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Seconda stella a destra: diario della terra che non c'è

Messaggioda Alrescha » 07/11/2016, 1:07

Comincio anch'io questo nuovo diario perché sono convinta che probabilmente nei miei sogni un' Oniria sia sempre esistita.
Mi piace immaginare che da qualche parte un sognatore lucido, quando chiude gli occhi nel mondo reale e finisce dentro il mondo nei sogni, possa in qualche modo incontrarne altri in un luogo comune a tutti.

Ma inizierò dal principio, con il primo sogno su di essa che riporto dal mio diario dei sogni lucidi esattamente com'è


Sogno lucido del 10 ottobre 2015
14:00 circa del pomeriggio fino alle 16:00

Oniria, la terra dei sognatori

Non mi ricordo nemmeno con quale pensiero mi sono addormentata di preciso. Forse volevo provare ad incubare il duello con Nebula cominciato in volo sopra quella benedetta isola in cui ci doveva essere il ritrovo e dove invece alla fine non ci ho neanche messo piede.
Il problema però è che comincia un sogno comune. Ho il ricordo della prima parte molto vaga e diventa più nitida poco prima di prendere lucidità. Sono all’esterno di casa mia, con il computer appoggiato sopra un muretto alto vicino alla pensilina dell’autobus e tra l’altro è collegato a corrente perché la batteria del mio pc non va nella realtà…
So che i miei sono usciti per andare a fare spesa perché è una nozione del sogno, così penso di poter avere abbastanza pace per provare a fare un lucido (ma ripeto, l’ambientazione è esterna, fuori casa).
Decido che la musica adatta potrà creare la giusta atmosfera epica per un buon sogno epico, la stessa che ho ascoltato davvero il giorno prima di fare questo lucido.
Avvio media player dal pc, poi corro in un vialetto alberato inesistente, arrivo ad una certa distanza, mi volto verso il computer che ha attivato la musica e che rimbomba ovunque a gran volume e qui mi blocco chiudendo gli occhi nell’intento di dormire in piedi come i cavalli mentre mi concentro sul lucidare.
Però il trucco funziona: il sogno nel sogno si avvia e ne sono consapevole. Vedo il mio PO che sta volando sopra un drago nero, ma nonostante la terza persona riesco a controllare il corpo che vedo.
<<Ora viene la parte difficile>> dico ad alta voce riferendomi sia a me stessa che al drago <<tu continua a volare dritto>>.
E speriamo che il sogno non si destabilizzi, penso fra me.
Riesco a spostare il punto di vista da terza a prima persona con una zoomata fino a far coincidere i due punti di vista e sento che sia la lucidità che il controllo subiscono un picco d’aumento. Adesso è un lucido con la L maiuscola. Ho il braccio destro teso con la mano aperta appoggiata sul testone enorme del drago sopra cui sono a cavallo. Siedo in un punto strano, fra la testa e l’attaccatura del suo lungo collo. Il colore è di un nero/verdognolo anche se ha delle squame qua e là contornate di rosso e il muso ha una forma molto da classico lucertolone, diverso dai draghi precedenti che ho sognato.
A diversi metri sotto di noi corre il mare aperto a gran velocità mentre ci dirigiamo nella stessa direzione in cui il sole sta tramontando con colori aranciati. Il mare mi dà subito l’idea su cosa fare come prima task, così comincio a cercare Oniria con lo sguardo fra l’acqua tutt’attorno.
Compare poco più avanti e con un mio <<Eccola!>> il drago rallenta di conseguenza senza che io gli abbia dato un qualche comando.
Quella che vedo è un’isola dalla forma vagamente ellittica. Noi veniamo dall’unico lato in cui sorge una piccola catena di montagne, o forse è una unica dalla forma strana, che fanno una barriera quasi perfetta, alta, cadendo giù a strapiombo ma stretta di pochi metri.
A delineare tutto il perimetro dell’isola c’è una prima cinta di mura con quattro arconi d’accesso uno per ogni lato, perfettamente simmetrici. Gli archi trionfali si collegano a quattro viali, due più lunghi e due più corti, intervallati da una piazza circolare piccola, una piazza quadrata più grande esattamente a metà strada dell’intero viale ed una terza piazza identica alla prima. I viali convergono tutti su una seconda cinta di mura interna e terminano con altri quattro archi che danno accesso alla città. Dentro la seconda cinta di mura sorge Oniria. Non vedo piazze, non vedo edifici particolari perché tutte le sue luci e lucine accese che mi coprono i contorni di ogni cosa sono accecanti, credo che si stia festeggiando qualcosa. L’unico edificio che risalta è uno un po’ più alto verso il lato Ovest che ha un tetto particolare: l’edificio sembra una torre alta innestata su un corpo più basso e tozzo, e poi vi è un tetto che taglia la torre per trasversale.
Voglio fermarmi sull’isola e con il drago comincio a scendere di quota. In realtà è più una zummata di visuale. Io voglio andare verso il centro città, ma il drago sembra non volerne sapere e vuole invece lasciarmi in cima alle montagne. Blocco lo zoom della visuale prima che si avvicini troppo al terreno della catena montuosa e lo sposto di forza seguendo il vialetto dalle tre piazzette in direzione del centro.
Quando però nella mia visuale entra la piazza quadrata, vedo una figura vestita di blu e capelli scuri che sta trafficando con qualche cosa su delle lastre di pietra là sotto, messe a decorazione.
Maglia blu, capelli scuri…quello è Nebula sicuro, anche se a primo impatto da qui sembra quasi più un pupazzo delle lego che un essere umano. Mi lascio cadere dal drago e atterro in piedi sulla piazzetta lastricata, proprio nell’accesso opposto in cui sta lui. Ora che sono a terra, il suo aspetto è cambiato e decisamente umano anche se non è nei suoi tratti reali: indossa una specie di casacca blu che mi fa ricollegare il suo aspetto ad un pirata, una specie di baffi scuri appena accennati, i capelli corti e una benda blu che gli fascia la testa.
