Indice I Sogni Lucidi Diario dei Sogni Lucidi > pagine di sogni di Alrescha

Raccontateci i vostri sogni lucidi e confrontatevi con quelli degli altri: una importante fonte di idee e ispirazione. Potete tenere un diario personale con i sogni che ritenete rilevanti.

Re: pagine di sogni di Alrescha

Messaggioda Sonme » 13/05/2016, 15:40

Sempre dei bellissimi sogni Alre!

Secondo me ti viene difficile arrivare a Oniria solo perchè tu lo credi difficile. Prendilo con molta più sicurezza, già all'inizio del sogno pensa "Sono già a Oniria"... se hai buon controllo, il sogno ti "ascolterà". Basta essere un po' fiduciosi.

Sempre e comunque immensa, ciao!
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Re: pagine di sogni di Alrescha

Messaggioda EternalDreamer94 » 25/05/2016, 17:10

Ciao, Alre! :D

Mi è venuta un'idea su come potresti raggiungere Oniria: la prossima volta che diventi lucida prova a eseguire una MILD in sogno cercando di immaginarti Oniria :) Se hai fatto Daydream su Oniria in questi giorni, come tu hai detto, forse dovresti riuscirci! : Thumbup :
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Re: pagine di sogni di Alrescha

Messaggioda Alrescha » 27/05/2016, 19:28

Sonme ha scritto:Secondo me ti viene difficile arrivare a Oniria solo perchè tu lo credi difficile. Prendilo con molta più sicurezza, già all'inizio del sogno pensa "Sono già a Oniria"... se hai buon controllo, il sogno ti "ascolterà".


Credo di sapere dove sta lo sbaglio, ma il fatto è che spesso comincio da DILD in sogno comune ritrovandomi in luoghi che non ci azzeccano nulla e quindi non è facile cambiare l'idea di fondo dell' essere ad Oniria piuttosto che trovarla. Anche perché ho in mente un posto ben preciso e quello mi aspetto di vedere.
Comunque credo che oltre a cambiare l'idea base, e ci devo lavorare di giorno, mi aiuterebbe non poco provare anche un'emozione forte. Se ricapita di nuovo la prossima volta proverò ad arrabbiarmi con il sogno che di solito aumenta il controllo

EternalDreamer94 ha scritto:Mi è venuta un'idea su come potresti raggiungere Oniria: la prossima volta che diventi lucida prova a eseguire una MILD in sogno cercando di immaginarti Oniria :) Se hai fatto Daydream su Oniria in questi giorni, come tu hai detto, forse dovresti riuscirci! : Thumbup :

Ci ho provato, ma trovo altre isole tranne quella che voglio io :lol: comunque no, non ho ancora fatto daydreaming. Ricomincerò da oggi perché in questo periodo ho avuto un esame che mi ha preso anima e corpo, ma soprattutto mi ha preso i sogni. Non ho fatto altro che sognare quadri e date, date e quadri...perciò ora dovrei tornare a dormire e sognare decentemente
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Re: pagine di sogni di Alrescha

Messaggioda Alrescha » 30/05/2016, 19:14

Sogno lucido del 30 maggio 2016

7:09-9:11 circa

Verso Oniria - tentativo n°4

Microsveglia in cui guardo la sveglia: le 7. E’ presto, posso ancora tentare di lucidare.
Chiudo gli occhi e mi concentro con la tecnica della visualizzazione su Oniria. Su una spiaggia, la notte, un falò, PO di utenti. Compare un’ipnagogica di un fuoco che danza nell’oscurità mentre all’improvviso inizia a rimbombare la canzone di Venditti “intorno al fuoco”. Chissà da dove diavolo l’ha pescata la mia testa. Non riesco a tenere l’ipnagogica e mi addormento mentre la musica sfuma.
Sono in una stanza insieme alla mia professoressa di storia dell’arte moderna e ad altri miei compagni. Sto facendo di nuovo l’esame perché lei mi ha detto che un certo Leonardo le ha parlato di me convincendola a darmi una possibilità in più per alzare il voto che avevo già preso all’esame dei giorni scorsi. Mi fa analizzare un quadro che non ho mai visto (e probabilmente non esiste) sul libro. Conosco però il pittore, le tecniche che usa e le sue idee di fondo perciò in qualche modo le dico ciò che vuole sentirsi dire.
Alla fine sembra soddisfatta, mi prende il libretto, cancella il suo voto precedente e lo aggiorna alla data di oggi con la nuova votazione, quella che mi aspettavo.
Mi alzo dalla sedia e non ci credo, non posso credere che sia possibile e legale una cosa del genere anche se ne sono contenta. <<Questo è un sogno>> dico e non perché ne sia convinta, ma come esclamazione. Riflettendoci però, effettivamente, per quanto sia bello tutto quanto, non può essere vero.E se è un sogno c’è solo un modo per esserne certa: devo volare.
Salgo sopra i banchi e comincio a saltare da banco a banco immaginandomi di rimanere sospesa in aria. Al secondo tentativo finalmente mi riesce e prendo lucidità. Passo alla fase due che è quella di uscire dall’edificio. Mi dirigo verso una delle finestre aperte che però non sono di quelle classiche che si aprono lateralmente, ma di quelle che si aprono in alto. Lo spiraglio è piccolo, ma mi convinco di sgusciarci come se non avessi un corpo e ci passo.
Una volta all’esterno mi ritrovo su un giardino, però l’operazione dell’uscire dalla finestra mi ha fatto calare il controllo e la lucidità. Prima che svanisca del tutto decido di posarmi a terra per non sforzare la concentrazione ed aumentare la stabilità.
Prendo una specie di piantina con un bulbo che trovo a terra e la osservo. Le sue spesse radici assomigliano quasi a mani con un po’ d’immaginazione. Quando vedo che le radici cominciano a prendere stranamente vita, appoggio la pianta a terra e questo bulbo erboso trasforma le sue radici in mani vere e comincia a camminare!
Ok, è un sogno. La mia lucidità torna buona. Per riprendere il volo stavolta mi faccio spuntare le due ali bianche e nere dietro la schiena. Non lo facevo più da tempo ormai, volando sempre alla buona, e mi chiedevo se ne fossi stata ancora capace. Il fatto di non avere alcun problema nel farmele spuntare e nel volare mi rassicura sul controllo di questo sogno.
Richiamo la mia task principale alla mente e una volta in volo trovo già il mare a qualche sferzata d’ali.
Cerco Oniria con lo sguardo ma anche stavolta lo stupido sogno mi ha messo decine di isolette tutte simili e tutte tranne quella che voglio.
Riesco a trovarne una che possa vagamente assomigliarle per conformazione: vagamente ellittica, una grossa parete rossa, rocciosa e piatta in cima come uno spoglio altopiano su una parte del perimetro dell’isola, una struttura centrale che sembra una città nel mezzo.
Invece quando mi avvicino e atterro la mia delusione è cocente: la parete rocciosa è in realtà una specie di palazzo/tempio scolpito, in mezzo non c’è una città ma una specie di altro tempietto circondato da alberi ed invece di esserci utenti in giro ci sono dei personaggi di cartoni animati come per esempio un Patrick di spongebob…
La mia lucidità cala e devo tornare subito in volo per recuperarla. Il mare e le sue mille isole vicino ad una costa soleggiata sembrano volermi prendere in giro. C’è qualcosa di profondamente sbagliato in tutto questo.
Cerco di richiamare alla mente la mia isola, di immaginarla in ogni dettaglio, di vederla spuntare all’orizzonte e poi finalmente ne trovo una simile! Sembra lei all’apparenza, forse un po’piccola ma non appena la vedo il sogno si destabilizza e salta.

