Indice I Sogni Lucidi Diario dei Sogni Lucidi > pagine di sogni di Alrescha

Raccontateci i vostri sogni lucidi e confrontatevi con quelli degli altri: una importante fonte di idee e ispirazione. Potete tenere un diario personale con i sogni che ritenete rilevanti.

Re: pagine di sogni di Alrescha

Messaggioda EternalDreamer94 » 06/01/2016, 3:12

Alrescha ha scritto:Non scrivo benissimo, la mia proprietà di linguaggio fa schifo, ma ce la metto tutta e quando qualcuno mi dice che riesco a trasmettergli qualcosa allora mi convinco di star facendo la cosa giusta alla fine, anche se significa scrivere muri di testo immensi.


Non me ne intendo molto di scrittura creativa ma sai emozionare e se tutti i tuoi muri di testo sono così emozionanti, sta tranquilla che nessuno si lamenterà della lunghezza! : Thumbup :
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Re: pagine di sogni di Alrescha

Messaggioda Alrescha » 31/03/2016, 0:35

Lucido del 27 Marzo 2016
sveglia delle ore 4:00

la plasticità del sogno

Sono nel quartiere di Parma in cui ho preso in affitto il mio appartamento universitario. Sono fuori, vicino al ponte che collega la parte ovest della città con la est.
Insieme a me c’è un uomo che non riesco ad identificare, il ricordo è vago, mi dice qualcosa per incitarmi ad andare dentro una struttura che sorge sul lungo fiume al di là del ponte. La persona che è con me blatera qualcosa riguardo una questione internazionale di vitale importanza mentre mi guida verso l’edificio che assomiglia ad una torretta di controllo aeroportuale di colore bianco e rosso.
Arriviamo dall’altra parte del ponte, scendiamo verso il fiume fino ai piedi della torre e l’uomo entra dentro una porticina scura che mostra delle scale all’interno.
Qui c’è un primo momento in cui le mie certezze vacillano, non ricordo di aver mai visto una struttura simile da queste parti. Qualcosa mi trattiene dall’entrare, una sensazione di diffidenza, ma mi faccio forza e continuo a seguire le orme della persona avanti a me.
Saliamo le scale fino ad arrivare in cima alla torre dove c’è un pianerottolo in cui sembra allestito un salotto con divani di pelle nera lucida, un tappeto elegante, un tavolinetto di vetro da ricconi…e ad un certo punto nella stanza entra niente di meno che Barack Obama!
Prendo lucidità mentre lui sorride con il suo solito sorriso inconfondibile ed è seguito da un ragazzo giapponese che sembra quasi una guardia del corpo o un sicario. Obama si siede su uno dei divani neri e l’uomo che è con me fa la stessa cosa, invitandomi a mettermi comoda al suo fianco.
Non riesco a distogliere gli occhi dal giovane ragazzo giapponese sulla trentina, di bell’aspetto e ben vestito, che invece è rimasto in piedi di fianco al presidente e mi fissa in modo insistente come se non gli andassi a genio o mi minacciasse di non compiere passi falsi. Mi siedo cautamente perché ho l’impressione che sia meglio non alterare l’equilibrio del sogno al momento o potrei ritrovarmi con un PO ostile alle calcagna.
Obama dice qualcosa di sussurrato a bassa voce al mio accompagnatore e questo poi mi spiega che sono qui per collaborare insieme al ragazzo giapponese in una missione top secret e che mi hanno scelta perché so come creare e manipolare le cose in un sogno…quindi loro sanno che questo è un sogno...
Mi spiega che il ragazzo qui presente è capace di scomparire completamente.
<<Il sogno è fatto di materia, è plastico, perfino l’aria>> mi dice il ragazzo giapponese mentre si dissolve letteralmente per mostrarmelo.
Ma che…
Allargo i miei sensi in una specie di ADA improvvisata, cercando di percepire una variazione o qualcosa di simile nella struttura del sogno che possa indicarmi il punto esatto in cui il ragazzo giapponese dovrebbe trovarsi in modalità invisibile…ma non riesco a localizzarlo dentro la stanza. Eppure dovrei dato che il sogno è lucido e quindi soggetto alla mia volontà.
Il ragazzo ricompare d’improvviso di fianco ad Obama, da piccole scie di debole fumo, così come era scomparso.
Sono piacevolmente sorpresa che un PO mostri così tanto controllo di sé e dei suoi poteri e mi chiedo se magari non possa sfruttarlo per imparare qualche trucchetto in più a cui non avrei mai pensato. Mi alzo dal divano per avvicinarmi a lui e interagirci.
L’uomo che mi accompagna mi dice che io e il ragazzo giapponese lavoreremo insieme e che ci affideranno la missione appena saremo pronti dopo aver preso un po’ di confidenza fra noi e i nostri reciproci poteri. Si alza dal divano insieme ad Obama e i due se ne vanno, ma già da tempo loro e l’intera scena avevano perso la mia attenzione e quindi si comportano eseguendo l'unica cosa sensata: lasciarci soli.
<<Vuoi mostrarmi qualcosa tu?>> mi chiede il giapponese in modo serio ma sinceramente interessato.
Di fianco a noi sulla sinistra c’è un muro bianco dell’edificio. La prima cosa che mi viene in mente è crearci qualcosa su. Punto un dito e tocco la superficie ruvida da cui scaturiscono fiumi di colori a vernice che si riversano a cascata lungo la muratura bianca fino ad inondare il pavimento. Ma non mi basta, posso fare qualcosa di meglio, qualcosa di più evidente nel manipolare il sogno.
Mi guardo alle spalle e allungo una mano verso l’angolo dello stesso muro, lontano da noi e che gira in modo da lasciare spazio ad un’altra parte della stanza più rientrante che termina con le scale da cui sono arrivata. Mimo virtualmente di afferrare l’angolo di muratura sporgente e di avvicinarlo a noi. L’intero edificio si dissesta e si comprime fra polvere e cigolii, la stanza in cui stiamo diventa più piccola ma senza che la torre ceda. Vedo una traccia di sgomento sul visto del ragazzo giapponese che prima sembrava imperturbabile e mi sento riempire di orgoglio per essere riuscita a provocare una traccia d’insicurezza nel suo portamento serio.