<<Nebula, cosa stai facendo?>> gli chiedo sospettosa. Tutti sono in città, invece lui se ne sta qui da solo e appena mi ha vista ha richiuso una specie di cofanetto triangolare di metallo posto a mo’ di spigolo in una delle lastre di pietra da decorazione. Credo che abbia preso qualcosa di estremamente importante dal suo interno e dato che Melody aveva parlato di assegnare ad ogni accesso un elemento, mi è inevitabile saltare alla conclusione che ha rubato qualcosa che deve rappresentare uno dei quattro elementi.
<<Lo so, proprio come tutti gli altri>> mi risponde con un sorriso amareggiato come se mi accusasse di giudicarlo dall’apparenza così come hanno già fatto dei presunti utenti nel sogno, poi continua sibillino tendendo una mano verso Oniria <<Ma credi che questo sia giusto?>>.
<<Rimetti lì quello che hai preso>> cerco di fargli cambiare idea, insistendo cauta.
<<Non posso farlo e non lo farò>>.
Mi guardo alle spalle e il mio drago atterra subito dopo. Non si ferma nella piazzetta in cui stiamo io e Nebula perché le lastre di pietra messe a decorazione glielo impediscono (o forse ha preferito evitare di fare danni). Sta di fatto che abbassa la sua testa fino a guardare dall’apertura dell’arco prima me e poi Nebula, ringhiando di minaccia.
Questo mi fa sentire più sicura perché mi ricorda di avere le spalle coperte almeno in parte. Peccato che arriva anche l’animale di Nebula a complicare la situazione. Anche lui si apposta dietro l’arco che dà accesso alla piazza, dalla parte esattamente opposta di dove sta il mio drago ed è un magnifico cavallo alato dal manto bianco come la neve (credo di essere stata un po’ influenzata dall’Orlando Furioso che sto leggendo). In realtà il cavallo non avrebbe problemi a sostare sulla piazza dato che è molto più piccolo di taglia e mi chiedo perché sia atterrato dall’altra parte, ma si ostina a non voler ritrarre le ali mettendole a riposo, così non può passare dalla porta dell’arco (scusa Nebula, il mio subconscio non ti ha affibbiato un animale molto sveglio).
Vedendo il cavallo però una nozione del sogno mi arriva lampante come un fulmine: se Nebula porterà lontano da Oniria ciò che ha preso, Oniria verrà distrutta.
Cerco di agire prima che Nebula decida di fuggire. Corro verso di lui in un tentativo di offensiva ma mi sorride e si dissolve in un secondo letteralmente davanti ai miei occhi. Ma che…
Il suo cavallo per contro scatta in avanti dall’arco d’accesso, scalpitando nervoso e con l’intento di mordermi. Mi scosto dalla traiettoria e lui rimane lì, con le ali mezze aperte incastrate fra il vialetto dietro, l’arco e mezzo corpo protratto sulla piazza. No, decisamente questa bestia non è un genio.
Mi guardo intorno cercando qualche segno del mio presunto avversario. So che Nebula è ancora qui, ne ho la sensazione ma non riesco a vederlo. Opto per ritornare al mio posto iniziale stando bene attenta a dare le spalle alla siepe alta che circonda tutta la piazzetta come un recinto. Mi sembra che qualche cosa mi aleggi attorno e temo che Nebula possa materializzarsi da un momento all’altro cogliendomi di sorpresa. Quando finalmente torno ad avere il drago dietro di me, mi tranquillizzo perché posso concentrarmi solo sul difendere un fronte.
E Nebula mi si materializza davanti, a pochi metri, stavolta nel suo aspetto reale anche se la maglietta che indossa è rimasta di un blu profondo. Mi sorride con un sorriso che preannuncia guai alla “se vuoi fermarmi accomodati”. Poi scompare ancora.
Sta usando una delle mie specialità e devo dire che subirla non è esattamente piacevole come esercitarla. Il sogno qui però comincia a destabilizzarsi. Finisco di nuovo in terza persona. Nebula allora torna visibile in un istante con un attacco fulmineo di una katana che, forse per la mia reazione sorpresa da visione esterna in cui censuro una brutta parola del tutto lecita in certi momenti, il mio PO para creando una seconda katana fra le mani. Qui il sogno lucido crolla
e sento giungermi alle orecchie una canzone degli Evanescence che io non ho assolutamente messo. Riapro gli occhi nel sogno normale esattamente da dove ero rimasta! Ovvero nell’atto di addormentarmi fuori e in piedi come un cavallo dove tutto mi sembra reale, lecito e normale. Il primo pensiero è di voler rientrare, ma la musica non è quella giusta. Torno alla pensilina dell’autobus con il computer ancora acceso e collegato. Cerco il brano che avevo messo prima di cominciare il lucido ma arrivano i miei e parcheggiano. Mia madre mi dice che è ora di rientrare a casa perché si deve cominciare a cucinare per poter cenare e mi rimprovera il fatto che io abbia lasciato delle paia di scarpe proprio sul muretto della pensilina del bus dove tutti possono prenderle. Mi giustifico che in garage non c’è più posto e questo è l’unico che ho trovato. Sbuffa contrariata mentre mio padre non dice nulla e continua a portare la spesa e mia sorella mi prende scherzosamente in giro per freddare i a mia madre. Chiudo il pc scollegando la spina, arrotolando il cavo senza averlo staccato da qualsiasi parte in cui fosse attaccata e mi carico tutto fra le braccia per portarlo in casa.
Qui il sogno finisce definitivamente.
"Tal fu la mia follia da fermarmi per la bestia
Di cenere macchiata e del dono portatore
chiedendomi cosa cotal creatura fosse
<<parla inquieto spirito
di qual sorte t’ha vinto,
e rivela la mia
per cui possa gioire
o versar pianto>> "