Un attimo di black world. Tento una DEILD per rientrare.
Apro gli occhi e mi “risveglio” su uno dei sedili in fondo di un autobus della mia città. Stiamo attraversando la via principale e trafficata. Cerco di ricordarmi perché sono qui ma non lo ricordo e prima di riuscire a formulare qualsiasi pensiero c’è un ragazzo dai tratti orientali che si volta dal sedile avanti e mi bacia così dal nulla per farsi grande con i suoi amici che gli stanno vicino. Ma che…lo spingo via riprendendo lucidità all’istante. Il mio sguardo infuriato lo fa voltare mogio mogio senza che dica una parola.
L’autobus si ferma in mezzo alla strada, letteralmente, ed apre le porte. Scendo ma c’è una ragazza PO che per un attimo mi afferra un braccio come se volesse trattenermi. Ha capelli rossicci, lunghi e mossi, degli occhiali grandi e spessi, occhi azzurri ed un lieve rossetto. Con una mano tiene dei libri appoggiati al petto. Ad occhio e croce sembra avere fra i 25 ed i 30 anni. Ci fissiamo in silenzio e lei non mi guarda in bel modo, come se volesse rimproverarmi qualcosa, ma una volta che scende anche lei dall’autobus senza che io reagisca in alcun modo, torna ad essere una PO normale. Mi lascia andare come se niente fosse successo o magari non lo ricordasse nemmeno. Questo però mi fa capire che il sogno è sempre in allerta. Ogni personaggio onirico potrebbe diventare un improvviso “guardiano” pronto a riportarmi in stato di sogno comune, a farmi rientrare nella trama.
Non appena torna la tranquillità, con l’autobus ancora fermo al mio fianco, mi decido a fare qualcosa. Forse per trovare Oniria mi serve un drago, è così che ci sono arrivata la prima volta ed è così che mi sono descritta nella presentazione, magari servirà per calarmi nella parte e convincermi nella riuscita. Vado dietro l’autobus e mi arrampico fino al tetto. L’autobus intanto ricomincia a camminare tanto che per un attimo quasi non perdo l’equilibrio. Si ferma poco più avanti e di fronte ha altri due autobus che stanno aspettando perché pare ci sia un incidente più in là. Salto di tetto in tetto fino al primo autobus. Lì mi siedo e mi convinco che l’autobus prenda vita. La trasformazione avviene mentre gli sono sopra, piano comincia ad incurvare la schiena alternativamente come un cavallo imbizzarrito. Il muso dell’autobus diviene di una materia plastica da cui prende forma un collo ed una grande testa, al mio fianco spuntano le sue ali ed il colore cambia da un improbabile giallo canarino dei pulmini della scuola ad un marrone più nocciola e smorzato.
(Qui intanto succede una cosa strana: sento i miei parlare nella vita reale dal piano di sotto. Discutono sull’ultima bolletta dell’elettricità e sul fatto che mio padre debba passare l’aspirapolvere. Sento mio padre attaccare l’aspirapolvere con il classico rumore di fondo che ronza. Mi dico che devo cercare di concentrarmi sul sogno che altrimenti rischia di disintegrarsi e che se resto ancorata in modo abbastanza forte, i suoni della vita reale verranno esclusi dalla mia mente e spariranno).
Quando il drago è finalmente completo spicchiamo il volo. Non è molto grande, ma la cosa buona è che è esattamente come l’ho disegnato io su uno schizzo di Oniria a photoshop, quindi sono sulla strada giusta per arrivarci stavolta, me lo sento. (Intanto i suoni provenienti dal mondo della veglia svaniscono sfumando)
Troviamo di nuovo il mare poco lontano, ma seguendo la direzione della costa, ad un certo punto compare una seconda costa dal lato opposto che si avvicina sempre di più a mano a mano che facciamo strada. Il mare diventa un fiume che si fa sempre più stretto. E’ chiuso a destra e a sinistra dalla città, sovrastato da ponti. Seguiamo il suo corso mentre sopra di noi si muovono carrucole di legno immense che servono per appoggiare le merci sopra le navi. Si spostano esattamente poco prima che passiamo noi, il che mi dà l’impressione che il sogno voglia farci impigliare in una delle loro corde per fermarci. Facciamo uno slalom continuo, con un movimento sinuoso passiamo attraverso gli archi dei ponti che ci ostacolano finché non arriviamo a dove il fiume si getta nel mare.
Fuori dalla città andiamo un po’ a largo ma sempre tenendo la costa sulla sinistra abbastanza in vista e seguendola. Dovrei andare più in là, fin dove la costa non è più visibile, ma ho paura che l’immensa distesa d’acqua senza punti di riferimento possa portarmi a destabilizzare il sogno e quindi preferisco averla comunque vicina.
Il sole sta tramontando sul mare, quindi stiamo andando verso ovest. Anche l’atmosfera sembra richiamare quella del sogno di tempo fa…ora ci sono più vicina, mi aspetto di vedere Oniria di lì a poco. Tornano invece a scorrere isole che non conosco e tutte troppo piccole. Così mi viene un’idea: più saliamo di quota e più vedrò le isole piccole e indefinite, quindi quando tornerò giù non solo saranno molto più grandi di dimensioni rispetto a come le ho incontrate fino ad ora (larghe sì e no uno o due chilometri ad occhio e croce), ma riuscirò ad avere subito un’idea se l’isola sia giusta o no grazie alla sua forma particolare. Il problema è solo di visione. Faccio puntare il drago verso l’alto e cominciamo a salire in verticale sperando che la tattica funzioni senza destabilizzare tutto. Attorno a noi di lì a poco si addensano flebili nuvole grigie. Quando credo che basti, torniamo a volare in orizzontale. Scruto le varie isole di sotto e mi rendo conto di provare un brivido di vertigine a questa altezza. Almeno però il trucco sembra riuscire: le isole che vedo di sotto sono grandi quanto le prime che vedevo a bassa quota, ma nel momento in cui tornerò giù queste saranno enormi in proporzione.
Nessuna sembra però corrispondere a quella che cerco.
All’improvviso una folata di vento forte come non mai comincia a spingerci lontano dalla costa.
Il drago tenta di lottare, poi perde il controllo, sbanda. Finiamo in balia del vento che trasporta fiocchi di neve e veniamo catapultati verso terra. Ci schiantiamo in una landa innevata in mezzo ad una bufera che infuria. Il cielo è talmente ingrigito che sembra quasi notte mentre mi metto in ginocchio senza tornare a rialzarmi. Anche il drago si assesta lentamente al mio fianco, ma rimane giù, come se non avesse intenzione di riprendere il volo, arreso dalla forza degli eventi. Vengo invasa da una tremenda malinconia come se questo posto rispecchiasse il mio stato d’animo: frustrazione per non essere riuscita ancora una volta, per l’emotività ed i dubbi che mi bloccano nella vita reale e che spesso non mi fanno raggiungere i risultati che vorrei e meriterei, la paura di non essere abbastanza brava. Le cose non mi vanno affatto male, ma c’è qualcosa che proprio non va in me e questo da mesi ormai.
E la disarmonia si rispecchia anche qui.

