immagine e facendo segno di allargarle senza che però succeda nulla.
Ritento ancora lo stesso metodo ma fallisce anche questo ennesimo tentativo, il che comincio a perdere la pazienza.
Mi chiedo se i fallimenti non siano dovuti a qualche limite mentale sulle dimensioni che inconsciamente l’ambiente semichiuso provoca su di me quando vi sono confini.
Potrei provare ad eliminare il problema dal principio togliendo del tutto il soffitto, ma vista la difficoltà nelle cose più semplici temo di non avere abbastanza controllo oggi. Il cucciolo che ho evocato vola in alto e sembra cercare anche lui la libertà oltre il soffitto. Invece di sforzarmi a togliere tutto l’ostacolo, punto un dito verso le assi di legno e traccio un cerchio in aria. Si forma un buco grande che mostra dall’altra parte un cielo stellato e il draghetto vola via. Almeno questo è riuscito e magari avere un collegamento diretto con l’esterno può aiutarmi a superare la concezione di confini. In realtà potrei uscire di qui e provare altro, ma il non riuscire in qualcosa diventa poi una questione di principio che raramente riesco ad ignorare.
Lascio perdere l’evocare un drago decente e ricorro al piano alternativo: mi trasformerò io stessa.
Il primo passo è convincersi di esserlo, il secondo è sentirsi tale anche fisicamente. Se ne era parlato recentemente nella chat del forum e le opinioni che avevo espresso a riguardo, insieme a quelle di altri utenti, mi tornano tutte in mente.
Ancora sospesa in un unico punto sopra il mare, un po’ lontana dalla collina, nonostante provi a sentirmi drago inizialmente non vedo cambiamenti esteriori.
Per aumentare la concezione unisco le gambe e comincio a muovermi come se fossi un serpente. Il movimento delle gambe, del bacino e dei muscoli giusti aiutano la convinzione e l’autosuggestione, così finalmente vedo formarsi le grandi ali membranose e rosse ai miei lati, le mani con zampe squamose e rosse dai lunghi artigli, la coda che penzola e si muove sinuosa sotto di me.
Mi dirigo ferocemente verso le persone dell’organizzazione e soprattutto verso la donna bionda che sembra il loro capo e che sta sulla riva a portata di mano. Mi fermo volando a pochi metri da loro e con uno sforzo di stomaco sento un tepore piacevole pervadermi l’addome, salire fino in gola ma quando sputo fuori l’aria che deve essere infuocata, il fuoco non arriva. Ma che diavolo! Di solito riesce sempre così bene.
Tutto quello che butto fuori è solo aria e un grido a dir poco arrabbiato mentre i capelli biondi della donna vengono scompigliati e gli occhiali da sole scuri dei membri della sua organizzazione fatti cadere. Mi preparo psicologicamente a combattere fisicamente con gli artigli.
Nonostante non sia riuscita a mettere in atto una minaccia concreta, sembra comunque che l’organizzazione, o meglio la donna, capisca la situazione di estremo svantaggio in cui si trova. Lascia liberi i prigionieri e sento pervadermi una forte sensazione di soddisfazione anche se non so se sia per l’aver effettivamente liberato i prigionieri, per essere egoisticamente riuscita ad ottenere quello che volevo oppure, più probabilmente, per entrambe le cose.
Qui però comincio a perdere il controllo e la lucidità del sogno. Ricordo che vicino alla donna bionda c’erano delle grandi bacinelle di plastica trasparente piene di liquido: una gialla, una verde…credo fossero una sorta di colori per dipingere.
Ancora sotto forma di drago afferro le bacinelle rettangolari una per una, leggere come nulla, e le impilo una sopra l’altra tenendole fra le braccia con l’intento di non versarle, perché per me preziose, e l’idea di portarmele via per poi usarle da qualche parte. Una parte di me si chiede cosa accidenti stia facendo e perché dovrei perdere tempo in questo modo, ma non torno più ad avere la consapevolezza iniziale e comunque il sogno non ha occasione di andare avanti perché finisce e mi sveglio.
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Re: pagine di sogni di Alrescha

Messaggioda Nateolius » 06/09/2015, 14:05

Un vero peccato che tu non sia riuscita a sputare fuoco D:
Ma il drago rosso era come quello dell'altro sogno nel quale erano presenti i draghi? Quello di luglio, mi pare.
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Re: pagine di sogni di Alrescha

Messaggioda Alrescha » 07/09/2015, 0:28

No, l'altro era adulto e questo era decisamente cucciolo, anche se c'erano delle somiglianze sull'aspetto piuttosto marcate come il colore o il fatto che avessero una forma generale piuttosto robusta: niente code fini, musi allungati o zampette esili. E poi quest'ultimo sembrava anche un po' più cartonato forse, un po' meno reale del precedente
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Re: pagine di sogni di Alrescha

Messaggioda Nateolius » 07/09/2015, 0:37

Si, avevo sottointeso a parte l'età, scusami :)
A cosa credi sia dovuta questa minore realtà? Al fatto che non riuscivi a controllarlo come volevi, o pensi ci sia una ragione per cui lo sentivi più finto?
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