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Re: Seconda stella a destra: diario della terra che non c'è

Messaggioda Alrescha » 07/11/2016, 1:14

Link di tutti i sogni in cui ho tentato di raggiungere Oniria invano:

- "Oniria e disegni": viewtopic.php?f=10&t=4838&p=92274&hilit=oniria#p92274

- "spazi chiusi-tentativo di raggiungere Oniria": viewtopic.php?f=10&t=4838&p=93118&hilit=oniria#p93118

- "Verso Oniria-tentativo n°3": viewtopic.php?f=10&t=4838&p=93525&hilit=oniria#p93525

- "Verso Oniria-tentativo n°4": viewtopic.php?f=10&t=4838&p=93993&hilit=oniria#p93993

- "Verso Oniria-tentativo n°6" (Il 5°era insignificante e non l'ho mai scritto): viewtopic.php?f=10&t=4838&p=96005&hilit=oniria#p96005
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Re: Seconda stella a destra: diario della terra che non c'è

Messaggioda Alrescha » 07/11/2016, 23:56

Sonme ha scritto:Cavolo Alrescha, i miei più sinceri complimenti. Ci voleva!
Il Nebula cattivo lol
Non ho capito perchè non hai messo l'ultimo sogno su Oniria


Perché ieri era tardissimo e sono andata a dormire. Ora lo metto, dammi tempo
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Re: Seconda stella a destra: diario della terra che non c'è

Messaggioda Alrescha » 08/11/2016, 0:13

Ecco l'ultimo. Solo ieri, quando sono andata a ripescare il primo sogno fatto su Oniria, ho realizzato che è passato un intero anno in cui ho accumulato diversi tentativi prima di riuscire a tornarci. E' stato veramente complicato.
Posterò solo la parte riguardante Oniria, ma per chi volesse leggere tutto il sogno questo è il link: viewtopic.php?f=10&t=4838&p=96176&hilit=oniria#p96176