Il sogno finisce di colpo e mi sveglio di netto senza che abbia il tempo di sfumare gradualmente.


Forse sarebbe meglio prendermi una pausa da questa task, fare altro di più costruttivo nel frattempo. Mi sono accorta che il mio entusiasmo per i lucidi sta calando, vivendoli in modo più passivo. Devo trovare un modo per tornare a divertirmi in sogno, tornare ad essere curiosa in modo genuino o non andrò da nessuna parte
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Re: pagine di sogni di Alrescha

Messaggioda EternalDreamer94 » 01/06/2016, 13:22

Alrescha ha scritto:Forse sarebbe meglio prendermi una pausa da questa task, fare altro di più costruttivo nel frattempo. Mi sono accorta che il mio entusiasmo per i lucidi sta calando, vivendoli in modo più passivo. Devo trovare un modo per tornare a divertirmi in sogno, tornare ad essere curiosa in modo genuino o non andrò da nessuna parte


Capisco, :| ma secondo me hai ragione, è meglio se ti prendi una pausa dai tentativi di raggiungere di raggiungere Oniria, spesso quando ci metti tutto l'impegno per raggiungere un obiettivo senza ottenere risultati la cosa migliore da fare è lasciar perdere per un po'. Ne sono qualcosa io che sono un videogiocatore da quando avevo 5 anni e un'infinità di volte mi sono ritrovato a affrontare 10... 20... 30 volte di fila lo stesso boss che puntualmente mi faceva il c :censored: o e poi dopo essermi preso una pausa di qualche mese da quel gioco, tac, lo battevo al secondo o terzo tentativo rimanendo con una faccia tipo questa :shock: a cui seguiva questa : Yahooo : ovviamente : Wink :

Alrescha ha scritto:Vengo invasa da una tremenda malinconia come se questo posto rispecchiasse il mio stato d’animo: frustrazione per non essere riuscita ancora una volta, per l’emotività ed i dubbi che mi bloccano nella vita reale e che spesso non mi fanno raggiungere i risultati che vorrei e meriterei, la paura di non essere abbastanza brava. Le cose non mi vanno affatto male, ma c’è qualcosa che proprio non va in me e questo da mesi ormai.
E la disarmonia si rispecchia anche qui.
Il sogno finisce di colpo e mi sveglio di netto senza che abbia il tempo di sfumare gradualmente.