Qui il sogno termina per un microrisveglio, mi riaddormento e riesco a recuperare vagamente la trama generale ma torna ad essere un sogno normale.


Non è uno dei sogni lucidi migliori ma a suo modo interessante...e poi dopo mesi di fermo almeno è qualcosa. Quando il ragazzo giapponese mi ha descritto la "plasticità" del sogno, mi è venuto in mente il vecchio concetto di Etere...non so per quale motivo ma è stata la prima cosa a cui ho pensato. La comparsa di Mr. Obama è stata una sorpresa, tale e quale nei suoi tratti e nel suo completo nero di giacca e cravatta elegante. Al di là del breve controllo che ho esercitato e che dà sempre una certa soddisfazione, la parte più interessante resta comunque la descrizione della materia del sogno e riprende un po' la questione cruciale che, nel film di Matrix, Morpheus pone a Neo durante il loro primo addestramento: "credi sia aria quella che respiri?". L'aria in sogno è inconsistente, inodore, ma al tempo stesso è qualcosa in cui ci si galleggia dentro, può essere manipolata come qualsiasi altra cosa solida, si può persino aprire una ferita nella struttura del sogno. Spesso non ci si fa caso ma io mi sentivo respirare. Quando ho applicato l'ADA ho sentito la consistenza dell'aria e del fatto che occupava lo spazio così come lo occupavo io. E' una sensazione difficile da descrivere a parole, ma è stato bello eseguire l'ADA in sogno. Lo avevo già fatto in passato, anche se stavolta è riuscita molto meglio.
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Re: pagine di sogni di Alrescha

Messaggioda Citrato » 31/03/2016, 0:59

Complimenti Alrescha, i tuoi sogni lucidi sono sempre entusiasmanti, istruttivi e pieni di avventura :cool:
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Re: pagine di sogni di Alrescha

Messaggioda NebulaWa » 31/03/2016, 8:03

Il fuso orario produce frutti. Quando ho un attimo scrivo il sogno con te e morpheus. Complimentoni
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Re: pagine di sogni di Alrescha

Messaggioda EternalDreamer94 » 31/03/2016, 12:47

NebulaWa ha scritto:Il fuso orario produce frutti. Quando ho un attimo scrivo il sogno con te e morpheus. Complimentoni

Ehila, Bentornato! :D
Scusa la domanda OT: ma come fai a sognate Alrescha in continuazione?
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Re: pagine di sogni di Alrescha

Messaggioda Alrescha » 31/03/2016, 22:16

Sonme ha scritto:Alrescha è tornata!

Speriamo che sia l'apertura per una stagione più ricca!
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Re: pagine di sogni di Alrescha

Messaggioda Alrescha » 08/04/2016, 23:02

Sogno lucido 6 Aprile 2016
sveglia alle 6:10 (grazie alla sveglia...non ricordavo di averla puntata)
riaddormentata alle 7:07 dopo estenuanti tentativi di riprendere sonno
sveglia definitiva alle 8:45 circa