Mattino 1 Novembre 2016

Mi accorgo allora di essere ancora nel sogno ed avere una seconda possibilità.
Appurato che il controllo è molto più che buono e il sogno abbastanza stabile, stavolta posso mettermi a cercare Oniria per bene.
Invece di volare come una forsennata, ritento il trucco dell’ultima volta con le porte.
Prendo la prima porta in metallo che trovo nel vicolo e che sembra appartenere al retro di un bar come da film americani. Da lì esce un ragazzo con una borsa da palestra che mi ignora totalmente andandosene via. Io afferro la maniglia una volta che la porta si è richiusa e dico fra me “Quando la aprirò, dall’altra parte troverò Oniria”.
La apro ma dall’altra parte trovo di nuovo la piazza affollata come se la porta avesse semplicemente tolto il palazzo che c’è di mezzo.
Richiudo la porta e mi concentro riportando alla mente il ricordo del luogo che voglio. Mi serve un’isola, mi serve Oniria con i suoi giardini e il suo borgo medievaleggiante.
Apro di nuovo la porta verso di me, ma stavolta lentamente e stando attenta a mettermi di lato in modo da non vedere subito dall’altra parte.
Dallo spiraglio vedo una siepe verde ed alta, un cielo azzurro e sento il rumore di onde.
Rimango con il fiato sospeso mentre finalmente mi decido ad allargare la mia visuale verso l’interno della porta e poi passare il varco.
Entro e mi ritrovo sopra un’isola dall’altra parte.
Su degli scogli ci sono una bambina dai capelli biondi lunghi, una decina d'anni e vestita con un giubbetto rosa, e suo padre di giovane aspetto, moro e dalla barba appena accennata. I due giocano fra gli scogli e la bambina addita un piccolo animale che volteggia vicino a loro grande come un uccello. La bambina dice <<Guarda papà, un drago!>> ed in effetti è un piccolo draghetto marroncino che si libra nell’aria finché non si posa a terra e solo allora diventa uccello. Finalmente sento di avercela fatta.
Appena passata dall’altra parte mi metto a correre balzando fra gli scogli come una forsennata per la contentezza. Questo posto è così giusto nella sua particolarità, come se non potesse essere altrimenti. Ma deve ancora arrivare la prova finale, così mi volto verso l’entroterra e santo cielo sì! C’è anche il vialone delimitato dalle siepi verdi, anche se sono molto più basse di come dovrebbero. Il vialone percorre tutta l’isola praticamente tagliandola a metà e dividendosi in diverse piazzette due circolari e una quadrata in mezzo prima di arrivare al nucelo della città proprio al centro dell’isola che è Oniria.
Comincio a percorrere il viale che mi accorgo essere lastricato in strani ciottoli color sabbia e se la prima piazza era di proporzioni normali, le altre due di seguito sono piccolissime che a malapena ci passo. E’ strano ma è come se la mia prospettiva non si fosse aggiustata: da lontano sembravano grandi mentre a mano a mano con l’avvicinarmi sono rimaste piccole senza ampliarsi di conseguenza allo spazio percorso.
Arrivo a quella che dovrebbe essere la città e trovo delle mura di pietra marroncina alla mia sinistra, provvista di una torre anche questa medievaleggiante ma con un tetto dalle forme tipicamente nord europee a cono. In realtà il vialone che percorro dovrebbe passare nel bel mezzo della città, ma va beh, sono dettagli innocui che potrò risistemare tranquillamente anche più tardi. Continuo la mia avanzata percorrendo il vialone verso un edificio che si sviluppa ai due lati della strada e che collega le sue due parti con una piattaforma dorata sospesa come un ponte. Non c’era la prima volta che sono venuta qui. Al mio avvicinarmi però l’edificio prende letteralmente vita smontando il suo ponte e allontanandosi, metà da una parte e metà dalla parte opposta, come se vivesse di vita propria messo in movimento da giganteschi ingranaggi dorati appena visibili sotto le sue mura.
Una nozione del sogno mi dice che questo edificio è una specie di scuola per sognatori lucidi dove si impara il controllo, ma ciò che mi incuriosisce è come tutto sembra poco statico in questo luogo.