Se hai problemi non so, prova a dare un'occhiata o questo sito: http://www.efficacemente.com/ è un blog che parla di come avere successo in ogni situazione della vita (studio, lavoro, relazioni e molto altro) lo sto consultando in questo periodo per dare una svolta alla mia carriera universitaria (viewtopic.php?f=23&t=9803) e devo dire che fino ad ora non mi sono mai lamentato e il suo blogger è un grande. Spero di esserti stato d'aiuto. ;)
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Re: pagine di sogni di Alrescha

Messaggioda Alrescha » 16/10/2016, 23:59

Scusate gli aggiornamenti in ritardo anni luce. I lucidi che ho fatto in questi mesi ce li ho quasi tutti appuntati, ma devo trovare la voglia ed il tempo di renderli leggibili. Intanto comincio a recuperare con questo.

Sogno lucido dell’11 giugno 2016

Astaroth e le mani fantasma

Cominciato da sogno comune ma della prima parte ho un ricordo molto vago. Sono in visita ad una città forse con l’università e un mio compagno ha comprato due biglietti per andare a vedere insieme un museo archeologico e di storia naturale (in realtà questo mio compagno non esiste, ma non mi accorgo dell’incongruenza, anzi a livello emotivo provo anche interesse per lui). Visitiamo alcune aree del museo prima che gli organizzatori ci richiamino perché siamo in ritardo per andare con il resto del gruppo ad una visita prenotata da qualche altra parte. Nel raggiungere l’uscita del museo dove gli altri ci aspettano, inavvertitamente tocco un oggetto che dietro aveva una storia di maledizioni e lì per lì spero che non me ne arrivi una.
Cambio scena.
Io ed alcuni miei compagni di università saliamo su un autobus. Mentre saliamo mi sembra di intravedere all’esterno una grossa figura di un animale come un serpente giallo che ci segue volando. Quella però scompare subito nel nulla dietro alcuni palazzi, così penso che probabilmente sia stata solo un’allucinazione momentanea.
Con i miei amici ci mettiamo sui posti in fondo e lì con noi c’è una coppia di sconosciuti dove lui porta tra l’altro un kilt ed ho come l’impressione che non indossi le mutande sotto…
La coppia ad un certo punto si mette in atteggiamento molto intimo ma io do loro le spalle perciò non vedo nulla, i miei amici invece sono schifati e cominciano a parlottare.
Ancora di spalle chiedo alla coppia di smettere qualsiasi cosa stiano facendo e la ragazza bionda, un po’ in carne, mi dice una frase che suona come “questo è un paese libero. A noi ci va di farlo”.
Al che mi sento mancare talmente tanto di rispetto che mi arrabbio ed in un impeto di furia voglio reagire.
Mi giro e li trovo entrambi fortunatamente vestiti e in nessun atteggiamento intimo ma soltanto seduti uno di fianco all’altra. Strappo gli occhiali da vista alla ragazza che mi ha risposto male e glieli accartoccio fino a farli diventare una piccola scultura quadrata di metallo. Glieli riconsegno come un messaggio velato di minaccia e i due ragazzi si ammutoliscono.
Qui comincio uno stato di lucidità anche se ancora è blanda. Mi alzo dal posto e voglio scendere ma l’autista mi dice che non riesce a fermarsi ed aprire le porte. Prendo a calci la più vicina per tentare di sbloccarla, ma arrivando soltanto a deformarla.
<<Aspetta aspetta che accosto>> mi dice l’autista. L’autobus però sembra sbandare, fuori controllo, e cambia all’improvviso le forme diventando un po’futuristico. L’autista lascia il volante ed assume voce ed aspetto di @Citrato, che indossa una maglia bianca a maniche corte sopra dei pantaloncini marroni in jeans che arrivano fino alle ginocchia, e mi dice <<Non è mai morto nessuno. Fidati no?>>.
Citrato piazza delle bombe sul muso del mezzo e poi si allontana. Affianco a me riconosco @Saladriel con la sua maglietta a polo di un blu intenso bordata con un paio di righettine una bianca e una nera sul colletto. Saladriel mi chiama <<Alrescha>> e proprio mentre Citrato mi stava parlando.
Nessuno mi chiama con questo nome, penso fra me. Realizzo pienamente di essere in un sogno poco prima che Saladriel e Citrato si rifugino dietro i sedili più vicini aspettando la bomba. Io invece rimango lì in piedi, non mi sposto anche se sta per esserci l’esplosione perché ora che ho lucidità ho anche la sicurezza sul controllo del sogno.
La bomba scoppia. L’esplosione è piuttosto debole e mi copro gli occhi con il braccio immaginandomi una bolla di energia attorno a me per protezione anche se è abbastanza inutile dato che non mi arriva neanche una fiammata vicino. Finalmente adesso posso scendere dalle lamiere dell’autobus che è ancora in corsa anche se ha rallentato la sua velocità. Mi accorgo che stiamo percorrendo uno dei vecchi vicoli della mia città in cui tempo fa mio padre aveva il negozio di fumetti. Una volta con i piedi a terra imbocco un vicolo in penombra ma prima di entrare mi blocco. La penombra del vicolo sembra quasi viva, la percepisco come un essere che sta aspettando proprio me.
Di lì a poco, in un attimo, compaiono prima due occhi rossi fluttuanti come tizzoni ardenti ad un paio di metri d’altezza dal suolo e poi ecco che d’improvviso prende forma la statua d’oro di un dragone cinese che sembra non avere belle intenzioni.
Con la comparsa del dragone che si avvicina fluttuando in modo serpentino c’è una voce maschile fuori campo che comincia a ripete le parole <<Astaroth ha te, Astaroth ha te>>.
Collego subito il nome di Astaroth ad un demone ma non riesco a ricordare quale, il suo aspetto o la sua storia, ho solo la sensazione che in questo sogno la scultura del drago qui davanti lo personifichi.
Il drago si avvicina per attaccarmi, ma invece di provare paura sento un brivido di eccitazione pregustando già la lotta. Forse avevo proprio bisogno di tornare a combattere nei sogni ed oggi mi sento in forma. Ad un certo punto però, prima che io possa reagire, vedo una specie di pozza di fumo nerastro formarsi sotto di me e da cui prendono vita alcune mani di fumo che si aggrappano alla mia schiena cercando di trascinarmi giù con loro. Fanno pressione con le loro dita come se cercassero di scorticarmi la schiena e provo un lieve dolore. Tento di ignorarle ricordandomi della chiacchierata fatta con Melody ed un'altra utente proprio la sera prima e ripetendomi che il dolore qui è solo psicologico mentre mi preparo all’arrivo del dragone andandogli incontro. L’enorme statua d’oro ormai vicina abbassa la sua testa e tenta di mordermi ad una gamba. Riesco ad afferrare le corna sul suo capo e lo spingo verso terra tenendolo fermo e facendone deviare le fauci che si chiudono come una morsa. Le mani di fumo nero mi hanno seguita, come se si generassero dall’ombra che proietta il mio corpo sul terreno e continuano a raschiarmi la schiena per trascinarmi con loro negli abissi. Il dolore si fa insopportabile ed il sogno si destabilizza tanto da sentire il contatto con il corpo nella realtà. Evito di muovermi nel letto perché so che se lo faccio perderò definitivamente il sogno, quindi cerco di mantenere la concentrazione per tenerlo ancora in piedi con la speranza che la mente chiuda fuori il dolore una volta che si sia stabilizzato. Ho voglia di combattere il dragone, ne ho bisogno per scaricare tutta la tensione di questi mesi.
Il dolore però cresce e alla fine mi arrendo: cambio posizione girandomi nel letto, perdo il sogno
e sento nella realtà il tipico pizzicore di quando c’è una parte del corpo addormentata, solo che qui la sensazione non è solo di pizzicore ma sento ancora il grattare di quelle dita nel tentativo di aggrapparsi per trascinarmi giù. Ci vuole qualche secondo perché svanisca.

