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Re: Oniric Tales: racconti da onironauti

Messaggioda Ale312 » 11/01/2017, 15:27

un mio esperimento : greeting :

Una vacanza
La coscienza attiva che viaggia nel tempo e nello spazio, lasciando dietro di se un essere con il pilota automatico, cancellandone la memoria. Probabile? Tutto lo è in questo mondo, o mondi...

-E' tempo dei saluti Gino, ci rivediamo tra due settimane. Ancora non capisco perchè hai rifiutato l'invito, ma evito di insistere; da quanto mi hai fatto capire, non ne vuoi parlare- con queste parole, uno dei cinque amici di Gino, pose fine alla serata prepartenza. Tutti erano molto dispiaciuti per lui, non si sarebbe goduto la prima vacanza tutti insieme. Ma forse il più triste era proprio Gino.
Gino era un appellativo scherzoso e affettuoso che gli amici d'infanzia gli attribuivano. Una volta erano stati tutti invitati a casa sua a dormire, poteva vantare di una bella villetta appena costruita, lo spazio non mancava certo. La mamma di Simone (che poi era Gino) era solita scherzare bonariamente su ciò che la gente faceva di strambo e suo figlio era solito portare i pantaloni del pigiama a vita alta, e quella sera gli amici avevano sentito, e da quel momento Simone era diventato Gino. Non c'era malizia nel chiamarlo così, anzi, quel nomignolo dimostrava tutto l'affetto che provavano per lui. D'altronde li univa un legame di oltre vent'anni. Un legame creatosi all'inizio delle scuole elementari; e ormai, si era abituato al suo secondo nome. Era un ragazzo introverso, timido verso chi non conosceva e non molto abile nel parlare in pubblico. Questi dettagli caratteriali facevano di lui una persona molto affettuosa con gli amici stretti; una persona che si godeva le cose semplici.
Si salutarono uno per uno con pacche amichevoli, abbracci e baci, e arrivò il momento per lui di rientrare in casa. Prima di inserire la chiave nella serratura riservò agli amici un ultimo sguardo malinconico. Certo due settimane erano lunghine, inoltre era il primo anno della sua vita che Gino non avrebbe visto il mare; questo pensiero lo fece andare a letto con una certa tristezza. Praticò qualche minuto di meditazione durante la quale rivide qualche frame della serata appena passata. Pizza e birra con amici, sotto un chiaro di luna, era una cosa semplice. E le cose semplici per Simone erano le migliori.

-Pensa che l'altra volta avevo quasi raccattato il numero di cellulare di quella ragazza, scemo io a non essere stato abbastanza convincente- mentre camminavano uno a fianco all'altro, Gino così interruppe il silenzio. Leo gli restituì un sorriso con una piccola rassicurazione sul futuro -E tu pensi ancora a quella?Quante occasioni che avremo ancora! Al mare ce ne sono a bizzeffe!-
-E' fantastico camminare sul lungo mare di sera chiaccherando con te, lo sai? Gli altri hanno preferito restare a casa a bere per conto loro, ti rendi conto?- disse Gino cambiando argomento. In effetti l'atmosfera era davvero magica in quella sera non troppo calda di Agosto. La luna appariva come una falce, dove di giorno c'era stato il mare ora c'era un abisso oscuro da cui provenivano dolci rumori di onde, in un bar sulla spiaggia i ragazzi si divertivano ballando e parlando. La notte non era sinonimo di riposo in quel posto, anzi, in un certo senso proprio di notte il paesino si svegliava e rifiutava il letto almeno fino alle quattro del mattino. E in tutto quel via e vai di ragazzi e ragazze Gino e Leo all'unisono esclamarono, riferendosi ai loro amici a casa -Che stupidi!-. Continuarono la loro passeggiata stando entrambi in silenzio, fermandosi ogni tanto ad ammirare il panorama cittadino.
Non mancavano di certo le coppie di innamorati in un posto come quello, e i due amici ne notarono parecchie. A Gino colpì maggiormente un ragazzo e una ragazza su una panchina che dava le spalle al mare. Non seppe il perchè. Lei era sdraiata e la sua testa era poggiata sulle gambe di lui seduto.
Avete mai sentito parlare di dejavu, vero? Un dejavu è la sensazione di aver già vissuto quel momento. Molti dicono che è un ricordo di un'altra vita, ma Gino non credeva a queste cose. Come durante un calo di pressione, si sentì mancare, ma a Leo non sembrò importargli molto, forse non se n'era nemmeno accorto.