Continuando il mio percorso sul viale diretto verso un'architettura che sembra essere un palazzo antico e sfarzoso mi accorgo che c’è qualcosa che non va: c’è sì un palazzo che tra l’altro non c’era l’ultima volta, ma cosa ben peggiore manca l’altopiano in roccia mentre al suo posto c’è un gigantesco muro di cemento armato totalmente incongruente con il resto. Immaginatevi di prendere una montagna e poi di fare un muro grigio delle stesse dimensioni al suo posto…ecco, l’effetto cazzotto in un occhio è esattamente questo. La mia bellissima isola circondata da un mare azzurro, piena di verde e di belle architetture è per metà racchiusa da un muro cementato. Arrivando all’ombra del palazzo che sta leggermente più in alto del resto della città, decido di utilizzare la stessa tecnica che ho utilizzato per trovare Oniria: mi metto in un angolo per cui la mia intera visuale sia occupata dall’edificio e poi cerco di avere un’immagine nitida di quello che voglio trovare.
Quando mi sposto dalla visuale parziale e la allargo, l’altopiano di roccia rossa si è creato fin molto al di sopra del palazzo ed è gigantesco. Sono piena di soddisfazione, però purtroppo è rimasto anche il muro di cemento dietro. Volo fino in cima all’altopiano e guardo il muro da vicino. Fra la parete di roccia rossa che delimita la parte dell’isola e il muro in cemento che cade a strapiombo dritto dentro il mare noto che c’è dello spazio, non sono attaccati. Allora mi viene in mente una cosa assurda: per togliere il muro avrei semplicemente allontanato l’isola. Sì, spostare un’intera isola con la forza è un’idea folle ma per fortuna io lo sono abbastanza.
Mi infilo tra la fessura delle due superfici verticali e comincio a spingere facendo leva con le gambe sul muro e con le braccia sulla parete di roccia. Sento muoversi l’isola con un rombo di massi rotti, dapprima lentamente, poi sempre più facilmente scivola via. La mia spinta la fa surfare sull’acqua e quando ormai ha preso velocità e sono abbastanza lontana dal muro in cemento, salgo sopra l’altopiano dell’isola errante e apro le braccia al cielo sentendomi come un capitano sulla sua nave.
Qui però c’è un cedimento del sogno. C’è un piccolo calo di lucidità e mi ritrovo dentro una stanza in cui c’è mia sorella che ha in mano una sedia mezza rotta con il coprischienale e il sedile di una pelle color rosso bordeaux. Le gambe di legno scuro della sedia poggiano su un pavimento con piastrelle color celestino. Qualcosa mi dice che la sedia e l’isola di Oniria sono la stessa cosa.
Mia sorella mi dice <<E adesso come farai con le proporzioni? Dovrai rimpicciolirti per tornare lì>> e mi mostra un buco sul sedile della sedia da cui esce la gommapiuma di imbottitura. Mi dice che potrei rimpicciolirmi a tal punto da entrare in quel buco che una nozione del sogno mi dice dovrebbe in realtà simulare una grotta.
Cerco di togliermi dalla mente questa visione e riportare invece la concentrazione all’ambiente dell’isola. Chiudo gli occhi e quando li riapro sono tornata sopra di essa, lucida.
Sono nel palazzo signorile che è stato ricavato all’interno della parete rocciosa rossa e al di sotto riesco a vedere tutta la città perché sono proprio nel terrazzo belvedere che si apre sul portone principale. In lontananza vedo le onde che l’isola provoca con il suo scivolare sopra l’acqua e capisco che stiamo ancora in movimento.
Attorno a me ci sono tantissime persone, altri sognatori credo, ma non trovo nessuno di conosciuto né ho il tempo di cercarlo con lo sguardo. Mi stanno festeggiando e mi accorgo di avere indosso un vestito ottocentesco rosso bordeaux dello stesso colore di cui era la sedia. Una delle persone presenti è un uomo sulla quarantina con una barba lunga un po' brizzolata e che ha un cilindro scuro in testa abbinato ad un tipico smoking addosso. Lui dice qualcosa di formale diretto al pubblico e tiene in mano delle gigantesche chiavi che simboleggiano le chiavi della città. Me le consegna ed io le guardo passandomele fra le mani: sono chiavi enormi per serrature gigantesche e dalle forme e i colori più disparati. Ne ricordo benissimo una che mi ha colpita, di colore verde scuro metallizzato con la forma di lucertola e con qua e là qualche gemma incastonata. Faccio una battuta sul cosa diavolo dovrei farmene io di queste, ma ormai la lucidità, già bassa dopo aver allontanato l’isola dal muro, non è più buona come prima
. La scena sfuma in bianco. Cerco di aggrapparmi ancora al sogno ma il bianco diventa nero e sono già sveglia.
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Re: Seconda stella a destra: diario della terra che non c'è