E niente, quando mi sono svegliata sono andata a controllare su wikipedia per curiosità il demone Astaroth e sì è un principe dell’inferno e sì, può avere l’aspetto di mezzo drago.
Riferimenti biblico-religiosi nei miei sogni ce ne sono sempre stati a pacchi e questo si aggiungerà alla lista come uno dei tanti esempi.
Altra cosa interessante che ho notato è che della mia città sogno quasi sempre il centro storico, raramente la periferia dove abito ora. Questo probabilmente perché ho vissuto lì i primi anni ma continua a ritornare anche lo stesso vicolo in cui lavorava mio padre. Dentro il suo negozio ci ho passato tanti pomeriggi quando ero già più grandina, però si vede che è stato un luogo importante perché si è depositato nel mio inconscio ed ogni tanto ritorna. Forse potrei usarlo come possibile dream sign da non sottovalutare.
La cosa più particolare però sono state le mani che mi grattavano sulla schiena. Ne ho sentito la sensazione dolorosa anche una volta sveglia e ci è voluto un po' perché svanisse. E' stato davvero inquietante. Non so se il sogno mi abbia condizionata psicologicamente creando poi il dolore da sveglia oppure se sia stata la mia schiena a subire una sorta di addormentamento dei muscoli condizionando quindi la trama del sogno di conseguenza, sarebbe un aspetto interessante da approfondire ma sarà difficile capire se sia nato prima l'uovo o la gallina.
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Re: pagine di sogni di Alrescha

Messaggioda Alrescha » 17/10/2016, 0:09

Sogno lucido del 22 luglio 2016

Oniria-tentativo n°6

Altro sogno cominciato come normale.
Sono sopra il vagone di un treno e quando dico sopra intendo sul tettuccio. Il vagone è uno solo, fermo sopra dei binari che sembrano abbandonati anche se forse il tutto potrebbe essere messo ancora in funzione.
Ho la macchina fotografica in mano e sono appostata per fotografare degli animali che stanno lentamente sbucando sul prato avanti ad una fattoria.
Mi rendo conto che sono tantissimi, di tutte le specie: orsi, volpi, lepri, caprioli e si stanno tutti lentamente avvicinando al mio vagone. La cosa è affascinante e inquietante al tempo stesso e la stranezza della situazione mi fa prendere lucidità.
Scatto una fotografia per giocosità, giusto perché ero già appostata, e poi lascio cadere la macchina fotografica prima di fare un balzo e spiccare il volo.
Ora vedo dall’alto la fattoria con tutti gli animali ancora sul prato che si muovono, ma ormai perdono il mio interesse.
Torno con il pensiero alla mia vecchia task di Oniria. Il prato verde termina quasi subito sotto di me per fare spazio al mare.
Ci sono delle isole, come sempre, e sono prive di alberi ma completamente coperte di erba verde brillante e illuminate dal sole un po’ come potrebbero essere dei paesaggi irlandesi.
Il sole e le isole belle grandi mi fanno sperare che sia la volta buona, anche perché ora che ho finito gli esami forse sono più tranquilla e sento che il mio stato d’animo è migliore.
Come nei sogni precedenti però, non trovo quella che gli assomigli. Mi dico che dovrei salire più in alto per avere una visuale più ampia, ma faccio fatica ad alzarmi di quota. Continuo per orizzontale ancora un po’ finché non arrivo al porto di una cittadina. Qui trovo un condominio. Nel suo giardino privato che si affaccia sul mare vedo un pino che è molto più alto della mia quota attuale di volo, così decido di arrampicarmi per raggirare il problema del salire di quota: avrei spiccato di nuovo il volo una volta in cima.
Attuo il piano senza intoppi che va come previsto, ma guardando l’orizzonte ancora non trovo nulla che possa corrispondere a ciò che cerco.
A questo punto decido che è ora di prendere in mano la situazione: decido di trasformare l’isola a forza di poteri, avrei rivisto Oniria anche se questo avrebbe significato ricostruirla filo d’erba per filo d’erba e mattone su mattone.
Scelgo un’isola a caso fra le più simili per forma (l’isola di Oniria che avevo visto la prima volta era quasi perfettamente ellittica). Questa ha un boschetto su uno dei lati curvi corti mentre al centro possiede una struttura a monoliti che richiama Stonehenge.
Mi fermo a mezz’aria e con un movimento, alzando le mani verso il cielo, cerco di far crescere il piccolo altopiano montuoso di roccia rossa. Nonostante il metodo sembri funzionare, mentre modifico l’isola mi accorgo che in qualche modo comincio a perdere lucidità. L’ambiente tutto attorno cambia: sono sempre in mare ma è come se tutto fosse rinchiuso all’interno di una stanza ma non è una stanza qualsiasi, bensì casa di mia zia che ogni tanto è presente nei miei sogni. E’ come se io e l’isola fossimo piccolissime a confronto e stessimo su un piano rialzato come un tavolo. Subito dopo che me ne rendo conto il sogno collassa e mi sveglio.
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Re: pagine di sogni di Alrescha