Oniria e disegni

Il sogno lucido comincia da un falso risveglio.
Apro gli occhi e la serranda è già mezza alzata, ho preso questa abitudine da tempo ormai e fuori sembra esserci il sole. In sottofondo sento la mia coinquilina che litiga con qualcuno al telefono mentre è in cucina.
Sto per togliermi il pigiama e vestirmi con i vestiti di casa quando mi guardo allo specchio e mi accorgo di avere tutti disegni geometrici neri che mi circondano il collo come a simulare una specie di collier fatto d’inchiostro. Ma che roba è?
Mi guardo dal vero e la mia pelle è pulita, non c’è niente. Allora mi guardo di nuovo allo specchio ma il disegno è ancora lì…e mi pervade la sensazione che io me lo sia portato dietro dal mondo dei sogni in cui ero immersa un attimo prima. Una specie di illusione tardiva.
<<Una penna, mi serve una penna>> mi dico ad alta voce fra me (sì, mi capita di parlare da sola).
Vado alla mia scrivania (tra l’altro perfettamente reale e coerente così come l’intera stanza) e trovo una delle penne nere con cui avevo scritto e studiato la sera precedente. Mi auguro che il disegno non sia scomparso perché ormai sono completamente sveglia e anche l’ultimo strascico di allucinazione dovuto allo stato di addormentamento potrebbe essere perduto.
Invece tornando avanti allo specchio è ancora lì. Mi scosto il bavero del pigiama e comincio a tracciare i disegni che vedo dallo specchio sulla pelle, in modo da non perderli
. Trovo difficile coordinare i movimenti con il mio riflesso ed i tratti mi vengono un po’ male. Arrivo poco più sopra del seno sinistro in cui compare disegnata la mano di una donna con il palmo rivolto verso l’alto. Credo che la figura debba rappresentare una dea greco-romana o qualche divinità femminile comunque legata alla notte anche se non vedo il volto perché va sotto la maglia del pigiama. Nell’ultimo anello disegnato, quello più vicino al collo, ripasso dei segni che sembrano degli ideogrammi giapponesi. Ne ricordo solo uno, il più semplice, perché lo avevo imparato guardando un anime anni fa.
Ad un certo punto la mia coinquilina entra dentro la mia stanza iniziando a sfogarsi sulla telefonata appena ricevuta, ma appena nota il mio strano comportamento mi chiede funerea cosa sto facendo e cosa sono quei segni sul collo.
<<Aspetta, ora ti spiego…>> ma ho l’impressione che non mi crederà mai. Come mi volto comincia a gridare e avere paura di me dicendo che sono pazza. Io mi avvicino e le afferro le mani cercando di calmarla e dicendole che non riesco a vedere i disegni dal vero, che è strano anche per me ma lei non mi crede. Mi indica dei fogli grandissimi sopra il divano a favore della sua tesi e noto che ci sono dei disegni fatti come dalla mano di un bambino: stilizzati, coloratissimi, senza senso. Lei li prende e li dispone sul pavimento in due file da tre accusandomi.
<<Non li ho dipinti io>> le dico.
<<Certo che li hai dipinti tu! Stanotte!>> mi grida.
<<Ma non ricordo di averli dipinti...>> le rispondo e poi arrivo alla conclusione <<…sono sonnambula>> ed ho l’impressione che concentrarmi così tanto sullo studio dei sogni abbia fatto in modo che questi si stiano impossessato di me anche in veglia.
La mia coinquilina scappa dalla mia camera dicendo che non vuole più stare lì un giorno di più, afferra la sua valigia ed esce dal nostro appartamento.
Allibita prendo uno di quei disegni e lo volto dal dritto verso di me: c’è disegnato una specie di scuolabus ma è colorato a strisce come la bandiera italiana. Lo scuolabus è perfettamente al centro del foglio e non c’è nient’altro se non la linea di terra nera che dovrebbe rappresentare la strada e su cui poggiano le ruote sproporzionate del mezzo. Gli altri raffigurano una persona umana, forse un bambino e un altro in particolare sembra il più complesso ed evoluto di tutti: ha lo sfondo completamente fatto a tempera di quel colore marrone che si crea mescolando tutti i colori e poi in mezzo sono raffigurate due virgole bianco azzurre come degli uccelli che stanno volando sempre in modo stilizzato.
Torno a guardarmi allo specchio con un senso di angoscia misto a curiosità. Il disegno di diversi semicerchi variamente decorati sono ancora lì sul mio collo. Ho studiato Colorimetria come materia all’università e mi chiedo se tutto ciò non sia soltanto un effetto ottico o qualcosa di simile. Chiudo prima l’occhio sinistro e vedo che metà del disegno scompare, ma non in modo normale bensì è come se la porzione visibile della decorazione si fosse divisa in quattro e scomparissero le due parti opposte. Occhio sinistro chiuso e destro aperto: quarto in alto a destra ed in basso a sinistra scomparsi. Occhio destro chiuso e sinistro aperto: quarto in alto a sinistra ed in basso a destra scomparsi. Quando li riapro tutti e due, il disegno torna ad essere visibile per intero. E’ tutto così assurdo.
Ma non è anche questo è un sogno?
Faccio il test del dito che trapassa la mano: fallisce, la mia mano è consistente ed il dito pure.
Sì va beh, non mi funziona mai ma non sono convinta e che sia un sogno sarebbe la spiegazione a tutto.
Alzo la serranda e spalanco la finestra. Dovrei provare a volare, saltare giù sarebbe un incentivo ad attivare il mio istinto di sopravvivenza che mi salverà la vita con qualche superpotere da sogno lucido…ma se mi sbaglio e questa è la vita reale sono al terzo piano e non farei di certo una bella fine. Opto per una cosa a metà: salterò di traverso in modo da atterrare sul balcone della mia vicina che è pur sempre lontano e rischierò di farmi male ma almeno non sarà così grave come arrivare di sasso fino a terra. Salgo sul cornicione e mi getto nel vuoto. Con un salto irreale arrivo al balcone ed atterro senza fatica poco oltre la balaustra. Mi isso sopra di questa con un altro balzo e mi spingo verso il balcone sopra. No, i salti sono irreali e non sento fatica nei movimenti, tutto avviene in modo armonioso senza alcuno sforzo ed allora ho la conferma di essere in un lucido.
Dall’ultimo balcone arrivo sul tetto, prendo la rincorsa e volo. La città scorre sotto di me e vedo i tetti rossi sfrecciare.
Mi accorgo subito che la città ha qualcosa che non corrisponde precisamente a Parma, ma poco importa. Richiamo alla mente la mia task: raggiungere Oniria, di nuovo.
Neanche senza pensarci prendo la direzione est con l’intento di arrivare al mare. Mi chiedo quanto ci vorrà per arrivare a vederlo dato che nella realtà Parma è molto nell’entroterra e lontana, ma confido nel fatto che nei sogni tutte le distanze siano sfalzate e più corte.
Dopo aver superato il confine della città in un baleno, tempo una manciata di secondi e trovo una cittadina che è attraversata da un fiume ben visibile. Decido di seguire il fiume perché è scontato che mi porterà al mare. Non più lontano di qualche altro secondo di volo trovo infatti il delta e poi il mare.
Cerco un’isola con lo sguardo e trovo tutti isolotti vicini alla terraferma, troppo vicini e troppo piccoli per essere l’Oniria che ho sognato a suo tempo. Uno di questi isolotti ha la forma di una specie di castello per gatti con casette, ripiani e tiragraffi…soltanto che è tutto ricoperto di alberi e fogliame.
Arrivo fin sopra il mare e supero quello strano isolotto, poi mi fermo a mezz’aria e faccio un giro su me stessa per guardarmi attorno. Non vedo altri isolotti e allora faccio un secondo giro su me stessa, ma ancora non riesco a scorgere nulla di interessante.
Il secondo giro destabilizza la mia concentrazione e il sogno. Tutto il paesaggio prende a vorticarmi attorno come se non riuscissi a fermare lo sguardo e di lì a poco vengo sbattuta fuori.