A giudicare dalla luce dovrebbe essere pomeriggio inoltrato, la temperatura invece dovrebbe appartenere al mese di Aprile, all'incirca. Gino, come risvegliatosi da un sogno, stava testando la realtà circostante cercando di individuare la sua posizione nel tempo e nello spazio. Si convinse che era stato tutto un sogno, e che era quella la realtà. Una realtà felice, perchè da sotto di lui proveniva un profumo pungente, ma non fastidioso; femminile. Dei lunghi capelli castani gli stavano procurando solletico sulle braccia e una testa faceva peso sulle sue gambe. Le sue mani carezzavano la ragazza percorrendo delicatamente tutto l'avambraccio. Era una cosa meravigliosa. Era bellissimo sentire vicino un altro corpo vivente: sentirne il calore, i sospiri, le movenze. Per un ragazzo socievole come lui il contatto umano era necessario, fondamentale. A quel punto Gino volle parlare a Fioralda.
-Sai mi è venuto in mente un sogno che ho fatto stanotte, ho avuto un dejavu nel sogno-
-Certi direbbero che è un guasto del sistema- disse la ragazza ridendo con occhi sinceri.
Con quella citazione era d'obbligo sposarla, per forza. I due giovani rimasero un po' di tempo ancora su quella panchina immersi nel silenzio condito da coccole e carezze. Gino si fissò con lo sguardo su una parete di calcestruzzo che non aveva mai visto, essa delimitava un pezzo del bosco davanti a lui circa cento metri. Aloni neri crescenti iniziarono a oscurargli la vista, una sensazione di nausea lo prese, iniziò a far freddo e non vide quasi più nulla.

-Prosit! Cin Cin! La scuola quest'estate non ci avrà, promossi senza debiti ora festeggiam!-
esclamò Gino. Teneva alto il bicchiere, le parole gli erano uscite automaticamente, ci riflettè su subito dopo e si riprese. Schiamazzi, tintinii di bicchieri e urla di gioia seguirono quelle sue parole, piene di brio e di emozione. Molto loquace e carismatico. Dal bosco vicino cessarono subito i versi degli animali e la parete di calcestruzzo delimitante li proteggeva da essi.
Il silenzio di quella piazza mercato era testimone dei loro festeggiamenti, la Luna li scrutava e sembrava vogliosa anche lei di prendere parte alla festa giudicando dalla sua lucentezza. Era una festa modesta, erano all'aperto sull'asfalto; ma a Gino le cose semplici piacevano.
In poche ore l'effetto inebriante dell'alcol era ormai all'apice, la cassa wireless stava riproducendo Losing my Religion dei R.E.M. Quanti ricordi quella canzone, quante emozioni e sentimenti, anche negativi, a riascoltarla. Ormai il peggio era passato e aveva lasciato in quei ricordi soltanto malinconia; una malinconia positiva, dopotutto. Come partì, Gino, che stava giocando sotto l'effetto del vino con la sua amica d'infanzia, si bloccò all'istante. Sembrava quasi fosse sotto l'effetto della sindrome di Stendhal a rivivere un tale periodo della sua vita nella sua fantasia. Un giorno in particolare gli venne in mente di quel lungo periodo.
Era il secondo anno delle scuole superiori e la classe era tutto fuorchè una classe tranquilla e ordinata. Schiamazzi e urla circondavano Gino e Jessy, i quali erano sordi a tutto ciò perchè pensavano a sorridersi a vicenda. Era stato il primo giorno in cui Jessy aveva rivelato a Gino il perchè della sua tristezza. A lui piaceva Jessy, ma non lo lasciava molto a vedere; a quel tempo era molto timido e riservato, così aveva perso un'opportunità e la ragazza si era innamorata di un altro ragazzo. Gino aveva fatto per un anno da amico, con conseguente delusione amorosa dopo la fallita dichiarazione da parte sua. Quei ricordi ora come ora non gli procuravano dolore, anzi li ricordava con soddisfazione. A ogni delusione ci sono due tipi di approccio: si può diventare succubi e soffrire senza cercare di uscirne, e si può sfruttare il momento per crescere come individuo; cosa che fece Gino. Al ricordar era malinconico.
Che bella notte quella che stava vivendo. Desiderò potesse non finire mai.