Messaggioda Saladriel » 17/10/2016, 9:20

Bel sogno :D, e grazie di avermi sognato vestito del mio colore preferito, adoro avere almeno un pezzo blu addosso ;)

E' successo anche a me di sentire per più di qualche istante dopo il risveglio dei dolori provati in sogno, credo che siano un misto di percezioni sfalsate (la mente percepisce il dolore anche se in realtà il corpo sta benissimo) e, come dici tu, di contrazioni muscolari causate dalla "simulazione" del sogno.
I sogni sono il sussurro di un bambino che non sa ancora mentire

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Re: pagine di sogni di Alrescha

Messaggioda NebulaWa » 17/10/2016, 12:17

Ciao Al. Alla fine quella sera ti ho sognato. Magari stasera ci sentiamo in chat?
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Re: pagine di sogni di Alrescha

Messaggioda Alrescha » 07/11/2016, 2:03

Dovrei scriverne altri due prima, ma dato che questo è il più importante fra tutti darò a questo la priorità

Mattino 1 Novembre 2016

Sole sulla terra e ritorno ad Oniria

Sogno cominciato da comune.
Sono a Parigi, fuori dalla mia università, e sto ritornando a casa insieme alla mia coinquilina francese. Lei non esiste nella realtà dato che ho tutti coinquilini italiani e l’unico francese è un uomo, ma non me ne accorgo.
La ragazza mi fa discorsi in francese ed io cerco di risponderle in francese finché non incontro un ragazzo che è il mio “tutor” di collegamento fra l’università francese e la mia italiana nonché quello che ha organizzato il mio stage qui (anche lui in realtà non esiste).
Mi chiede in italiano come va con l’apprendimento della lingua ed io prima rispondo a lui e poi cerco di tradurre i nostri discorsi alla mia coinquilina.
Lei però pare scocciata e quando ci allontaniamo dal ragazzo mi tiene il muso. Arriviamo ad una piazza e lei prende le chiavi dalla sua borsa, si dirige verso un portone incastonato fra uno dei lati che racchiude la piazza e aprendolo entra dicendomi che sarebbe salita in casa.
Il mio primo pensiero è stato “di chi è questo portone? Non lo riconosco”, il secondo che è venuto dopo che la mia coinquilina lo ha aperto è stato “Ah già, è il nostro”.
Le chiedo che cosa ho fatto di male per averla ferita anche se ho l’impressione che a scocciarle sia l’aver parlato in italiano con il ragazzo senza che lei potesse comprendere e che mi accusi di non aver tradotto tutto il discorso, ma lei non mi risponde dicendomi solo “à plus tard” e si chiude il portone alle spalle.
Decido di seguire il suo consiglio e invece di entrare subito in casa voglio farmi un giro. La piazza sembra affollata come di un sabato pomeriggio ed io prendo il vicolo alla sinistra del portone in questione.
Per caso passo d’avanti ad una vetrina a specchio e mi accorgo di indossare dei pantaloni un po’arabeggianti di un colore giallo scuro molto saturo. Ma come mi sono vestita stamattina?
Mi guardo e quasi mi vergogno di andare in giro così, non sono proprio da me questi pantaloni. Qui scatta il dubbio: vuoi vedere che sono in un sogno? Io questa roba non la metterei mai.
Faccio un salto per tentare di spiccare il volo e ricado subito dopo come se la gravità fosse normale. Non mi arrendo, ormai sono convinta che questo sia un sogno così mi arrampico sul primo palazzo che ho vicino e spicco di nuovo un balzo da più in alto.
Stavolta è fatta! Comincio a sollevarmi ed alzarmi di quota sempre di più. Vedo la città sotto di me rimpicciolirsi, più in là c’è il mare e vedo delle isole che si fanno a mano a mano più piccole e lontane perché continuo a salire senza volerlo.
Il primo pensiero va alle isole che mi richiamano subito alla mente Oniria, ma stavolta decido che non mi lascerò prendere dalla fretta e andrà diversamente. Punto uno: testare il controllo del sogno.
Inverto la direzione di volo e comincio ad abbassarmi fino a tornare alla città nello stesso punto da cui sono partita e lo riconosco perché c’è ancora lo stesso vicolo con gli stessi tavolini da caffè fuori anche se un po’ attorno è cambiato. Mi poso sopra un tetto e riesco a vedere tutta la città al di sotto come se stessi in cima ad una collina. La prima cosa che mi viene in mente è il ricordo di una conversazione con dixit, ma se reale o un falso ricordo non saprei dirlo, in cui diceva di aver richiamato il sole. Decido di fare la stessa cosa, così metto le mani avanti al busto e comincio a ruotarle come se dovessi plasmare l’aria in una piccola sfera fra di esse.
Avanti a me, per così dire nella città a valle e a diversi metri di altezza dal suolo, si forma prima un nucleo di luce e poi piano piano diventa sempre più grande, luminoso e consistente fino a diventare una perfetta sfera di fuoco.
Questa sfera di fuoco però diventa subito nera come fatta di lava fredda dove dalle fratture traspare e vive invece quella calda.
Decido di aumentare il movimento rotatorio delle mani e la lava del mio sole freddo comincia a ruotare diventando gialla e viva come se si stesse mescolando finché il sole non prende l’aspetto di quello reale, con la sua corona gialla e la caratteristica superficie a macchie.