Il sogno riprende di nuovo come normale e mi vedo raccontarlo alla mia coinquilina che mi deride scherzandoci sopra.


Potevo scrivere la parte d'inizio sogno in modo più concentrato e meno dettagliato, ma mi serviva per fare alcune considerazioni generali:
il sogno da falso risveglio risulta sempre il più stabile ma il più difficile da ottenere perché far crollare le proprie convinzioni è più dura. Fra un sogno normale e un falso risveglio, nel primo caso mi basta un minimo dubbio per poter ottenere la lucidità, con i falsi risvegli invece è sempre più faticoso perché siamo ancora più convinti che sia tutto reale dato che comincia da quando ci svegliamo.
Ancora una volta è il sogno a suggerirmi che forse sto ancora dormendo. Ormai sono anni che sogno lucido e mi sono accorta dell’evoluzione che questi hanno avuto: non soltanto capita sempre più spesso che siano i sogni stessi a mandarmi piccoli messaggi, ma sono sempre di più anche i personaggi che incontro e che sanno di essere dentro un sogno o di essere pura fantasia (non è questo il caso, ma in molti altri mi è successo).
I disegni da bambini. Non sono la migliore nel disegnare, ma nonostante tutto me la cavo bene. Sarebbe più logico vedere miei disegni fatti bene, invece continuano a presentarsi sotto questo tipo molto più primitivo e semplice, raffiguranti cose nonsense. Credo che potrebbero suggerirmi qualcosa sul mio inconscio, forse sarebbe interessante approfondire la loro ricerca.
I miei test di realtà falliscono se cerco di coinvolgere il tatto in qualche modo. Credo che sia fantastico avere una percezione della materia così buona, ma in questo caso è diventato quasi un limite visto che ha minato la tesi del sogno a cui ero appena giunta. A quanto pare il mio test più sicuro è quello di rischiare la vita :lol: . Anche qui l’ADA è servita, non applicata al sogno ma alla veglia. Abitua a concentrarsi su sé stessi ed ascoltare il proprio corpo che in questo caso è stato utile: mi aspettavo fatica e non l’ho trovata-->è un sogno
Le distanze sono ridotte e irreali. Ancora una volta mi è stato confermato. Verne scrisse “il giro del mondo in 80 giorni”, ma un sognatore lucido potrebbe farcela in un solo sogno? : Wink :
mannaggialapupazza a me che mi sono messa a cercare Oniria in quel modo. Il sogno era stabile, potevo scegliere millemila modi ed ho optato per quello più rischioso: arrivarci attraversando spazi da sola. Ma non solo...ero talmente presa dal cercare di individuarla che mi sono mossa troppo in fretta e mi sono deconcentrata. La prossima volta è meglio creare porte, portali, al limite farmi portare da qualche entità onirica voltante che è più stabile oppure entrarci da cartoline/immagini bidimensionali. L’esplorazione a lungo raggio è meglio lasciarla sempre come ultima cosa da fare.
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Re: pagine di sogni di Alrescha