Messaggioda EternalDreamer94 » 13/11/2016, 2:58

Ciao, scusa se ti rispondo solo adesso ma ho avuto un settimana piena!

Cavoli Alre! Quando hai detto di aver fatto un sogno a Oniria mi immaginavo un sogno lungo giusto 9-10 righe, invece questo è un signor Lucido, complimenti! :o : Thumbup :
Vedo che alla fine sei riuscita a trovare il titolo per il tuo diario, non è neanche male, richiama un po' quella piacevole calma che aleggia nella maggior parte tuoi lucidi, ora però resta da chiarire solo se la seconda stella a destra è Alrescha A o Alrescha B : Chessygrin :
Alrescha ha scritto:sentendomi come un capitano sulla sua nave.

A Sonme non piace questo elemento! :x :D
Alrescha ha scritto:Attorno a me ci sono tantissime persone, altri sognatori credo, ma non trovo nessuno di conosciuto né ho il tempo di cercarlo con lo sguardo. Mi stanno festeggiando e mi accorgo di avere indosso un vestito ottocentesco rosso bordeaux dello stesso colore di cui era la sedia. Una delle persone presenti è un uomo sulla quarantina con una barba lunga un po' brizzolata e che ha un cilindro scuro in testa abbinato ad un tipico smoking addosso. Lui dice qualcosa di formale diretto al pubblico e tiene in mano delle gigantesche chiavi che simboleggiano le chiavi della città. Me le consegna ed io le guardo passandomele fra le mani: sono chiavi enormi per serrature gigantesche e dalle forme e i colori più disparati.

Guarda, solo per l'impegno che ci hai messo le chiavi di Oniria te le avrei date anch'io! : Wink :
Amo questo Forum!

"Dunque... tu saresti il Guerriero Dragone!"
"Ehm..."
"Sbagliato! Tu non sei il Guerriero Dragone! Non sarai mai il Guerriero Dragone!"


Ti interessano i miei sogni?: LUCIDI, COMUNI, A ONIRIA
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