Faccio il movimento di prendere la sfera invisibile fra le mie mani e di dividerla: il sole avanti a me si divide perfettamente a metà allo stesso modo seguendo i miei movimenti. Nel suo cuore c’è ancora il nucleo primigenio di luce che avevo creato, circondato da lava rossa e nera più fredda. È bellissimo.
Dal sole diviso a metà, chiudendo i pugni, si formano due soli più piccoli che comincio a far ruotare in senso antiorario con un’orbita circolare sempre più velocemente, avvicinandoli, fino a riunirli di nuovo causando un’esplosione che però non ha alcun effetto sulla città sottostante. In altre occasioni ho provato anche la sensazione di calore, ma non in questo caso.
A questo punto voglio freddare di nuovo il sole con l’intento di trasformarlo in una piccola luna ghiacciata,
ma il sogno vacilla e c’è uno stacco, forse accompagnato da un microrisveglio.
Cerco con tutte le mie forze di restare aggrappata al ricordo del vicolo in cui ero e il sogno si riavvia da lì, dallo stesso caffè con gli stessi tavolini circolari posati all’ombra di mura di pietra che più in là, una volta svoltato l’angolo, racchiudono la piazza. Non sono però del tutto consapevole.
Ho le chiavi di casa in mano, così apro il nastro che le lega e me le metto al collo, ma il sogno me ne ricrea un secondo paio sulla stessa mano e con lo stesso nastro non appena lascio le prime.
Così mi ritrovo con l’avere due paia di chiavi identiche: una al collo e una in mano.
Mi accorgo allora di essere ancora nel sogno ed avere una seconda possibilità.
Appurato che il controllo è molto più che buono e il sogno abbastanza stabile, stavolta posso mettermi a cercare Oniria per bene.
Invece di volare come una forsennata, ritento il trucco dell’ultima volta con le porte.
Prendo la prima porta in metallo che trovo nel vicolo e che sembra appartenere al retro di un bar come da film americani. Da lì esce un ragazzo con una borsa da palestra che mi ignora totalmente andandosene via. Io afferro la maniglia una volta che la porta si è richiusa e dico fra me “Quando la aprirò, dall’altra parte troverò Oniria”.
La apro ma dall’altra parte trovo di nuovo la piazza affollata come se la porta avesse semplicemente tolto il palazzo che c’è di mezzo.
Richiudo la porta e mi concentro riportando alla mente il ricordo del luogo che voglio. Mi serve un’isola, mi serve Oniria con i suoi giardini e il suo borgo medievaleggiante.
Apro di nuovo la porta verso di me, ma stavolta lentamente e stando attenta a mettermi di lato in modo da non vedere subito dall’altra parte.
Dallo spiraglio vedo una siepe verde ed alta, un cielo azzurro e sento il rumore di onde.
Rimango con il fiato sospeso mentre finalmente mi decido ad allargare la mia visuale verso l’interno della porta e poi passare il varco.
Entro e mi ritrovo sopra un’isola dall’altra parte.
Su degli scogli ci sono una bambina dai capelli biondi lunghi, una decina d'anni e vestita con un giubbetto rosa, e suo padre di giovane aspetto, moro e dalla barba appena accennata. I due giocano fra gli scogli e la bambina addita un piccolo animale che volteggia vicino a loro grande come un uccello. La bambina dice <<Guarda papà, un drago!>> ed in effetti è un piccolo draghetto marroncino che si libra nell’aria finché non si posa a terra e solo allora diventa uccello. Finalmente sento di avercela fatta.
Appena passata dall’altra parte mi metto a correre balzando fra gli scogli come una forsennata per la contentezza. Questo posto è così giusto nella sua particolarità, come se non potesse essere altrimenti. Ma deve ancora arrivare la prova finale, così mi volto verso l’entroterra e santo cielo sì! C’è anche il vialone delimitato dalle siepi verdi, anche se sono molto più basse di come dovrebbero. Il vialone percorre tutta l’isola praticamente tagliandola a metà e dividendosi in diverse piazzette due circolari e una quadrata in mezzo prima di arrivare al nucelo della città proprio al centro dell’isola che è Oniria.
Comincio a percorrere il viale che mi accorgo essere lastricato in strani ciottoli color sabbia e se la prima piazza era di proporzioni normali, le altre due di seguito sono piccolissime che a malapena ci passo. E’ strano ma è come se la mia prospettiva non si fosse aggiustata: da lontano sembravano grandi mentre a mano a mano con l’avvicinarmi sono rimaste piccole senza ampliarsi di conseguenza allo spazio percorso.
Arrivo a quella che dovrebbe essere la città e trovo delle mura di pietra marroncina alla mia sinistra, provvista di una torre anche questa medievaleggiante ma con un tetto dalle forme tipicamente nord europee a cono. In realtà il vialone che percorro dovrebbe passare nel bel mezzo della città, ma va beh, sono dettagli innocui che potrò risistemare tranquillamente anche più tardi. Continuo la mia avanzata percorrendo il vialone verso un edificio che si sviluppa ai due lati della strada e che collega le sue due parti con una piattaforma dorata sospesa come un ponte. Non c’era la prima volta che sono venuta qui. Al mio avvicinarmi però l’edificio prende letteralmente vita smontando il suo ponte e allontanandosi, metà da una parte e metà dalla parte opposta, come se vivesse di vita propria messo in movimento da giganteschi ingranaggi dorati appena visibili sotto le sue mura.