Messaggioda Alrescha » 30/04/2016, 23:40

28 aprile 2016
A letto a mezzanotte.
Microsveglia alle ore 06:04 – sveglia definitiva alle ore 06:50

spazi chiusi - tentativo di raggiungere Oniria

Il sogno comincia come comune.
Sono in una specie di gigantesco stanzone che all’interno racchiude delle scale, una città, un pezzo di golfo, una specie di costruzione che assomiglia ad un castello…è come se un intero scorcio fosse stato preso, rimpicciolito e messo all’interno di questa stanza.
Insieme a me ci sono altri ragazzi (anche noi di proporzioni rimpicciolite rispetto allo stanzone che racchiude tutto, ma, come spesso accade nei sogni, la cosa passa perfettamente inosservata) e stiamo scendendo una ripidissima rampa di scale, molto stretta e sospesa nel vuoto, che si collega alla lontanissima città illuminata sul golfo. L’unica cosa che delimita le scale è un muretto a destra e marca la fine di una foresta dall’altra parte, sul lato sinistro invece c’è il vuoto.
Dobbiamo scendere le scale in fretta per arrivare in città entro una determinata ora, non ricordo il perché, e così dopo averne scesa qualcuna di corsa ed essendo in testa agli altri, le seguenti le salto a gruppo. Faccio un salto immensamente lungo che mi fa stare in aria più del previsto e mi coglie di sorpresa. Quando ricado, incredibilmente lentamente e indenne, comincia a venirmi qualche dubbio sul fatto che tutto ciò sia reale; forse potrei arrivare persino a volare.
Stavolta carico il salto con il preciso intento di spingermi verso l’alto e quando lo compio comincio a volare davvero. L’impossibilità della cosa mi fa prendere del tutto coscienza, sono in un lucido!
Non faccio in tempo ad esserne contenta perché subito gli eventi si mettono in moto: i giovani che stavano con me si affrettano a raggiungermi, si accalcano in una specie di montagna umana e mi afferrano il polso nel tentativo di riportarmi giù a terra con loro accompagnando il gesto, non tanto minaccioso quanto di preghiera, con parole di benevola supplica.
<<Eh no, dai! Lasciatemi andare>> dico loro esasperata mentre lotto per divincolarmi. Già è un periodo con pochi lucidi, se vengo pure ostacolata non combinerò nulla.
Forse il sogno sente e risponde alla mia frustrazione, così i ragazzi diventano di colpo silenziosi e accolgono la mia richiesta lasciandomi libera. In un momento diventando puri personaggi di riempimento.
Volo un po’ lasciandomi il gruppetto alle spalle e seguendo le scale nel vuoto. Atterro su uno dei gradini a metà rampa per poter cominciare a fare qualcosa di concreto.
Nella mia mente balena l’idea degli elementi, è da tanto che non ci gioco, ma un fruscio di foglie alla mia destra mi avverte che non sono sola ed inoltre, atterrando, mi sembra che la lucidità si sia un po’ abbassata. Preferisco quindi tornare velocemente in volo e con questo la mia consapevolezza di star sognando diventa di nuovo forte. Accantono l’idea degli elementi preferendo esplorare il posto ma, ricordandomi del lucido precedente in cui avevo percorso grandi spazi da sola, mi dico che potrei perdere la stabilità del sogno.
Il fruscio fra gli alberi poco sotto di me attrae di nuovo la mia attenzione, distogliendomi dai miei obiettivi. Ad un certo punto sbuca fuori una pantera che si sta tranquillamente facendo i fatti suoi girando fra gli alberi.
Entusiasta mi dico che sarà perfetta per i miei scopi. Ora qui c’è un punto particolarmente cruciale: dato che non so se l’animale sia ostile o meno, il modo più veloce di rendere amichevole un PO o la situazione di un sogno è quello di riempire tutto con pensieri/azioni positive. Questo è ciò che mi passa per la testa mentre la prima cosa che mi viene di fare per mettere in atto il pensiero è quello di portarmi una mano alle labbra e lanciare verso l’animale un bacio al volo insieme ad un gesto deciso del dito.
Il grosso felino nero viene improvvisamente sollevato da terra fino alla mia altezza, grazie ad una forza invisibile che è scaturita dal gesto che ho compiuto e che ho accompagnato al bacio. La pantera lancia un piccolo ruggito ma sento che esprime curiosità per la situazione, non paura.
<<Pantera>> dico ad alta voce.
La forza invisibile che tiene sollevato l’animale, lo porta fino a me girandolo di schiena ed io mi ci isso sopra. Afferro le sue spalle nodose e sento il pelo corto un po’ ispido a contatto con le mani.
<<Ali>> dico di nuovo ad alta voce per aiutarmi nella suggestione di farlo volare.
Sulla schiena dell’animale scaturiscano un paio d’ali nere da pipistrello, ma le prime che escono sono troppo piccole e sproporzionate, così devo ridirlo una seconda volta.