L'interno della macchina divenne uno schiamazzo quando Leo fece partire The final countdown allo stereo. Il veicolo era anche dotato di tettuccio apribile e gli amici ne approfittarono. -Andiamo a prendere Gino e Den in stazione?-
-Si li aspettiamo lì, tanto arriveremo prima noi di sicuro, se solo questa macchina avesse avuto due posti in più-
-Magari si godono meglio il viaggio di ritorno in prima classe, sapete com'è-
-Questa vacanza di noi sei insieme la ricorderò per sempre, sempre pronta a tornare nella mia mente, negli anni-
Erano ormai vicini a casa, dovevano solo scaricare le valigie per poi tornare in stazione a prelevare Gino e Den. Mentre guidava, Leo, inspiegabilmente, si deconcentrò un attimo, e quell'attimo li fece tamponare il veicolo davanti a loro. Tutto così familiare, eppure era il primo incidente che faceva, in quel mondo. Dopo un attimo di svenimento, Leo disse:
-Oh ragazzi state bene?- si preoccupò per gli amici, i quali si chiesero il perchè di quella domanda. Certo che stavano bene, erano solamente un po' tristi per la fine della vacanza.
-Certo, perchè?- chiesero due all'unisono.
-No niente. Sinceramente non so nemmeno perchè ve l'ho chiesto, stavo fantasticando, scusate- Leo rise debolmente, ma era convinto di quello che aveva appena detto.
-Leo, fermati, c'è Gino fuori dal supermercato-
La macchina si fermò, gli amici scesero e andarono da Gino.
-Ragazzi! Siete tornati finalmente. Com'è stato? Vi siete divertiti immagino, maledetti- sorrise -sto aspettando mio nonno che finisca di fare le sue commissioni, poi andiamo a casa-
Era mancato a tutti, Gino, e questo si capiva dal modo in cui lo salutarono: un'amicizia sincera li legava.
Leo si sedette di fianco a lui -Già che ci sono ti faccio vedere qualche foto- tirò fuori il cellulare. Facendo scorrere con il dito le foto, Leo si soffermò di tanto in tanto -qui siamo stati svegli fino all'alba, e questo è il panorama che avevamo davanti l'appartamento. Invece questa è la sera in cui ho alzato un po' troppo il gomito- gli altri risero ricordando quella serata, Gino li imitò.
Fu pazzesco scoprire che in una foto c'era anche lo stesso Gino. Era un autoscatto sul lungo mare in cui Gino e Leo sorridevano. Al vedere quella foto i due si stizzirono qualche secondo, che portò anche gli altri amici ad accertarsi e vedere cosa stavano guardando; si stizzirono anche loro. Tutta la compagnia accettò inconsciamente quella realtà che gli si era mostrata. Era effettivamente andato in vacanza con loro, era sempre lui, Simone, quel ragazzo con quel meraviglioso sorriso, un po' timido forse. La realtà è solo una?
Si guardarono tutti in faccia e Gino sorrise -L'anno prossimo, ancora-
"Cammino per queste strade
perchè non so cosa fare
in verità la malinconia
m'ha catturato in questa notte
provo un'agonia nel calpestare marciapiedi
già calpestati più volte durante periodi sereni"

Task principale: suonare "al chiaro di luna" in una prateria sotto un chiaro di Luna
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