Una nozione del sogno mi dice che questo edificio è una specie di scuola per sognatori lucidi dove si impara il controllo, ma ciò che mi incuriosisce è come tutto sembra poco statico in questo luogo.
Continuando il mio percorso sul viale diretto verso un'architettura che sembra essere un palazzo antico e sfarzoso mi accorgo che c’è qualcosa che non va: c’è sì un palazzo che tra l’altro non c’era l’ultima volta, ma cosa ben peggiore manca l’altopiano in roccia mentre al suo posto c’è un gigantesco muro di cemento armato totalmente incongruente con il resto. Immaginatevi di prendere una montagna e poi di fare un muro grigio delle stesse dimensioni al suo posto…ecco, l’effetto cazzotto in un occhio è esattamente questo. La mia bellissima isola circondata da un mare azzurro, piena di verde e di belle architetture è per metà racchiusa da un muro cementato. Arrivando all’ombra del palazzo che sta leggermente più in alto del resto della città, decido di utilizzare la stessa tecnica che ho utilizzato per trovare Oniria: mi metto in un angolo per cui la mia intera visuale sia occupata dall’edificio e poi cerco di avere un’immagine nitida di quello che voglio trovare.
Quando mi sposto dalla visuale parziale e la allargo, l’altopiano di roccia rossa si è creato fin molto al di sopra del palazzo ed è gigantesco. Sono piena di soddisfazione, però purtroppo è rimasto anche il muro di cemento dietro. Volo fino in cima all’altopiano e guardo il muro da vicino. Fra la parete di roccia rossa che delimita la parte dell’isola e il muro in cemento che cade a strapiombo dritto dentro il mare noto che c’è dello spazio, non sono attaccati. Allora mi viene in mente una cosa assurda: per togliere il muro avrei semplicemente allontanato l’isola. Sì, spostare un’intera isola con la forza è un’idea folle ma per fortuna io lo sono abbastanza.
Mi infilo tra la fessura delle due superfici verticali e comincio a spingere facendo leva con le gambe sul muro e con le braccia sulla parete di roccia. Sento muoversi l’isola con un rombo di massi rotti, dapprima lentamente, poi sempre più facilmente scivola via. La mia spinta la fa surfare sull’acqua e quando ormai ha preso velocità e sono abbastanza lontana dal muro in cemento, salgo sopra l’altopiano dell’isola errante e apro le braccia al cielo sentendomi come un capitano sulla sua nave.
Qui però c’è un cedimento del sogno. C’è un piccolo calo di lucidità e mi ritrovo dentro una stanza in cui c’è mia sorella che ha in mano una sedia mezza rotta con il coprischienale e il sedile di una pelle color rosso bordeaux. Le gambe di legno scuro della sedia poggiano su un pavimento con piastrelle color celestino. Qualcosa mi dice che la sedia e l’isola di Oniria sono la stessa cosa.
Mia sorella mi dice <<E adesso come farai con le proporzioni? Dovrai rimpicciolirti per tornare lì>> e mi mostra un buco sul sedile della sedia da cui esce la gommapiuma di imbottitura. Mi dice che potrei rimpicciolirmi a tal punto da entrare in quel buco che una nozione del sogno mi dice dovrebbe in realtà simulare una grotta.
Cerco di togliermi dalla mente questa visione e riportare invece la concentrazione all’ambiente dell’isola. Chiudo gli occhi e quando li riapro sono tornata sopra di essa, lucida.
Sono nel palazzo signorile che è stato ricavato all’interno della parete rocciosa rossa e al di sotto riesco a vedere tutta la città perché sono proprio nel terrazzo belvedere che si apre sul portone principale. In lontananza vedo le onde che l’isola provoca con il suo scivolare sopra l’acqua e capisco che stiamo ancora in movimento.
Attorno a me ci sono tantissime persone, altri sognatori credo, ma non trovo nessuno di conosciuto né ho il tempo di cercarlo con lo sguardo. Mi stanno festeggiando e mi accorgo di avere indosso un vestito ottocentesco rosso bordeaux dello stesso colore di cui era la sedia. Una delle persone presenti è un uomo sulla quarantina con una barba lunga un po' brizzolata e che ha un cilindro scuro in testa abbinato ad un tipico smoking addosso. Lui dice qualcosa di formale diretto al pubblico e tiene in mano delle gigantesche chiavi che simboleggiano le chiavi della città. Me le consegna ed io le guardo passandomele fra le mani: sono chiavi enormi per serrature gigantesche e dalle forme e i colori più disparati. Ne ricordo benissimo una che mi ha colpita, di colore verde scuro metallizzato con la forma di lucertola e con qua e là qualche gemma incastonata. Faccio una battuta sul cosa diavolo dovrei farmene io di queste, ma ormai la lucidità, già bassa dopo aver allontanato l’isola dal muro, non è più buona come prima.
La scena sfuma in bianco. Cerco di aggrapparmi ancora al sogno ma il bianco diventa nero e sono già sveglia.
Apro gli occhi e dopo un po’mi accorgo di star sorridendo come una scema.
"Tal fu la mia follia da fermarmi per la bestia
Di cenere macchiata e del dono portatore
chiedendomi cosa cotal creatura fosse
<<parla inquieto spirito
di qual sorte t’ha vinto,
e rivela la mia
per cui possa gioire
o versar pianto>> "


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