Quando ormai siamo pronti, dirigo la pantera verso una finestra dello stanzone che poi mi rendo conto essere la mia attuale camera universitaria. L’unica cosa a cui riesco a pensare è il voler uscire per non rischiare di avere limiti e poter cominciare a provare qualche task.
Frantumiamo il vetro della finestra andandoci contro e finiamo…fuori che fuori non è.
Siamo in un lungo corridoio enorme e chiuso come la stanza che ho appena lasciato. E noi siamo ancora di dimensioni ridotte. Questo corridoio è illuminato dal soffitto a simulare la luce diffusa ma l’effetto che dà è solo quello di essere in un’infinita galleria che a poco a poco fa una curva verso destra come se fosse un circuito.
Dirigo la pantera più avanti e voliamo velocemente, ma non riesco a trovare nulla d’interessante se non qualche spaccato di luogo esterno come poche case in legno costruite sopra dei tumuli di terra che cadono a strapiombo e rigorosamente ai lati di questo tunnel. Sotto di noi, al centro, non c’è nulla se non chiazze d’erba alternate al cemento della pavimentazione.
Tutta questa situazione mi dice che sarà assolutamente difficile rompere gli schemi del sogno. Decido di ignorare il fatto di essere dentro un posto chiuso e comportarmi come se niente fosse.
La mia prima task della lista è trovare Oniria e per trovarla mi serve acqua dato che è una specie di isola. Solo che qui non c’è niente di simile.
Dopo un po’ che voliamo, faccio fermare la pantera e gli faccio cambiare direzione verso dove siamo venute, l’unica possibile, perché là c’era acqua e per provare a ricominciare da capo trovando una via d’uscita da qualche altra parte.
Fa un paio di sferzate con le ali e la fermo di nuovo facendole fare dietrofront perché ci ripenso…tornare indietro alla mia camera non servirà a cambiare la situazione, posso provare a farlo anche da qui.
Dal nulla compare una specie di volantino disegnato ad incisione con un inchiostro marroncino su una carta giallastra, forse a simulare qualcosa di antico. Questo vola spinto da chissà quale invisibile vento che non c’è e lo afferro. Ad una prima occhiata dovrebbe parlare di qualcosa di religioso. C’è una colonna scritta sulla sinistra, ma la maggior parte dello spazio è preso dall’immagine che rappresenta sul lato sinistro in primo piano una torre con il triangolo ed il classico occhio onniveggente, mentre a destra sembra che ci sia disegnato un lago con delle montagne lontanissime. Mi fa pensare a qualche setta fra il massonico e l’alchemico.
Lì per lì getto via il volantino, ma anche qui dopo qualche istante ci ripenso: invece di cercare in volo all’infinito o il creare l’acqua dal nulla, posso provare ad entrare dentro il disegno. Se ci riuscissi avrei anche il vantaggio di cambiare ambientazione ed uscire finalmente del tutto da questo spazio chiuso.
Cerco a terra con lo sguardo il pezzo di carta e quando lo trovo, faccio abbassare il felino alato per poterlo afferrare al volo.
A questo punto risaliamo di quota e me lo tendo davanti agli occhi e avanti al muso della pantera in modo da immaginarmi di riuscire ad entrarci dentro. Continuiamo a volare dritti senza che succeda nulla, finché non vedo che in realtà l’orizzonte della figura disegnata non sta coincidendo perfettamente con l’orizzonte verso cui ci stiamo dirigendo: coprendoci gli occhi con il volantino, il sogno ha potuto ricreare il luogo che stavamo guardando e lo ha fatto dietro di esso.
Va beh, non era proprio quello che intendevo fare ma è meglio di niente e comunque l’acqua adesso c’è, il problema è che siamo ancora dentro il corridoio.
Getto il pezzo di carta ormai inutile mentre raggiungiamo la distesa d’acqua che ha un confine netto con il pavimento cementato e l’erba. Sorvoliamo il mare costretto in questo tunnel che, sebbene grandissimo rispetto a tutto quanto, stabilisce comunque dei limiti.
Mi do subito alla ricerca di un’isola che assomigli ad Oniria. Ne vedo tante sparse, ma nessuna la riconosco come tale.
Dopo averne superate alcune ammetto che così non si può andare avanti. Mi dico che una volta sopra un’isola qualsiasi, avrei trovato il modo di “sentirla” come Oniria. L’autoconvinzione di esserci mi avrebbe portata a farcela diventare davvero.

Però non appena tocchiamo terra, noto che il terreno è a pixel come il gioco di minecraft e nonostante fino ad ora abbia avuto buon controllo del sogno, tutta la lucidità cala di colpo. C’è un breve pezzo non lucido in cui vedo in terza persona che sono diventata Squall di Final Fantasy 8.
Poi il sogno termina sfumando in bianco piano piano finché non mi sveglio.


E' incredibile: ho trovato Oniria per caso in un sogno ed ora che cerco di raggiungerla non c'è verso di arrivarci
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Re: pagine di sogni di Alrescha

Messaggioda Alrescha » 13/05/2016, 15:06

Giovedì 12 maggio 2016

7:12 (microsveglia) - 8:15

Verso Oniria – tentativo n°3

Dopo un sogno normale, quello seguente comincia da prelucido con una particolarità: so di poter controllare l’ambiente e di avere poteri. Sono in una stanza che in un primo momento sembra camera mia, ma non me ne rendo conto. Ci sono quattro-cinque ragazzi con me lì dentro e stanno chiacchierando. Io ad un certo punto prendo la boccetta di un profumo e li spruzzo solo per dare fastidio.
Questi ragazzi sembrano fintamente arrabbiati e cominciano a rincorrermi per scherzo sfidandomi e dicendo che mi avrebbero presa presto. Io raccolgo la sfida e fuggo per una porta che mi conduce in una scala interna di condominio. Sento ancora le loro voci provenire dal piano superiore ma ora non sembrano più molto amichevoli. Anzi, ad un certo punto, mentre continuo a scendere le rampe di scale, trovo che in mezzo al corridoio qualcuno ha costruito una specie di rudimentale trappola con delle gigantesche lame di metallo rivolte verso di me per non farmi passare.
Di fianco a me c’è una porta sbarrata e chiusa con lucchetto. Ci passo la mano sopra e quello si apre. Entro e mi richiudo la porta alle spalle immaginandomi che dall’altra parte la porta diventi muro e nasconda l’entrata ai ragazzi che mi stanno cercando.
Sono in una specie di stanzino immerso nell’oscurità e c’è una seconda porta, più vecchia. Apro anche quella e mi ritrovo in una sorta di soffitta forse di un vecchio edificio storico. Il soffitto sopra di me va un po’ in pendenza forse per via del tetto sopra.
Ci sono delle finestre che partono tutte dal livello delle mie ginocchia e che danno verso l’ esterno. Osservandole noto che sono tutte sbarrate con le classiche inferriate di metallo. Lo so che ho sempre problemi a passare attraverso quelle con le inferriate, perciò scosto una specie di tendone e finalmente ne trovo una grande senza griglia metallica.

Scatta qualcosa: per continuare al “gioco” che ho cominciato con i ragazzi non devo lasciare l’edificio, ma perché dovrei fare una cosa del genere quando potrei fare qualcosa di meglio?
E’ qui, dopo aver deciso questo, che sento lo stacco dalla trama e quindi una presa reale di lucidità.
Rompo la vetrata libera, ma poi mi blocco. Stavolta sono sicura di trovarmi in un vecchio edificio, forse un ex convento vista la muratura in laterizio così sobria all’esterno. L’idea iniziale era quella di saltare verso l’altra ala opposta alla mia, però volare sarebbe anche meglio, ma la distanza che mi separa dalla muratura di fronte è di diversi metri e se non dovesse funzionare cadrei. Guardo in basso tenendomi aggrappata alla muratura dentro per evitare di sporgermi troppo: anche l’altezza è parecchia. Per un momento mi sento venire le vertigini che quasi mi fanno cambiare idea, poi decido di provare ugualmente. Mi getto e faccio un salto enorme. Cerco di rimanere in volo ma poi mi sento attratta verso il basso in caduta. Fortunatamente il salto che faccio è talmente irreale che mi permette di arrivare dall’altra parte e così mi aggrappo sulla muratura esterna come Spiderman.
In lontananza vedo una città e ci sono un paio di persone, fra cui un ragazzo in camicia da notte, che stanno volando in aria. Cavoli, se ce la fanno loro che sono semplici PO posso farlo anch’io no? Mi stacco dalla muratura e ritento. Finalmente ora il volo si stabilizza e sono in aria.
Richiamo le mie task alla mente: Oniria per prima.
Stavolta sono fuori perciò già è un bel vantaggio. Volo per qualche secondo fino a trovare il mare lì vicino e cerco con lo sguardo l’isola ripetendomi di andare con calma e non strafare. Ogni isola che vedo, tutte vicine alla riva, non le somigliano affatto. Addirittura poco lontano alla mia sinistra comincia un deserto. Quando volto la testa per cercare a destra e a sinistra, la visione vacilla e sento il sogno cedere. Ah no, questa volta non mi faccio fregare!
Mi affretto a scendere di quota e tornare a terra. Prima di poter scendere sorpasso però il deserto e finisco più in là su una nuova pianura verde.
La visione si fa bianca e che cavoli lo sto perdendo di nuovo. Mi dico di tenere il sogno, di rimanere ancorata e ripenso al vecchio edificio da cui sono partita. Un tentativo disperato di ripartire a DEILD prima ancora di essermi risvegliata.
Il tentativo funziona e sono ancora dentro, solo che ora sono in una stanza e avanti a me c’è un muro bianco con una mezza colonnina.
Ok, mi serve un altro modo per raggiungere Oniria, un portarle per esempio. Mi viene in mente quello che era comparso lucidi e lucidi fa in cui un PO cercava di raggiungere Oniria senza riuscirci e mi aveva chiesto se il portale che era presente sulla scena di quel lucido portasse effettivamente lì. Passo un dito sopra il muro e sul muro si disegnano dei cerchi concentrici ma non si apre nessun portale di energia viola.
Allora impongo una mano e mi concentro sul punto focale al centro. Mi sforzo di vederci delle scie viola disegnare spirali e poi ecco, piano piano sul muro compaiono queste scie prima solo come effetto ottico (un po’ come fissare una luce e poi un muro bianco e vedere forme dovute alla permanenza della visione sulla retina) e poi diventare reali finché non coprono tutta la superficie disegnata che avevo tracciato. Al centro del vortice viola compare quello che sembra un buco nero come l’inizio di un tunnel. Ci siamo!
Entro senza pensarci due volte e finisco per volare dentro il tunnel che sembra completamente fatto di lava infuocata che si muove lentamente attorno a me. Mi accorgo che una volta entrata non sono esattamente corporea, ma quasi trasparente come uno spirito. Seguo questo tunnel finché non arrivo ad una deviazione: destra o sinistra? Scelgo la sinistra. Al mio fianco ogni tanto ci sono come delle rientranze, delle nicchie fatte con lo stesso materiale lavico infuocato, che contengono come dei soli giganteschi e sistemi solari. Mi sembra di star viaggiando in un limbo fra mondi paralleli che mi scorrono di fianco. Arrivo ad un altro bivio ma stavolta ho tre possibilità: due a sinistra, con il tunnel che si sdoppia fra due aperture messe una sopra l’altra, e una a destra.
E ora? Mi fermo. Ho l’impressione che mi stia perdendo in questo labirinto. Doveva essere una cosa semplice, invece mi sono andata ad incastrare in una situazione del genere. Neanche il mio istinto mi viene d’aiuto, tutte e tre le strade sono perfettamente identiche senza che una mi ispiri di più dell’altra. D’altro canto però mi fido del sogno, so che accadrà qualcosa che mi suggerirà la cosa giusta da fare. Mentre aspetto di decidere compare all’improvviso una fiammella come un fuoco fatuo, per un solo istante, che mi indica di prendere la via in alto a sinistra.
Riprendo il volo sperando di intravedere la luce alla fine del tunnel che mi faccia sbucare ad Oniria. Finalmente vedo un fondo, ma quando arrivo è senza uscita. Avanti è chiuso mentre ci sono altri due buchi del tunnel che sono a destra e a sinistra. Di nuovo non so che fare e aspetto. Il fuoco fatuo torna ad indicarmi quello di destra. Entro e mi ritrovo in un posto diverso: sembra una piccola e bassa stanza circolare di pietra scura. L’unica cosa che la illumina è il vortice di energia viola che fa da portale come quello che ho creato per entrare. Oniria è dall’altra parte, ne sono sicura, finalmente intravedo speranza. Tocco terra sulla piccola porzione di pavimento libera dal portale. Vedo i miei piedi rendendomi conto di essere tornata corporea. Sorrido fra me dalla contentezza: ci siamo! Mi avvicino per entrare, ma l’ambiente sfuma prima che io possa passare dall’altra parte!

Finisco in un falso risveglio in cui tento di rientrare a DEILD, ma, nonostante sia ancora dentro un sogno senza saperlo, non riesco a recuperarlo convinta di essere ormai sveglia. Il sogno finisce con io che racconto la strana esperienza a mia sorella.

Devo dirlo, il tunnel di lava è stato tanto bello quanto inquietante. Per un attimo mi sono davvero chiesta se non stessi viaggiando chissà dove fra i mondi possibili. So benissimo che cosa il mio subconscio abbia voluto dirmi: sono in un periodo di scelte molto importanti e ne sento tutto il peso e la responsabilità, ogni cosa che deciderò probabilmente si porterà dietro anche il mio futuro. Non è un periodo semplice e il sogno mi ha messa d’avanti ad una rappresentazione delle conseguenze di una scelta di fronte al labirinto di possibilità.
Peccato non aver visto dall’altra parte, ma almeno sono arrivata alla fine del tunnel.
Simbolismi a parte non so più che fare per raggiungere Oniria, mi metterò a fare la danza della pioggia sperando che il sogno crei un diluvio universale e faccia scaturire un oceano ed un’isola da qualche parte…
"Tal fu la mia follia da fermarmi per la bestia
Di cenere macchiata e del dono portatore
chiedendomi cosa cotal creatura fosse
<<parla inquieto spirito
di qual sorte t’ha vinto,
e rivela la mia
per cui possa gioire
o versar pianto>> "


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